Batteriofagi e antibiotico-resistenza, relazioni e novità

La resistenza agli antibiotici è una condizione conosciuta sin dai primi anni ’50 del secolo scorso: sin da allora, studiando un particolare batterio, si scoprì un ceppo resistente a 5 diversi antibiotici. In meno di un decennio questa resistenza era trasferibile da un batterio ad un altro per via genica.
E questo era un problema.

Per correre ai ripari negli anni si è lavorato sull’informazione, ossia su una somministrazione attenta e consapevole degli antibiotici soltanto verso le malattie derivanti dai batteri; al contempo la scienza ha lavorato a delle possibili soluzioni al problema.

Ecco quindi la connessione tra l’antibiotico-resistenza e l’utilizzo dei batteriofagi, virus dedicati alla caccia ai batteri per curare il corpo umano.

Da un lato abbiamo un’infezione che non reagisce come vogliamo alle cure; dall’altro dei virus. Che, a differenza di quelli che usano le cellule del corpo umano per riprodursi, sfruttano quelle dell’infezione, debellando quindi i batteri e aiutando l’organismo a sconfiggerla.

Sembra un quadro perfetto, un equilibrio puramente teorico. Invece è proprio questa la soluzione adottata per far fronte al tema dell’antibiotico-resistenza. Vuoi approfondire l’argomento? Ecco qualche approfondimento concreto su questa frontiera della medicina.

Cos’è l’antibiotico-resistenza e cosa significa

Con questo termine intendiamo la capacità di alcune malattie (causate da batteri) nel resistere all’azione degli antibiotici. Ovvero i medicinali in grado di lavorare proprio sul fronte per prevenire e sconfiggere le infezioni, con relativa proliferazione nell’organismo. Non si tratta di un’eventualità così rara, ecco qualche numero preso dal sito web cdc.gov:

“More than 2.8 million antibiotic-resistant infections occur in the U.S. each year. More than 35,000 people die as a result, according to CDC’s 2019 Antibiotic Resistance (AR) Threats Report”.

Ogni anno, negli USA si verificano più di 2,8 milioni di infezioni resistenti agli antibiotici. E muoiono oltre 35.000 persone nell’arco di 12 mesi a causa di questa condizione in cui germi come batteri e funghi sviluppano la capacità di sconfiggere i farmaci progettati per ucciderli. 

In alcuni casi è possibile optare per soluzioni alternative, in estremo si punta a trapianti di organi compromessi. Ma spesso queste infezioni non hanno opzioni di trattamento.

Perché si sviluppa l’antibiotico-resistenza?

Il fenomeno può essere innato o acquisito. Ovvero, ci possono essere batteri che resistono per loro natura agli antibiotici e altri che si adeguano e non reagiscono alle cure. 

Come sottolinea anche il sito dell’ISS, l’Istituto Superiore di Sanità, alcuni batteri sviluppano una buona resistenza a un antibiotico come naturale processo evolutivo. C’è da aggiungere, però, che tutto si velocizza a causa degli usi eccessivi e sbagliati che si fanno delle cure antibiotiche

Ciò avviene, sempre secondo l’ISS, quando ad esempio si assumono alcuni antibiotici per un semplice raffreddore. Il Center of Disease Control and prevention ricorda questo:

“Antibiotics and antifungals kill some germs that cause infections, but they also kill helpful germs that protect our body from infection. The antibiotic-resistant germs survive and multiply. These surviving germs have resistance traits in their DNA that can spread to other germs”.

Gli antibiotici e gli antimicotici eliminano i germi che causano infezioni ma anche quelli che proteggono il nostro corpo. I batteri resistenti agli antibiotici sopravvivono e si moltiplicano perché hanno tratti di DNA che permettono di resistere alle cure. Ciò che non mi uccide mi rende più forte, è proprio questo il principio che regola il processo che analizziamo.

Una possibile soluzione: i batteriofagi

Siamo abituati a considerare i virus con una prospettiva vincolata: quella della minaccia. In realtà questi organismi sono vincolati, ovvero devono per forza invadere delle cellule per replicarsi e alcuni tipi lo fanno sfruttando quelle dei batteri. Ecco il concetto:

“Bacteriophages are organisms that are ubiquitous in the environment with the ability to infect and kill bacterial hosts. Bacteriophage therapy using a cocktail of multiple phage isolates has been recently successfully used for the treatment of resistant bacterial infections including multidrug-resistant nontuberculous mycobacterial infections in conjunction with traditional antibiotic therapy”.

I batteriofagi sono organismi nell’ambiente che riescono a uccidere gli ospiti indesiderati. La terapia che si appoggia a questa condizione è stata utilizzata con successo per il trattamento di infezioni micobatteriche multiresistenti insieme alla terapia tradizionale

Ultime notizie sul fronte della ricerca

In questi giorni è stata pubblicata una ricerca della National Jewish Health che ha utilizzato con successo virus che uccidono i batteri per curare un’infezione polmonare micobatterica resistente agli antibiotici, dando speranza a un paziente con fibrosi cistica in attesa di un trapianto di polmone. L’uso dei fagi – altro nome utilizzato per intendere i batteriofagi – ha consentito il trattamento di un’infezione polmonare da Mycobacterium abscessus.

“Per anni abbiamo tentato senza successo di eliminare l’infezione da micobatteri con una varietà di antibiotici”ha affermato Jerry Nick, autore principale dello studio e direttore del programma per la fibrosi cistica adulta presso la National Jewish Health – “ma quando abbiamo usato i nemici naturali dei batteri, siamo stati in grado di eliminare l’infezione”.

Un’infezione che è stata particolarmente difficile da debellare. D’altro canto la Mycobacterium abscessus è un’infezione aggressiva e impegnativa. Le combinazioni di più antibiotici, con un trattamento che si estende per un anno o più, spesso non hanno successo. Fortunatamente l’antibiotico-resistenza ha avuto la peggio con la batteriofagia.

I batteriofagi sono la soluzione definitiva?

Ovviamente no, c’è ancora tanto lavoro da seguire e sviluppare. L’uso diffuso della terapia, ricorda l’articolo di nature.com, è limitato da sfide logistiche e normative difficili da affrontare. Ma c’è anche un altro scoglio difficile da valutare: lo sviluppo di una resistenza batterica, magari di  anticorpi neutralizzanti, che possono ridurre la risposta dell’ospite al batteriofago.

In sintesi, il batterio resiste all’azione del virus e lo rende inoffensivo. I test da eseguire si moltiplicano e le prove da mettere in campo sono ancora tante. Ma i risultati sono incoraggianti. Per questo la ricerca medica su antibiotico-resistenza e batteriofagi continua.