photo by depositphotos.com

L’aspartame è cancerogeno? Quale relazione con il cancro?

Negli ultimi tempi si parla molto della relazione tra aspartame e possibili rischi per la salute. Nello specifico, si teme che questo edulcorante sia cancerogeno per l’uomo.

In realtà questa discussione sull’aspartame non è nuova: già nel 2005 era emerso il problema grazie anche a studi americani e italiani come, nello specifico, quello della Fondazione Europea di oncologia e scienze ambientali Bernardino Ramazzini di Bologna. 

In questi tempi, però, si torna a puntare l’attenzione sui possibili rischi legati all’assunzione di questo sostituto dello zucchero. Cosa sappiamo esattamente? Possiamo raggiungere una definizione chiara dei rischi o si tratta? Analizziamo insieme il tema per approfondire.

Cos’è l’aspartame, una definizione

Prima di valutare i rischi è giusto dare una spiegazione dell’argomento. L’aspartame è un edulcorante scoperto dal chimico James Schlatter nel 1965. Si tratta di un sostituto dello zucchero a basso valore calorico e con una potenza dolcificante 200 volte superiore.

Lo riconosci dalla sua forma, bianca e inodore. Sappiamo che la sua approvazione è avvenuta nel 1981 dopo il via libera della la Food and Drug Administration statunitense (FDA). In Europa è approvato l’uso alimentare di questo edulcorante, ampiamente testato da anni, anche se l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare tiene a precisare che sta effettuando nuove analisi sul sale di aspartame-acesulfame (E 962) e il neotame (E 961).

Dove si trova l’aspartame?

In primo luogo lo puoi trovare in tutti i prodotti dietetici. Come sostituto dello zucchero a basso valore calorico, l’aspartame può essere registrato in gomme da masticare, caramelle, yogurt e bibite. Viene inoltre utilizzato anche come dolcificante da tavola e in compresse da aggiungere al caffè. La sua presenza deve essere sempre indicata nelle etichette degli ingredienti.

C’è rischio di tumori collegato all’aspartame?

La storia dell’aspartame è costellata da dubbi, conferme e smentite. Come già citato, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) si è espressa più volte a favore dell’uso di questa sostanza per gli alimenti come bibite senza zuccheri e caramelle diet.

Questo nonostante siano sempre in arrivo nuove analisi per verificare i risultati. Uno dei test che ha sollevato gli ultimi dubbi è quello dello IARC, che classifica l’aspartame come possibilmente cancerogeno per l’uomo, inserendo questa sostanza nel Gruppo 2B, quello successivo agli alimenti non classificabili come cancerogeni per l’uomo (Gruppo 3).

Lo IARC – agenzia internazionale per la ricerca sul cancro – è un ente dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). L’agenzia, con sede a Lione, in base ai risultati degli studi scientifici stila la classifica di ciò che può provocare il cancro.

Le sostanze (lista aggiornata al 20/04/2023) possono essere classificate in uno di quattro gruppi:

  • il gruppo 1 contiene 126 agenti che sono carcinogeni umani certi;
  • il gruppo 2A comprende 94 agenti che sono carcinogeni probabili per gli esseri umani;
  • il gruppo 2B riunisce 322 sostanze che sono possibili carcinogeni umani;
  • il gruppo 3 comprende 500 sostanze non ancora classificabili come carcinogene.

In questo frangente, lo scopo è quello di comprendere in che misura l’aspartame può diventare un pericolo nel campo alimentare. Un gruppo di lavoro composto da 25 studiosi provenienti da 12 paesi si è riunito presso l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro a Lione e ha raggiunto questa conclusione fondamentale:

“IARC classified aspartame as possibly carcinogenic to humans (Group 2B) on the basis of limited evidence for cancer in humans (specifically, for hepatocellular carcinoma, which is a type of liver cancer). There was also limited evidence for cancer in experimental animals and limited evidence related to the possible mechanisms for causing cancer”.

La IARC – Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro – ha classificato il dolcificante noto con il nome “aspartame” come possibilmente cancerogeno sulla base di prove limitate. Questo, in particolare, per il carcinoma epatocellulare che è un tipo di cancro al fegato.

Esistono dei livelli di sicurezza per l’assunzione?

Tutte queste riflessioni che riguardano la potenziale pericolosità dell’aspartame hanno ben diritto di essere accolte dal pubblico che può decidere di mettersi in guardia. Ma bisogna anche considerare delle indicazioni importanti che arrivano dalle fonti ufficiali. Ovvero?

Nel comunicato stampa appena citato, si registra che esistono delle dosi di assunzione che non provocano danni all’uomo. Nello specifico, si è espresso il Joint Fao/Who Expert Committee on Food Additives (JECFA). Il comitato scientifico internazionale di esperti amministrato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e dall’OMS ha concluso che i dati presi in considerazione da queste ulteriori analisi non rappresentano motivi sufficienti per modificare la dose giornaliera accettabile.

Vale a dire 40 milligrammi di aspartame per chilogrammi di peso corporeo. Il comitato scientifico ha ribadito che è sicuro, per un umano, consumare aspartame nei limiti stabiliti.

Dobbiamo limitare l’uso di aspartame?

Con una bibita dietetica abbiamo circa 200 o 300 mg di aspartame. Un adulto di 70 kg dovrebbe consumare più di 9/14 lattine al giorno per superare la dose massima. Senza assumerne altre fonti. Ma cosa significa tutto questo? La risposta la troviamo nelle parole di Francesco Branca, direttore della nutrizione e della sicurezza alimentare dell’OMS:

“Non stiamo consigliando alle aziende di ritirare i prodotti, né stiamo consigliando ai consumatori di smettere del tutto di consumarli (…) Il problema è per i grandi consumatori. Chi beve una bibita ogni tanto non dovrebbe preoccuparsi”.

Questa è la condizione attuale: non ci sono allarmismi ma segnali di cautela. Per qualsiasi chiarimento è sempre consigliabile prendere in considerazione un consulto dal proprio medico di riferimento per avere delle informazioni precise sui livelli di attenzione.