Colesterolo HDL e rischio cardiovascolare: è tempo di cambiare?

di Andrea Poli*

Quasi tutti i nostri pazienti hanno sentito parlare del colesterolo “buono”: un concetto che spesso li affascina, anche perché alcuni articoli, soprattutto sulla stampa non specializzata, si spingono a dire che se il livello del colesterolo HDL è abbastanza alto (o il suo rapporto con il colesterolo totale, o con l’LDL, supera certi valori soglia) possono non preoccuparsi troppo del colesterolo “cattivo” (che è quello che in fondo desiderano sentirsi dire).

Questa lettura mediatica, d’altra parte, è molto simile a quella prevalente fino a poco tempo addietro nella comunità scientifica, sostenuta dai numerosissimi studi osservazionali secondo i quali valori più elevati del colesterolo HDL si associavano, con quasi assoluta regolarità, ad una riduzione del rischio di eventi coronarici. Secondo questa visione, le lipoproteine HDL sarebbero in grado di “caricare” il colesterolo in eccesso che si è depositato all’interno della parete delle arterie e nelle placche aterosclerotiche, veicolandolo verso il fegato dove può essere eliminato attraverso la bile (il cosiddetto “trasporto inverso del colesterolo”) (1).

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