Malattia cardiovascolare, ipertensione arteriosa e diabete mellito: il punto sui beta bloccanti

Gianluca Baldini e Claudio Ferri
Università degli Studi dell’Aquila – Dipartimento MeSVA – Scuola di Specializzazione in Medicina Interna – Ospedale San Salvatore – UOC Medicina Interna e Nefrologia

   Gli antagonisti dei recettori β-adrenergici, meglio noti come β-bloccanti, sono protagonisti assoluti, da circa mezzo secolo, della terapia del paziente con malattia cardiovascolare. Essi, infatti, sono ampiamente utilizzati nel trattamento di pazienti con ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica, scompenso cardiaco e/o aritmie. Negli ultimi anni, in particolare, tali farmaci sono andati incontro a diversi cambiamenti nella loro gestione, rimanendo però sempre centrali per diversi specialisti: dal cardiologo all’internista, dal geriatra al pediatra.

   Con la diffusione – ormai antica – di eccellenti ed innovativi farmaci per il trattamento dell'ipertensione arteriosa, i β-bloccanti sono stati però messi in discussione, soprattutto nel mondo non cardiologico, relativamente al trattamento di prima linea. Come abbiamo anticipato, infatti, essi sono certamente considerati farmaci di prima scelta per l’insufficienza cardiaca, la malattia coronarica, la fibrillazione atriale, ma alcuni dubbi sono stati sollevati nei confronti del loro uso nel paziente iperteso, soprattutto se diabetico, e nel diabetico tout court (1).

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