Ageing e percezione del tempo

Secondo articolo della rubrica che propone una serie di estratti dal libro “Senior – L’arte del saper invecchiare“, di Luciano Peirone ed Elena Gerardi. Qui è possibile leggere tutti gli estratti
Il libro è disponibile gratuitamente in versione PDF cliccando qui, mentre è possibile visitare il sito internet dedicato al libro a questo indirizzo:  https://www.senior-lartedelsaperinvecchiare.it

Il non-tempo della ri-nascita

copertina del libro Senior - L'arte di saper invecchiare
La copertina del libro

Al giorno d’oggi e nella parte sviluppata del pianeta gli individui “aged” esperiscono – con maggiore o minore consapevolezza – una trasformazione nel sentire lo scorrere del tempo; detto in altro modo, emerge sempre più il soggettivo “senso del tempo”.

     Una volta chiuso il capitolo “lavoro” tipico della seconda età, a volte violentemente catapultati e altre volte morbidamente scivolati nella terza età, ci si può ritrovare “con le mani in mano”. A far niente? Oppure a far qualcosa? Qualcosa come prima? Qualcosa di nuovo? Qualcosa per se stessi? Qualcosa per gli altri?

     Tante sono le domande che derivano da questo “nuovo tempo”.

     Il tempo rimanda al “quando”. Ma che significa il “quando” nella nuova veste assunta dalla terza età? È innegabile: scorrendo la vita si fa strada la Zeitdeutung, implicante la pluralistica visione della temporalità.

     Lo spartiacque fra seconda e terza età, fra “tempo del lavoro” e “tempo di cosa?” incide profondamente la personalità, crea un solco nell’esistenza, pone la psiche innanzi a più percorsi: continuare? fermarsi? ripartire? andare dove? Persino nell’individuo più semplice e non istruito si insinuano psicologicamente (pur restando sconosciuti, in tutto o in parte, al portatore) i grandi temi studiati dall’alta filosofia: l’Essere si confronta con il Tempo (basti citare Martin Heidegger) e con il Nulla (basti citare Jean-Paul Sartre). Che se ne renda conto o meno, nessuno può sottrarsi a questi problemi, ruotanti attorno all’eterno problema della ricerca dell’Identità.

     Chi vive l’attuale favorevole terza età gode di un privilegio raro: il tempo libero, teoricamente del tutto libero (e liberato). Questa condizione determina un “arresto mentale” nel movimento di lancette e numeri. Cessato il “peso” di dover essere scolari/studenti oppure lavoratori si determina una sospensione: sono possibili, anzi probabili, una nuova percezione e una differente attenzione, che non di rado portano a dimenticarsi di infilare l’orologio al polso o scordarsi di avere un appuntamento (per l’appunto: un impegno, un dovere!).

     Questa libertà porta al fondamentale vissuto “Il mio tempo adesso è autenticamente e finalmente ‘mio’, per cui posso farne ciò che voglio”. Peraltro questo significato di esistenza e appartenenza/proprietà può rovesciarsi nel suo opposto, per cui, paradossalmente e soprattutto a livello di consapevolezza subliminale, si apre il ventaglio delle interpretazioni: il tempo esiste, il tempo non esiste… il tempo si relativizza…

     E ancora, a seconda dei punti di vista e dei vissuti esistenziali: è un tempo che si contorce, diventando contratto/accorciato oppure dilatato/allungato.

     In una età (la terza) nella quale il quantitativo chrónos, il tempo cronologico e sequenziale, può venire diminuito o addirittura azzerato, bisogna – cogliendo il qualitativo kairós, il tempo giusto e opportuno – saper sfruttare l’occasione fornita dalla longevità (da cui lunga vita: quantità) allo scopo di migliorare l’esistere (da cui ben-essere: qualità).

     Sia ben chiaro: non è scontato che ciò avvenga, ma proprio il suo non essere necessario spinge delicatamente l’essere umano a “darsi da fare”, a compiere quello “sforzo” (in verità neanche tanto gravoso) per cui la cultura “vince” sulla biologia, la psiche “vince” sul soma, la mente “vince” sul corpo.

     Pertanto: nella terza età il miglioramento non è obbligatorio, ma è possibile (e anche probabile). Ovviamente, mettendoci una scintilla, mettendoci il “soffio vitale”: letteralmente, la “psiche”.

     Migliorare significa cambiare, crescere, nascere a nuova vita. Nella terza età si può “nascere di nuovo” (e, come si dice, “rimettersi a nuovo”).

     Bisogna ri-nascere, non fisiologicamente ma psicologicamente, nascere con creatività, cogliendo l’attimo (che attimo non è!), addirittura precorrendo tale attimo/fase con una lenta e lunga preparazione che affondi le proprie radici nel tempo anteriore (seconda e prima età).

Kairós e Chrónos

Come si è visto, si hanno queste due concezioni del tempo: esse divergono fra loro ma anche si rapportano l’una con l’altra. Si potrebbe sintetizzare nel modo seguente: da un lato l’evento (e i singoli eventi), dall’altro lato la successione degli eventi.

     In particolare, il tempo inteso quale kairós comporta: fare il giusto al momento giusto, fare il giusto a tempo debito, fare il giusto al momento opportuno.

     In funzione del tema dell’AHA (Active & Healthy Ageing), per avere un giusto terzo periodo della vita, ogni periodo/fase e persino ogni istante sono giusti: qualsiasi momento del life span (il numerico intervallo di vita) può (e dovrebbe!) venire utilizzato al suddetto scopo. Ne consegue che anche in questo senso il tempo cronologico viene “bypassato”, per cui è come se non esistesse.

Il tempo come prevenzione

Quando dar vita all’AHA? Quando “metterlo” in cantiere?

     Sicuramente durante la terza età. Meglio: quando si può. Meglio ancora: da sempre, sin dall’inizio, in modo ottimale durante la prima età, in ogni caso attraverso la consapevolezza che “il prima possibile” costituisce “il tempo più giusto”, “il tempo migliore”. Non per nulla recita il famoso proverbio: “Chi ha tempo non aspetti tempo”.

     E allora: “pre-venire”, anticipare i tempi. Fare le cose (al limite non importa quali e come) ma sicuramente “arrivare prima”, e quindi “partire prima”, avendo in tal modo l’opportunità di prevenire le cose negative, l’occasione per evitare (anche a grande distanza di tempo, con largo anticipo) il disagio, il malessere, la malattia, la decadenza spesso intrinseca all’età in qualche senso “avanzata”.

Bibliografia

Cesa-Bianchi, M., Cristini, C., Fulcheri, M., & Peirone, L. (Eds.) (2014). Vivere e valorizzare il tempo. Invecchiare con creatività e coraggio. Torino: Premedia Publishing.

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