Aterosclerosi: una crono-storia (lipidica)

Prof. Enzo Manzato

Il paziente (ma talora anche il medico) ritiene scontate terapie e procedure che la attuale medicina mette a disposizione e non si rende conto che quello che è disponibile oggi è il frutto di un lungo processo di sviluppo. La medicina sfrutta i risultati scientifici di ricerche che hanno richiesto anni di lavoro e oggi la dimostrazione di efficacia di una terapia diviene sempre più difficile (e costosa). Nell’ambito delle malattie cardiovascolari provocate dalla aterosclerosi siamo arrivati ad avere numerose terapie di dimostrata efficacia sia nella prevenzione primaria che nel trattamento e nella prevenzione secondaria.

A ricordarci il processo di sviluppo di queste terapie è un breve articolo che riassume la storia della aterosclerosi dal suo inizio (ai tempi delle mummie egiziane) ai giorni nostri.
Durante questo lunghissimo periodo si può ritenere che la nostra storia inizi sul finire del 1700 con la descrizione della angina pectoris e con il collegamento di questa malattia alle lesioni aterosclerotiche.
Nel 1815 viene identificato (nei calcoli della colecisti) il colesterolo.
Solo sul finire del 1800 la ricerca di base inizia a descrivere le placche aterosclerotiche con i suoi contenuti infiammatori e trombotici.
Il 1900 è ricco di importanti progressi, perché nella prima metà di questo secolo si attribuisce all’aterosclerosi la causa dell’infarto miocardico, si identifica il colesterolo nelle placche aterosclerotiche e si descrive anche l’ipercolesterolemia familiare.

Nella seconda metà del 1900 i progressi si fanno sempre più rapidi e la ricerca di base si unisce alla ricerca clinica nel portare indubbi benefici ai pazienti. A partire dagli anni ’50 arrivano i risultati di studi fondamentali per la comprensione dei fattori di rischio di aterosclerosi, emerge tra tutti questi studi epidemiologici quello di Framingham, che manterrà nel tempo un indubbio valore di riferimento.

Una tappa fondamentale arriva poi con la descrizione del recettore delle LDL e con la quasi contemporanea individuazione della statina come farmaco capace di ridurre non solo la sintesi cellulare del colesterolo ma anche la concentrazione del colesterolo nel sangue, premessa di importanti sviluppi in ambito di prevenzione cardiovascolare. Sono anche gli anni della messa a punto di tecniche più o meno invasive utili per il ripristino del flusso arterioso nelle arterie danneggiate dalla aterosclerosi.
Ma è sul finire del 1900 che gli studi di prevenzione con le statine (primo fra questi il 4S) aprono nuovi scenari in termini di prevenzione cardiovascolare. Questo è anche il momento del fiorire delle linee guida che pongono con sempre maggiore forza la riduzione del colesterolo tra i provvedimenti efficaci nel prevenire la aterosclerosi, ridurne la progressione ed anche favorirne la regressione.
Nei primi 20 anni del secolo attuale arrivano nuovi strumenti con l’inibitore dell’assorbimento intestinale del colesterolo e con gli anticorpi anti-PCSK9.

Questo sommario storico porta a concludere che il futuro sarà certo ricco di importanti novità e che queste arriveranno molto più rapidamente di quanto non ci si aspetti. La applicazione pratica dei risultati della ricerca scientifica richiede sempre un certo tempo durante il quale il medico è chiamato ad aggiornarsi e ad aggiornare la sua condotta terapeutica. Quanto più rapido sarà il processo di aggiornamento tanto maggiori e tempestivi saranno i benefici che i pazienti riceveranno. Ripercorrere questa storia potrebbe essere uno stimolo a mantenere il passo con i tempi.

Per chi volesse conoscere i dettagli di questa storia: Libby P. The biology of atherosclerosis comes full circle: lessons for conquering cardiovascular disease. Nature Reviews, Cardiology 18, 683, 2021.