Cardiofobia: la paura di avere un infarto

Chi soffre di problemi legati al cuore ed alle arterie, in alcuni casi, deve affrontare un altro problema correlato che rende la convivenza con queste patologie ancora più difficile. Stiamo parlando della cardiofobia, ovvero la paura di avere un infarto fatale, e quindi di morire.

Questa condizione viene studiata ed affrontata in particolare, sotto il profilo psicologico poiché bisogna ricordare un presupposto fondamentale: questa condizione può essere più o meno razionale.

In alcuni casi, infatti, la cardiofobia si presenta anche di fronte a risultati clinici favorevoli. Detto in altre parole, si ha paura di andare incontro ad un evento cardiaco sfavorevole, anche nel caso in cui non ci siano i presupposti e lo stato di salute fisico risulti pressoché non allarmante. Come si affrontano queste dinamiche? Iniziamo a definire il quadro clinico della condizione.

Cos’è la cardiofobia, una definizione

Il termine cardiofobia si racchiude, dal punto di vista clinico, all’interno delle ipocondrie e patofobie, vale a dire il timore di aver contratto o di poter contrarre una malattia grave.

Nel primo caso, quello delle ipocondrie, il soggetto ascolta qualsiasi sintomo e lo ritrova nella sua convinzione di essere malato; nel secondo invece c’è la paura di poter avere una patologia. Tutto questo può sfociare nella nosofobia, ovvero il timore morboso di avere una malattia specifica. A tal proposito, il portale divulgativo Cleveland Clinic ci ricorda che

“Someone with nosophobia is afraid of developing a specific disease. The disease they fear is often chronic, life-changing or life-threatening. They may think they already have symptoms or are at greater risk for getting the disease than they really are”.

Chi è colpito da questo disturbo teme di dover affrontare una condizione cronica, in grado di cambiare o mettere in pericolo la vita. Il paziente pensa di manifestare già dei sintomi o di correre un rischio maggiore di contrarre la malattia rispetto alla media. In questo quadro rientra anche la cardiofobia, ovvero la paura di infarti ed attacchi di cuore.

Cosa può causare questo malessere?

Ci sono diverse condizioni di partenza che portano il singolo individuo a soffrire di questa affezione. In primo luogo, possiamo riscontrare che una buona percentuale di persone che soffre di cardiopatia in realtà è affetta da disturbi d’ansia. Secondo questa ricerca:

“Panic disorder, present in 20% to 25% of patients with NCCP seeking help in EDs, has consistently been associated with higher frequency of medical consultations”.

Circa il 25% dei pazienti che si reca in pronto soccorso manifestando un dolore al torace evidenzia, in realtà, un problema collegato a crisi di panico e non a problemi cardiaci. Altri studi hanno notato che i pazienti con palpitazioni, in molti casi, non presentano malattie cardiache all’attivo, ma piuttosto disturbi mentali quali crisi di ansia e somatizzazione di altri sintomi.

Parte dei pazienti che soffre di questa condizione, vede l’avvento di questi sintomi dopo un evento traumatico di tipo cardiaco, oppure è influenzata dalla storia familiare. Infatti, chi vive in un ambiente in cui ci sono stati uno o molteplici infartuati, può sviluppare questa fobia.

Quali sono i sintomi della cardiofobia

Il primo punto in comune tra i soggetti affetti da questo disturbo d’ansia è la registrazione di segnali tipici come dolore al torace, palpitazioni cardiache ed altre sensazioni somatiche.

Questi, ovviamente, sono accompagnati dalla paura di avere un infarto e di morire.

Per comprendere i sintomi di questo malessere, citiamo la ricerca Cardiophobia: a paradigmatic behavioural model of heart-focused anxiety and non-anginal chest pain.

“People with cardiophobia focus attention on their heart when experiencing stress and arousal, perceive its function in a phobic manner, and continue to believe that they suffer from an organic heart problem despite repeated negative medical tests”.

Le persone che soffrono di cardiofobia tendono a concentrare l’attenzione sul proprio muscolo cardiaco nel momento in cui vanno incontro a situazioni stressanti ed emotivamente ricche. Inoltre, la cardiofobia distorce loro la percezione della realtà, credono di soffrire di un problema cardiaco organico, nonostante i test medici negativi che confermano l’assenza di problemi.

Il comportamento di chi soffre di cardiofobia

Quali sono gli effetti per le persone che si ritrovano vittime di questo disturbo? Nei casi acuti c’è una vera e propria rivoluzione degli stili di vita, per ridurre il rischio di contrarre una malattia, come:

  • Evitare persone o luoghi.
  • Ricerca costante di sintomi.
  • Ossessionarsi per la
    • Frequenza cardiaca.
    • Respiro breve.
    • Dolori al petto.
  • Cercare rassicurazioni dagli altri.

Per ridurre l’ansia, inoltre, i pazienti sono alla ricerca continua di sicurezze, fanno un uso eccessivo di strutture mediche ed evitano attività che possano aumentare le possibilità di insorgenza dei sintomi. Talvolta, l’estremizzazione di queste condizioni può sfociare nella iatrofobia, la paura dei dottori e delle analisi.

Come affrontare e risolvere questa condizione?

Di solito si propone una terapia cognitivo comportamentale (Cognitive-Behaviour Therapy, CBT), fondamentale per affrontare disturbi di questo tipo. L’assunto di partenza risiede nel non considerare gli eventi come causa dei problemi. Il raggio d’azione dell’analisi va posto sulle distorsioni cognitive del singolo e la rappresentazione soggettiva.

L’obiettivo è focalizzare l’attenzione del paziente sui pensieri ricorrenti e gli schemi disfunzionali – ad esempio la possibilità di soffrire di disturbi cardiaci senza un reale pericolo – per sostituirli e modificarli. D’altro canto, questa condizione deve essere accompagnata anche da una valutazione delle condizioni mediche del paziente rispetto ai rischi.

La giusta terapia seguita da uno psicologo professionista, controlli necessari ed uno stile di vita regolare caratterizzato da dieta sana, sport e buone abitudini possono risolvere la cardiofobia e riportare il paziente ad una normale condizione di attenzione per la salute.