Ablazione ventricolare cardiaca, cos’è e a cosa serve

L’ablazione del cuore, nota anche come ablazione ventricolare o ablazione delle tachicardie ventricolari, è un’operazione che consente di risolvere alcune condizioni di aritmia cardiaca. 

Di solito si pensa a questo tipo di intervento chirurgico nel momento in cui l’aritmia risulta invalidante e non può essere risolta con soluzioni meno invasive come la cura farmacologica. L’ablazione ventricolare viene considerata un’operazione non troppo invadente ma resta comunque una soluzione da valutare sempre con attenzione.

Cos’è l’ablazione cardiaca e in cosa consiste

L’ablazione cardiaca, a volte definita transcatetere, è un intervento chirurgico che tende a gestire dei cateteri – tubicini di plastica flessibili con delle estremità dotate di strumenti per intervenire sui tessuti – inseriti a livello giugulare o femorale e guidati fino al cuore. 

In questa fase si procede con l’ablazione che tende a cicatrizzare un’area con il calore o il freddo che viene trasmesso attraverso gli strumenti inseriti con il contributo di apposite sedazioni. In casi molto rari l’ablazione viene eseguita durante operazioni chirurgiche.

Come avviene l’operazione

L’ablazione con catetere può essere conclusa in un numero di ore (circa 1 o 2) che varia in base all’entità. Si riproduce il ritmo cardiaco dell’aritmia per individuare la fonte, l’area in cui si sviluppa il problema. Individuata la zona, viene eliminata con una fonte di calore o di freddo intenso (crio-ablazione) e si tenta di riprodurre l’aritmia per verificare se si presenta.

Questo tipo di ablazione cardiaca non è pericolosa e neanche dolorosa. Tendenzialmente i pazienti non registrano grandi fastidi durante l’esecuzione per eliminare gli impulsi elettrici che provocano l’aritmia. I rischi dell’operazione, seppur presenti, sono ridotti al minimo.

Perché si decide per quest’operazione

L’ablazione ventricolare è un’operazione che viene presa in considerazione per quelle aritmie del cuore che non possono essere gestite solo con l’assunzione dei farmaci. Questo tipo di disturbo è particolarmente fastidioso quando raggiunge condizioni croniche, infatti tra i principali sintomi troviamo palpitazioni, vertigini, svenimenti e mancanza di respiro. Inoltre:

“Atrial fibrillation is a common cause of stroke. Having atrial fibrillation means your risk of stroke is 5 times higher than for someone whose heart rhythm is normal. Certain types of arrhythmia occur in people with severe heart conditions, and can cause sudden cardiac death”.

Come suggerisce www.nhs.uk, la fibrillazione atriale – il tipo più comune di aritmia, in cui il cuore batte in modo irregolare e più veloce del normale – è una causa comune di ictus.

Il Policlinico Gemelli sottolinea che possiamo individuare delle scelte preferite per intervenire con quest’operazione. Nello specifico si tende a procedere quando si presenta:

“Tachicardia da rientro nel nodo atrioventricolare e da via accessoria, sindrome di Wolff-Parkinson-White, tachicardia incessante con riduzione della contrattilità cardiaca. 

In sintesi, avere la fibrillazione atriale significa che il rischio di ictus è 5 volte superiore rispetto a una persona il cui ritmo cardiaco è normale. Alcuni tipi di aritmie si verificano in pazienti con gravi condizioni cardiache e possono causare morte cardiaca improvvisa. Quindi, appare logico intervenire nel modo più efficace possibile per evitare complicazioni.

Quali sono i risultati dell’operazione?

Nella maggior parte dei casi i pazienti registrano un miglioramento delle proprie condizioni di vita e la scomparsa delle condizioni di aritmia, se dovessero ritornare i segnali di malessere si può tentare una nuova ablazione o magari una cura farmacologica associata. 

Come suggerisce msdmanuals.com, il successo è superiore al 90% per le tachicardie sopraventricolare da rientro, atriale focale, flutter atriale, e ventricolari focali idiopatiche.

L’ablazione del cuore fa male? Ha dei rischi?

Uno dei grandi dubbi di chi si sottopone all’ablazione del cuore: sentirò fastidio? Fa male? L’ablazione è un’operazione mini-invasiva. Quindi, di solito, è necessario effettuare una sedazione per tranquillizzare il paziente e un’anestesia locale per le zone di accesso. 

Il fastidio può essere avvertito durante l’inserimento delle cannule e del liquido di contrasto, ma anche quando si attivano le fonti di energia per effettuare l’ablazione. In ogni caso chi si sottopone a questo intervento viene messo in una condizione di sofferenza minima. Secondo stanfordhealthcare.org/medical-treatment, inoltre, possono esserci:

“Bleeding, infection, and/or pain where the catheter was inserted, blood clots (rare), which can travel to the lungs or brain and cause stroke, damage to blood vessels caused by the catheter, damage to the heart’s electrical system (…).

Si passa da sanguinamento, infezione e dolore nel punto in cui è stato inserito il catetere ai coaguli di sangue che possono raggiungere i polmoni o il cervello e causare ictus, senza dimenticare danni ai vasi sanguigni causati dal catetere e al sistema elettrico del cuore.

C’è da aggiungere, però, che i casi più gravi sono estremamente rari e possono essere anticipati grazie a una buona analisi preliminare. I pazienti vengono sottoposti a una serie di test, tra cui un esame del sangue e un elettrocardiogramma. Nelle fasi successive all’operazione avviene monitoraggio delle condizioni e si consiglia di valutare con il medico come e quando ritornare alla vita quotidiana e a effettuare sforzi per il cuore.