Tutti gli articoli di Claudio Ferri

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Direttore Scientifico .cuore - Professore Ordinario di Medicina Interna, Università dell'Aquila - Membro del Board Scientifico SISMED

Lo studio Clear Harmony OLE

Il Dott. Claudio Ferri esamina gli “studi estesi in aperto” come forme di sperimentazione clinica che offrono ai pazienti l’accesso continuato a trattamenti benefici già testati. Sebbene presentino limiti, forniscono preziose informazioni a lungo termine, avvicinando la sperimentazione clinica alla pratica quotidiana. Viene esaminato il caso specifico del CLEAR Harmony, evidenziando i benefici a lungo termine e la conferma dell’efficacia e sicurezza di acido bempedoico.

Sulla sicurezza e sulla tollerabilità dell’acido bempedoico 

A differenza delle statine, l’acido bempedoico non ha effetti sui muscoli ma riduce efficacemente i livelli dia colesterolo LDL. Per lo più ben tollerato, può causare un leggero aumento dei livelli di acido urico e creatinina, con casi non frequenti di gotta sintomatica. In particolare, l’acido bempedoico offre anche una protezione del metabolismo degli zuccheri, a differenza delle statine.

L’importanza di avere un farmaco efficace e maneggevole nel trattamento orale della dislipidemia

Nonostante l’introduzione di farmaci biologici come gli inibitori della PCSK9 e il siRNA inclisiran, il controllo del colesterolo delle lipoproteine a bassa densità (LDL-C) rimane inadeguato in Europa e in Italia. Gli studi dimostrano che nuove molecole, come l’acido bempedoico, promettono di migliorare il controllo, soprattutto per i pazienti intolleranti alle statine. L’acido bempedoico inibisce la biosintesi epatica del colesterolo ed evita gli effetti collaterali muscolari negativi, rendendolo una valida alternativa per i pazienti intolleranti alle statine. Le combinazioni di trattamento che includono l’acido bempedoico hanno mostrato una riduzione significativa dei livelli di colesterolo LDL, rendendolo un’importante aggiunta all’arsenale terapeutico.

Il controllo ottimale della colesterolemia LDL

I vantaggi dell’associazione fissa tra farmaci ipolipemizzanti dotati di differenti meccanismi d’azione al fine di raggiungere e ridurre in maniera efficace il rischio cardiovascolare.
Il controllo dell’ipercolesterolemia LDL è decisamente insufficiente in Europa ed in Italia. Pertanto, è estremamente importante per la pratica clinica quotidiana poter valutare – al di fuori degli studi clinici controllati su vasta scala – l’effettiva appropriatezza prescrittiva ed il raggiungimento effettivo degli obiettivi terapeutici nella vita reale.

Malattia cardiovascolare, ipertensione arteriosa e diabete mellito: il punto sui beta bloccanti

I β-bloccanti sono protagonisti assoluti della terapia del paziente con malattia cardiovascolare. Con la diffusione di eccellenti ed innovativi farmaci per il trattamento dell’ipertensione arteriosa, i β-bloccanti sono stati però messi in discussione relativamente al trattamento di prima linea. Alcuni dubbi sono stati sollevati nei confronti del loro uso nel paziente iperteso e nel diabetico.
Alcune meta-analisi hanno infatti mostrato come i β-bloccanti potessero essere meno favorevoli rispetto ad altre classi di farmaci per quanto attiene la mortalità totale, gli eventi cardiovascolari e gli esiti dell’ictus.

Malattia renale e cardioflogosi

La malattia renale cronica eleva per se il rischio cardiovascolare e, ovviamente, renale. In accordo con ciò, i pazienti con malattia renale cronica presentano un rischio cardiovascolare che può essere elevato, molto elevato oppure “estremo”. Questo è vero a tale punto che la causa principale di morte nella popolazione nefropatica è la malattia cardiovascolare e non quella renale in fase terminale

Oraloma e malattie cardiovascolari

L’impatto della salute orale sul benessere generale e sulla salute complessiva dell’uomo sta emergendo in modo crescente grazie alle forti evidenze sperimentali e cliniche che dimostrano e confermano, in particolare, la stretta associazione tra le malattie del cavo orale e quelle sistemiche, comprese le malattie cardiovascolari (MCV)

La malattia renale cronica e la gestione del carico allostatico

Sono pochi gli studi che hanno analizzato la gestione della salute mentale nei pazienti con malattia renale cronica durante la terapia dialitica, evidenziando i sistemi fisiologici come mezzo per capire in che modo il cambiamento adattativo sia correlato alla terapia dialitica.
IRIS è un progetto di studio osservazionale che ha l’obiettivo di rilevare e analizzare la relazione tra fattori psicologici (dimensioni emotive) e fattori biologici (biomarcatori) dei pazienti con MRC sottoposti a trattamenti farmacologici regolari e prolungati (dialisi)

Adattamento al percorso clinico delle patologie croniche

Il presente studio ha l’obiettivo di misurare la relazione tra i fattori individuali nella cura di sé dei pazienti affetti da malattie croniche, analizzando l’efficacia della cura di sé, la personalità e le dimensioni emotive (ansia, stress, depressione). Viene misurata la capacità dei pazienti di essere coinvolti nella gestione della propria salute, considerando l’impatto emotivo della malattia e lo sviluppo delle capacità di cura di sé nel tempo.

Rischio residuo: facciamo chiarezza

La polemica infinita sul rischio cardiovascolare residuo poggia sulla eccessiva enfasi che si presta nei confronti del fattore di rischio cardiovascolare maggiore. Esso, invece, è un determinante cruciale, ma non certo unico del rischio cardiovascolare. Per converso, larga parte di queste diatribe verrebbe sopita se si riflettesse sul ruolo determinante che fattori di rischio non cardiometabolico hanno nell’influenzare pesantemente il rischio di manifestare eventi cardiovascolari.

Polifarmacia: che vuol dire?

Più che delle Linee Guida occorrerebbe un profondo ricorso al buon senso clinico, se è evidente come si debba portare l’attenzione dei clinici verso una grande cautela nei confronti degli eccessi prescrittivi ed al tempo stesso non si possa non tenere in considerazione l’evidenza correlata alle prescrizioni mancate e/o inappropriate in questa stessa popolazione.

Sulle statine e sull’acido bempedoico

   Il controllo del rischio cardiovascolare nel paziente ipercolesterolemico richiede, oltre ad un deciso intervento sullo stile di vita, anche il ricorso alla terapia farmacologica.    Il classico armamentario farmacologico contro l’ipercolesterolemia, costituito a lungo dai soli inibitori della idrossimetilglutaril-coenzima A (HMG-CoA) reduttasi, più semplicemente noti come statine, nonché da ezetimibe, è stato recentemente arricchito da numerose molecole, quali gli inibitori della proproteina convertasi subtilisina/kexina tipo 9 (PCSK9) [1]. Altri […]

Il monitoraggio dei farmaci

Numerosi studi dimostrano quanto sia vero il detto “il medico mi ha prescritto il farmaco, lo speziale me lo ha preparato, io lo ho buttato”.
Eppure, attraverso dei metodi analitici è possibile migliorare l’aderenza terapeutica al fine di creare un dialogo condiviso con il paziente

Importanza della misurazione della pressione arteriosa nelle farmacie

Il fenomeno ipertensione arteriosa è giunto a livelli davvero preoccupanti e, ormai, intollerabili per il SSN.
A fronte di questo incremento numerico, l’attenzione dedicata al raggiungimento del buon controllo pressorio non sembra però essere aumentata. In questo contesto, anche la misurazione della pressione arteriosa in farmacia costituisce un presidio validissimo per migliorare il controllo pressorio e la consapevolezza relativa al proprio stato tensivo

Statina + Aspirina in combinazione fissa precostituita

A cura del Prof. Claudio Ferri e della Dott.ssa Livia Ferri Statine   La malattia cardiovascolare e cerebrovascolare è indotta, sostenuta ed aggravata in modo sostanziale dall’incremento del colesterolo LDL (1). Poiché la valutazione della colesterolemia LDL, diretta o calcolata mediante formula di Friedewald, può non dare una corretta idea del potenziale lesivo complessivo esercitato dal colesterolo contenuto in lipoproteine differenti, quale le IDL oppure la Lp(a), sta prendendo progressivamente […]

L’ipopotassiemia

Il potassio è fondamentale soprattutto per garantire la trasmissione dell’impulso nervoso e la contrazione muscolare, tanto che l’ipopotassiemia è spesso sintomatica ed il primo sintomo – particolarmente penoso soprattutto nell’anziano – è la debolezza muscolare

Cardionefroprotezione: focus su dapagliflozin

Il dapagliflozin è un SGLT2 inibitore di notevole potenza
I farmaci SGLT2 inibitori sono efficaci non solo nei confronti dell’equilibrio glicemico, bensì anche nella protezione cardiovascolare, particolarmente evidente nei confronti della prevenzione e cura dello scompenso cardiaco. Questo vantaggio è apparso estendibile alla nefroprotezione ed alla popolazione non diabetica tanto da far rapidamente entrare gli SGLT2 nel contesto della prima linea dei farmaci da usare per la terapia dello scompenso cardiaco secondo le più recenti Linee Guida Europee.

La terapia statinica

Il controllo del rischio cardiovascolare nel paziente ipercolesterolemico richiede, oltre ad un deciso intervento sullo stile di vita, anche il ricorso alla terapia farmacologica. Le statine riducono significativamente il rischio di eventi fatali e non fatali ma vi sono rischi d’interruzione della terapia per via dell’intolleranza alle stesse, che coincide largamente con la comparsa di sintomi muscolari.

La Giornata Mondiale contro l’Ipertensione Arteriosa in era COVID-19

Claudio FerriUniversità dell’Aquila – Dipartimento MeSVA     Da quando è pressoché terminato per le classi meno agiate il periodo “carenziale” ed il cittadino medio ha cominciato a conoscere un periodo di facile ed economicamente sostenibile accesso al cibo, in concomitanza con una coeva, netta riduzione dell’attività fisica quotidiana legata allo sviluppo esponenziale che “lavorano al posto dell’essere umano” gli eventi coronarici e cerebrovascolari hanno cominciato a divenire una apprezzabile causa […]

I Calcioantagonisti diidropiridinici nell’ipertensione arteriosa

Una classe da riconsiderare? Claudio Ferri – Università dell’Aquila, Dipartimento MeSVA Il calcio libero intracellulare è fondamentale ai fini della costrizione arteriosa e la sua compartimentalizzazione rispetto a quello extracellulare è gelosamente regolata da complessi meccanismi omeostatici (vedi tabella sottostante).    In questo contesto, i calcio-antagonisti di tipo diidropiridinico sono farmaci dall’azione antiipertensiva prolungata, che agiscono principalmente bloccando l’ingresso del calcio a livello dei canali di tipo L, appartenenti ai […]

Attualità dalle Linee Guida sull’uso di acido acetilsalicilico

In prevenzione cardiovascolare primaria e secondaria Claudio Ferri e Rita del PintoUniversità dell’Aquila – Dipartimento MeSVA, UOC Medicina Interna e Nefrologia, Ospedale San Salvatore, L’Aquila L’acido acetilsalicilico rappresenta un caposaldo nella prevenzione delle recidive degli eventi coronarici e cerebrovascolari, in prevenzione quindi secondaria, ma ha comunque un suo posto rilevante anche in prevenzione cardiovascolare primaria (1). Esso può essere somministrato per via orale come tale, oppure immerso in matrici idonee […]

Mancate aderenza e persistenza in terapia delle malattie cardiovascolari

Il decremento della mortalità successiva all’introduzione delle terapie antiipertensiva, ipoglicemizzante ed ipocolesterolemizzante ed all’uso degli antiaggreganti piastrinici sembra essersi stemperato nel tempo, mentre appare lo spettro di una anticipazione degli eventi cardiovascolari, anche prima della sesta decade. La prevenzione delle malattie cardiovascolari dovrebbe essere maggiormente spinta, sia in termini di ampiezza della popolazione trattata che di intensità ed obiettivo del singolo trattamento, anche se molti elementi fanno sospettare che le terapie preventive non siano sempre usate come dovrebbero dal singolo paziente.

Dimensioni psicologiche nella malattia cardiovascolare

È importante investigare i fattori di rischio della non-aderenza ai farmaci per raggiungere obiettivi terapeutici positivi riducendo il rischio di malattia manifesta. Ad oggi, pochi studi hanno posto l’attenzione sulle caratteristiche e le dimensioni dell’influenza dei fattori individuali del paziente con patologia cardiovascolare nella gestione della propria salute.

Acido bempedoico e trattamento dell’ipercolesterolemia familare eterozigote

   L’ipercolesterolemia familiare eterozigote (HeFH) è un disordine ereditario del metabolismo lipidico,  determinato generalmente da una mutazione allelica singola e caratterizzato da un incremento precoce e consistente del colesterolo circolante veicolato dalle lipoproteine a bassa densità (LDL) (1).     Le manifestazioni cliniche determinate dalla mutazione e, ne consegue, dall’elevazione della LDL colesterolemia sono estremamente rilevanti, con comparsa di malattia aterosclerotica – anche fatale – nei casi più gravi fin dalle prime due decadi […]

Una precisazione sull’ipertensione arteriosa

In Italia, risultando la prevalenza media di ipertensione arteriosa pari a circa il 31%, si può ipotizzare che esistano molto più dei quindici milioni di pazienti ipertesi cui, sovente, si fa riferimento. Soprattutto in considerazione del livello di controllo attualmente esistente è possibile dichiarare l’esistenza di un vero e proprio stato di allarme conseguente alla presenza di ipertensione.

Scarsa aderenza alla terapia statinica: acido bempedoico è la risposta

Fino a pochi anni fa, il classico armamentario contro l’ipercolesterolemia era costituito dai soli inibitori della idrossimetilglutaril-coenzima A (HMG-CoA) reduttasi, più noti come statine, nonché da ezetimibe e, residualmente, dalle resine sequestranti gli acidi biliari. Ad oggi possiamo contare anche sugli inibitori della proproteina convertasi subtilisina/kexina tipo 9 (PCSK9) e su molecole in fase avanzata di valutazione, pertanto prossimi alla commercializzazione: inclisiran, evinacumab ed acido bempedoico.

È tempo di cambiare: rivisitazione dello studio DECLARE-TIMI 58

Nello studio DECLARE-TIMI-58 sono stati studiati 17.160 pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2, di cui 10.186 senza malattia vascolare accertata, seguiti per una mediana di 4.2 anni. È di particolare interesse speculativo la rivisitazione pre-specificata dello studio, in cui i pazienti sono stati categorizzati in accordo al filtrato glomerulare , il rapporto albuminuria/creatininuria ed il punteggio per malattia renale cronica ottenuto usando i parametri precedenti

Vaccino per il COVID-19 e fenomeni trombotici

In una recentissima disamina è stato preso in considerazione un enorme database, relativo a soggetti vaccinati contro il COVID-19. Gli eventi avversi sono risultati numericamente molto modesti e, peraltro, nettamente sopravanzati dalla capacità del vaccino di prevenire la malattia, almeno nella sua forma severa.

La prevenzione è possibile: lo studio Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE)

Lo studio PURE è un grande studio osservazionale mirante ad investigare le correlazioni esistenti tra stile di vita e fattori di rischio modificabili ed insorgenza di eventi cardiovascolari fatali e non fatali e morte per tutte le cause. Lo studio è condotto in 21 Paesi (5 continenti) tra loro assai differenti per composizione etnica, cultura e livello socio-economico, localizzati in aree geograficamente caratterizzate per essere sia urbane che non-urbane.