Bere vino fa bene al cuore?

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Qualche dato scientifico sul vino e la sua funzione “nutraceutica”

Un passo indietro nel tempo: in Europa il muro di Berlino è caduto da poco e l’Unione Sovietica si sta sgretolando. Stefan Edberg e Boris Becker sono i favoriti per la vittoria a Wimbledon, mentre Riccardo Cocciante vince Sanremo con la canzone “se stiamo insieme”.

boiled lobster served on white plate with wine
Roman Odintsov on Pexels.com

Il mercato vitivinicolo italiano si sta cominciando a riprendere dallo scandalo del vino al metanolo degli anni ’80 e (anche grazie a questo scandalo) si comincia a sviluppare una nuova sensibilità per i controlli alimentari e per ciò che si consuma.

In questo contesto appare, verso la fine del 1990, un report del OMS1 che indaga sulle abitudini alimentari di diverse popolazioni, concludendo una serie di analisi iniziate quasi cinquant’anni prima e certificando la dieta mediterranea come una delle più variegate e salutari al mondo.

Sulla scia di questa indagine vengono realizzati altri studi, come ad esempio un’analisi condotta su popolazioni degli Stati Uniti, Australia e Francia; scopo della ricerca era determinare le variazioni di incidenze di malattie coronariche o cardiopatie ischemiche a parità di abitudini alimentari.

È così che nacque il cosiddetto paradosso francese2.

La Francia è sempre stata una nazione dall’alta produzione (e consumo) di vino. Borgogna, Champagne, Bordeaux, sono località ormai entrate nel vocabolario universale per definire zone dall’alto valore qualitativo vinicolo, e non è un caso se proprio in quest’ultima località venne condotto parte dello studio di cui parliamo.

Si scoprì che i francesi, tra tutti, erano la popolazione con minor incidenza di episodi cardiaci, e questo portò ad un’analisi delle differenze esterne che potevano contribuire a questa singolarità.

Se la quantità di carne assunta era la stessa, la quantità di grassi saturi era simile, se le altre variabili da tenere in considerazione erano state scartate, come si spiegava una minore incidenza di problemi alle coronariche dei francesi rispetto ai loro omonimo australiani e statunitensi? Ecco il paradosso!

Venne quindi determinato scientificamente che l’unica differenza alimentare consisteva nel consumo di vino rosso (Serge Renaud dell’Università di Bordeaux).

Perché il vino rosso?

Come si scoprirà in seguito, in realtà non è una questione di colore.

Chateau Haut-Brion, Bordeaux

Bordeaux, al netto di alcune zone dove si produce vino bianco, è una località famosa per il “taglio bordolese” dell’uva, un blend di vini a buccia rossa di cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot.

Questi vini, come tutti i rossi, vengono vinificati attraverso una tecnica che prevede la macerazione delle bucce assieme al mosto al fine di poter trasferire il colore delle prime nel liquido così da determinare il colore della bevanda. Da studi successivi si determinò come responsabile dell’effetto nutraceutico del vino fosse il resveratrolo, presente in effetti nella buccia degli acini d’uva.

Cos’è il resveratrolo

Una sostanza presente nei raspi, nelle radici, nelle foglie e nella buccia dell’uva dalla funzione protettiva per la pianta. L’interesse per tale sostanza proveniva dal fatto che il resveratrolo era la componente attiva di un medicamento popolare cinese e giapponese noto come “kojokon”3 utilizzato per vari scopi medicamentosi.

A seguito di numerose nuove analisi nei confronti della sostanza si stabilirono quindi alcune proprietà del resveratrolo:

  • attività antiaggregante piastrinica4
  • attività dell’adesione di graruelociti e monociti all’endotelio5
  • attività preventiva nei confronti del cancro6
  • attività antiossidante7

Quest’ultima caratteristica, in particolare, parrebbe essere inibente l’ossidazione delle lipoproteine a bassa intensità (o colesterolo LDL)8, favorendo quindi quell’attività cardio protettiva del vino rosso sostenuta dal paradosso francese. Attraverso studi successivi si è infatti stabilito che, benché l’assunzione di resveratrolo utile per poter diminuire la quantità di colesterolo LDL nel corpo umano debba essere sensibilmente alta (e quindi difficilmente raggiungibile attraverso l’assunzione del vino), un uso continuativo di vino durante i pasti parrebbe favorire l’accumulo dello stesso e quindi l’effetto benefico e protettivo nel tempo del vino.

Tutto bene?

Ci arriviamo… Come sappiamo, il metodo scientifico è fatto di tesi, esperimenti e confutazioni, perciò nel frattempo numerosi nuovi studi presero in esame il vino ed il resveratrolo al fine di verificare la veridicità delle analisi condotte precedentemente.

Colline del Chianti – Photo by Johny Goerend on Unsplash

Tra i tanti, nel 19999 venne pubblicato un corposo nuovo studio che, analizzando le differenze di mortalità tra i Francesi (del nord e del sud) ed il resto degli Europei, non riscontrò particolari differenze nel numero di malatti cardiovascolari tra la Francia e le altre nazioni europee. L’unica grande differenza venne riscontrata tra le incidenze di malattie cardiache tra le popolazioni del nord e del sud dell’Europa, confermando, qualora ce ne fosse stato bisogno, la bontà della dieta mediterranea rispetto ad altri stili alimentari.

Come se non bastasse, in un articolo pubblicato su JAMA10 nel 2014 veniva analizzato lo studio InChianti, in cui erano stati seguiti per circa 9 anni degli anziani abitanti delle colline tra Firenze e Siena, senza però riscontrare alcuni benefici dal resveratrolo come elemento curativo o medicamentoso.

“Resveratrol levels achieved with a Western diet did not have a substantial influence on health status and mortality risk of the population in this study.”

Richard D. Semba, MD, MPH1Luigi Ferrucci, MD, PhD2Benedetta Bartali, PhD

Vi sono poi studi ormai fortemente consolidati che indicano nel consumo di alcool un importante fattore di rischio per la salute umana, suggerendo quindi come i rischi dell’assunzione di vino possano superare i possibili benefici.

Quindi, bere vino fa male?

Non proprio. Anche in questo caso vi sono infatti diversi aspetti da tenere in considerazione e, come spesso accade, la verità sta nel mezzo.

Come indicato dal Prof. Montemurro11 (cardiologo amico della SISMED e molto attivo nello studio del vino e delle sue interazioni con l’uomo), l’essere umano è in grado di metabolizzare senza particolari problemi le quantità di alcool contenute in due bicchieri di vino, pertanto non è di questo che dobbiamo preoccuparci.

Inoltre, sebbene lo studio InChianti abbia determinato un ridimensionamento dell’azione benefica del resveratrolo, le proprietà descritte sopra restano comunque determinate. È stato altresì studiato come il resveratrolo esplichi le sue attività di concerto con altri componenti del vino, quali i polifenoli, gli antociani ed i tannini nobili 12,13, e che è pertanto limitante parlare di resveratrolo quando sarebbe necessario parlare di vino nella sua interezza.

Conclusioni

Quando la storia del paradosso francese venne raccontata all’interno del (seguitissimo) programma televisivo 60 minutes, esso ebbe il merito di dare una grande spinta all’esportazione di vino francese oltre oceano (segnando un + 44% in un anno) e, forse, contribuì ad accrescere lo status di bevanda di qualità a discapito delle sorti del vino italiano di allora.

Ma ebbe anche un altro risvolto: non a caso all’inizio di questo articolo si è parlato dell’importanza della dieta mediterranea, e definire la stessa soltanto come l’unione di alimenti sarebbe limitare lo spettro di azione dei componenti che ne fanno parte. Il vino è, a tutti gli effetti, parte integrante della dieta mediterranea da millenni, e come tale ha senz’altro una funzione benefica nel corpo umano quando assunto con moderazione.

Nel Regno Unito, paese con una certa tradizione di abuso di bevande alcoliche, il Sistema Sanitario locale (NHS) ha messo a punto un sistema di misurazione dell’alcool chiamato “Alcohol Units”14: a seconda della quantità alcolica presente in una bevanda, è possibile determinare quanta poterne bere nel corso di sette giorni.

Credits: Alcoholtest.org

A nostro avviso, però, tale classificazione è limitante. Sebbene da un lato questa classificazione abbia la qualità di mostrare analiticamente i limiti dell’assunzione di alcool ad una popolazione un po’ troppo amante delle bevute, dall’altra ha il grande limite di andare a riunire nello stesso paniere bevande come la birra con il whisky con il vino con il gin (…), senza determinare se queste possano avere altre qualità oltre a quelle inebrianti accumunate dall’alcool.

Ad ogni modo, a voler determinare finalmente quanti bicchieri di vino sia giusto bere ogni giorno, ecco che sia la “Alcohol Units” inglese, sia le raccomandazioni generiche dei nostri genitori trovano un punto d’incontro.

Forse bere due bicchieri di vino al giorno non serviranno da soli per allungarci la vita, ma se assunti all’interno di uno stile alimentare variegato -come è quello della dieta mediterranea- possono partecipare a mantenere sotto controllo i livelli di colesterolo nel nostro sangue e partecipare a limitare l’azione dei radicali liberi all’interno del nostro corpo.

Attenzione:

È importante ricordare come l’uso di alcool sia fortemente sconsigliato nel caso di gravidanza, nei minori di 18 anni (l’alcool può avere effetti negativi nello sviluppo dei giovani) ed in tutte quelle patologie in cui l’alcool può avere un effetto negativo o catalizzatore.

Infine, è bene ricordare che un normale bicchiere di vino a 12° contiene all’incirca 66 kilocalorie, per cui è importante tenere a mente tale valore energetico in funzione di una dieta ipocalorica.


Bibliografia

  1. World Health Organ Tech Rep Ser. 1990;797:1-204.Diet, nutrition, and the prevention of chronic diseases. Report of a WHO Study Group
  2. The Lancet – Wine, alcohol, platelets, and the French paradox for coronary heart disease – S. Renaud, PhD, M. de Lorgeril, MD
  3. Bavaresco L., Pregoni C. (2000) – Physiological role and molecular aspects of grapevine stilbenic compounds, in Molecular Biology and Biotecnology of the grapevine. Kluwer Academic Publishers (Dordrecht), p. 153-182
  4. Pace-Asciak e coli., 1995; Bertelli e coli., 1995 e 1996
  5. Ferrero e coli., 1998;
  6. Jang e coll., 1997
  7. Frankel et al., 1993
  8. Frankel e coll., 1995
  9. Bertelli e coli., 1996
  10. Resveratrol Levels and All-Cause Mortality in Older Community-Dwelling Adults -Richard D. Semba, MD, MPH1; Luigi Ferrucci, MD, PhD2; Benedetta Bartali, PhD3; et al
  11. https://www.sanitainformazione.it/serveundottore/prevenzione/il-vino-fa-bene-al-cuore-montemurro-sic-si-ma-a-piccole-dosi/
  12. Mas e coli., 1999
  13. Corder e coll., 2001
  14. Alcohol Units, NHS – https://www.nhs.uk/live-well/alcohol-support/calculating-alcohol-units/
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