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La Comunicazione in Medicina

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Parte I: La comunicazione come processo e le sue criticità

Giuseppe Gullace (*)
Luciano Peirone (**)

                                                                                        L’unico grande problema della comunicazione è l’illusione che abbia avuto luogo.
George Bernard Shaw

                                                                                         La comunicazione deve essere utile per i destinatari e non per chi la promuove 
Sergio Mattarella

Riassunto

La comunicazione è parte integrante della nostra vita e condiziona continuamente il rapporto con noi stessi e con gli altri. È un processo che, sulla base di elementi definiti, prevede la trasmissione di informazioni e notizie.

La comunicazione in Medicina o nella trasmissione di argomenti medici è materia particolarmente importante e delicata che richiede attenzione e una gestione chiara, etica e responsabile.

Abbiamo diviso il lavoro in tre parti:

  • La comunicazione come processo e le sue criticità,
  • La comunicazione medica e la relazione con il paziente,
  • Aspetti psicologici della relazione medico-paziente.

In questa prima parte riportiamo alcune notizie storiche, i meccanismi della comunicazione e alcune criticità soprattutto riguardanti il modo scorretto di trasmissione delle informazioni e alcuni aspetti e modalità della sua manipolazione (volontaria/involontaria).

Echi dalla storia

Non è possibile non comunicare. Questo è uno dei cinque assiomi della comunicazione (1) che ci riporta alla nascita dell’universo quando possiamo immaginare sia nata la comunicazione, intesa dal latino come entrare in contatto, prima tra le cose poi, con il passare dei millenni e, quindi, dei secoli, tra le piante e tra gli animali, insomma tra tutti gli esseri viventi. L’uomo comunica con l’esterno attraverso i sensi che sono gli strumenti attraverso i quali il corpo umano percepisce informazioni dal mondo circostante.  Anche il mondo interiore riceve informazioni che, attraverso l’influenza dei sistemi cerebrale, neuro-ormonale, psico-comportamentale, microbioma intestinale, ecc., vengono elaborate per dare, in estrema sintesi, risposte ai due grandi obiettivi dell’uomo che sono la sopravvivenza e la riproduzione. Con l’arrivo dell’uomo sulla terra, la comunicazione è diventata bisogno, cioè necessità di trasmettere informazioni agli altri, contemporanei o posteri. Dalle iscrizioni rupestri abbiamo cominciato a capire come i nostri primitivi antenati rappresentavano e raccontavano la quotidianità e come vivevano, cacciavano, pregavano, ecc., come siano venuti a contatto con la malattia (nemico invisibile inviato da forze soprannaturali provenienti dal cielo o dagli dei come punizione divina) e come successivamente abbia preso corpo la Medicina nata per guarire o almeno alleviare le sofferenze della malattia con preghiere, riti e pozioni magiche (2). La vita dell’uomo si distende tra passato, presente e futuro lungo il fluire temporale del cambiamento e dello sviluppo; da qui, miglioramento e peggioramento rappresentano due differenti percorsi, evolutivo ed involutivo, rispettivamente, entrambi espressione del cambiamento. La necessità che l’uomo stesso ha di comunicare e di trasmettere informazioni agli altri uomini probabilmente comincia da qui, con i graffiti delle caverne e successivamente con le rappresentazioni grafiche. 

Poi è arrivata la scrittura e la comunicazione grafica dei segni e quella vocale diventa comunicazione scritta e con la scrittura nasce la prima documentazione della comunicazione che si realizza come strumento obiettivo di materializzazione delle idee, del pensiero, divenendo mezzo di informazione (1). Dalle tavolette di argilla su cui compare la prima scrittura cuneiforme sumerica si legge che Enmerkar, dopo avere ripetutamente mandato un messaggio vocale attraverso il proprio emissario al Signore di Aratta ed avendone ricevuto sempre una risposta non gradita, pensando che il re non avesse capito….prese allora una zolla  di argilla il signore di Uruk e vi scrisse parole come sopra una tavola. Mai era stata scritta parola sull’argilla. Ma ora, poiché il dio del sole così l’aveva ispirato, così accadde. Ed Enmerkar scrisse la tavola (3).

La storia successiva acquisisce sempre più documentazione che riguarda usi, costumi, politica ed avvenimenti di popoli come Sumeri, Assiri, Babilonesi, Egizi e via via tanti altri, e che ha arricchito le nostre conoscenze. Nelle tavolette di argilla della biblioteca di Assurbanipal troviamo i primi testi, riferiti ai Sumeri, di medicina, diagnosi, terapia, farmacologia, igiene, chirurgia, il primo codice (di Ur Nammu) sulla responsabilità medica (qualche migliaio di anni prima del Codice di Hammurabi, babilonese) ed il primo logo dei due serpenti attorcigliati ad un bastone (simbolo di rigenerazione del dio sumero Enki) divenuto più tardi il simbolo dei medici (il Caduceo) (4,5).

Ed ancora, informazioni sulla Medicina Assira, Akkadica, Babilonese ed Egizia (ampia documentazione scritta sui papiri di Kahun, Ebers, Edwin Smith, Hearst, Chester, Berlino e Londra(6-8). Nella cappella votiva di Imhotep del tempio di Hatshepsut a Deir el Bahari è incisa su una colonna la più antica documentazione sanitaria (intorno al 1500 a.C.) … Andromachos, macedone, uomo sofferente viene dal buon dio Amenhotep; era malato ed il buon dio il giorno stesso lo guarì…

 La documentazione sanitaria organizzata compare intorno al V secolo a.C. con le tavolette del tempio di Epidauro, prima forma di ospedale, sulle quali erano scritti i nomi dei malati, la città di origine, la malattia di ciascun malato, i trattamenti ricevuti e le guarigioni ottenute (9). Il Corpus Hippocraticum (10,11) rappresenta la più ampia raccolta di testi di medicina che, superando molti dei concetti dell’antichità, getta le basi per la medicina moderna, ivi compresa la relazione con i pazienti e la trasmissione delle informazioni a contenuto educativo. 

Compaiono a Roma, nel periodo dell’estensione dei suoi domini al di là delle Alpi e del Mediterraneo, i primi notiziari scritti di attualità rivolti ad informare in forma diretta ed immediata i recettori del tempo, con connotazione giornalistica vera e propria, anche se rudimentale; ai subrostrani (coloro che fornivano nei pressi del Foro informazioni ed indiscrezioni) il compito della pubblicazione quotidiana degli Acta (12).

 La trasmissione delle informazioni, che per secoli è avvenuta e tramandata a voce e a mezzo di testi scritti a mano, subisce una prima rivoluzione con l’invenzione della stampa ad opera di Gutenberg, ufficializzata con la pubblicazione della Bibbia tra il 1448 ed il 1454; tuttavia, traccia di stampa si ha da scoperte riferite a molti secoli prima in Egitto e successivamente in Cina (13,14).

Verso la fine del 1400 compaiono in Francia i canard, fogli stampati, costituiti da 8 a 10 pagine con numerose illustrazioni, a corredo di notizie amene e curiose, mentre intorno al 1500 compaiono i primi fogli, avvisi veneziani, manoscritti a 4-8 facciate, a cadenza settimanale, venduti al prezzo di 2 soldi (una gaxeta veneziana) con notizie commerciali, finanziarie e politiche, cui fece seguito nel 1563 la prima pubblicazione con il nome di Gazeta (derivazione da gaxeta), le cui copie venivano distribuite anche nelle province marittime della Serenissima (15). Con la definizione di giornale o gazzetta, compare negli anni successivi in Italia una ampia produzione di fogli notizie a stampa ed anche in Europa. L’Aviso Relation order Zeitung è il primo settimanale a stampa pubblicato ad Augusta in Germania nel 1609 mentre nasce a Lipsia nel 1660 il primo quotidiano a stampa, il Leipziger Zeitung.                                  

In Inghilterra compare l’11 marzo del 1702 la prima pubblicazione, The Daily Courant, primo newspaper giornaliero inglese di Samuel Buckley, primo direttore che pubblicò il 1° marzo del 1711 anche il primo numero di The Spectator

Nei secoli successivi la comunicazione scritta si diffonde e si evolve in contemporanea con lo sviluppo e l’introduzione di nuovi mezzi di comunicazione: telegrafo, telefono, radio, televisione ed infine social media. Oggi la comunicazione è dappertutto, come in passato, con la differenza che rispetto a questo è materializzata a tal punto da influenzare in maniera importante la nostra vita. 

La comunicazione come processo

Per Comunicazione (dal latino cum = con, e munire = legare, costruire, communico = mettere in comune, entrare in contatto, rendere partecipe) si intende il processo e le modalità di trasmissione di un’informazione da un individuo a un altro (o da un luogo a un altro), attraverso lo scambio di un messaggio elaborato secondo le regole di un determinato codice comune (16).

Dalla prospettiva etimologica generale, che per l’appunto definisce la comunicazione quale “atto del comunicare, trasmettere ad altri” (17), derivano alcune prospettive specifiche, fra le quali quelle della psicologia risultano di particolare impatto, sia teorico sia pratico. Basti pensare alla complessa articolazione dell’atto comunicativo in fatto di struttura e funzioni, di verbalità e non-verbalità (18) di società e massa, di approccio behavioristico/psicosociale/psicoanalitico/sistemico (19). Basti pensare inoltre, nell’ottica della psicologia umana, alla seguente precisa definizione: “Humans communicate to relate and exchange ideas, knowledge, feelings, experiences and for many other interpersonal and social purposes” (Gli umani comunicano per relazionarsi e scambiare idee, conoscenze, sentimenti, esperienze e per molti altri scopi interpersonali e sociali) (20).

Watzlawick definisce la Comunicazione umana come uno scambio interattivo fra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo livello di consapevolezza, in grado di far condividere un determinato significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione e di segnalazione secondo la cultura di riferimento (1). Il processo si fonda su cinque caratteristiche principali che contraddistinguono le diverse modalità di interazione, delineate e definite assiomi della comunicazione, e cioè, la comunicazione tra due o più persone, in quanto verbale o non verbale o comportamento che sempre esprime un messaggio, a) non può non avvenireb) essa avviene attraverso il contenuto e la modalità di trasmissione del messaggioc) secondo una sequenza temporale cadenzata degli scambi stimolo-rispostad) attraverso canali verbali (parola) o non verbali (gesti, atteggiamenti, tono della voce, espressione del volto, ecc.)e) mediante una interazione tra due persone simmetrica (tra pari o minime differenze) o complementare (asimmetrica, con accentuazione delle differenze) (1).

Il processo comunicativo, secondo il modello di Shannon-Weaver (21), si basa sui seguenti elementi fondamentali:

  1. Emittente, sorgente del messaggio
  2. Ricevente, destinatario del messaggio
  3. Messaggio, contenuto di ciò che viene inviato o trasmesso
  4. Codice, modo (linguaggio) con cui si invia il messaggio
  5. Canale, mezzo con cui viene inviato il messaggio
  6. Contesto, luogo, momento e circostanze in cui viene inviato il messaggio
  7. Filtro, tutti i fattori che disturbano o facilitano l’invio del messaggio e la sua ricezione.

I filtri rappresentano elementi importanti nel processo di comunicazione per la loro capacità di favorire, influenzare, alterare o disturbare la comunicazione; tra questi ci sono elementi fisici (rumori, silenzio, brusii, voce bassa, ecc.), psicologici (emotività, ansia, nervosismo, pregiudizi, aspettative, scarsa empatia, ecc.), altri (tipo giochi, interessi, motivazioni, ecc.). 

 L’informazione (dal latino dare forma alla mente, ad una idea) è l’insieme di dati correlati tra loro, con cui un’idea (o un fatto) prende forma ed è comunicata (16). Nel processo di Comunicazione, specialmente verbale o scritta, l’informazione rappresenta il contenuto della comunicazione stessa, cui viene dato valore e che trasmette conoscenza e, quindi, potenzialmente utile per il fruitore. L’informazione diventa notizia quando essa è riferita ad un fatto o ad un avvenimento che viene reso noto oppure il resoconto di un fatto che viene portato a conoscenza mediante una connotazione giornalistica ed attraverso i mezzi di comunicazione più svariati. La definizione di notizia è soggettiva e dipende da fattori che singolarmente o combinati tra loro attribuiscono valore alla notizia stessa (22). La notizia è un elemento dinamico basato su ricerca, approfondimento e divulgazione che nella sua accezione positiva e corretta dà informazioni compiute e veritiere; non mancano però le ricostruzioni personali, a volte fuorvianti, ingannevoli, disorientanti, presentate a volte in modo inconsapevole ma a volte di proposito: orientare il ricevente attraverso la disinformazione. 

Nel I secolo dopo Cristo Marco Fabio Quintiliano (23) definisce gli ingredienti (le buone regole) della pianificazione (Quis = Chi, Quid = Che cosa, Quando = Quando, Ubi = Dove, Cur = Perché, Quomodo = in che modo, e cioè il Soggetto, la Causa formale, la Causa temporale, la Causa materiale, la Causa finale e la Causa modale), una metodologia di comunicazione nell’arte della formazione oratoria ed educativa.

Allo scopo di assicurarsi che le notizie fossero date in modo completo a garanzia di una corretta comunicazione, nel XVIII secolo in Inghilterra venne introdotta la regola delle 5 W (Who = Chi, What = Che cosa, Where = Dove, When = Quando, Why = Perché); solo successivamente Rudyard Kipling introdusse la sesta lettera H per How = In che modo, a completamento di quanto Quintiliano aveva scritto in precedenza. 

Il processo di Comunicazione, la presentazione e trasmissione di una informazione/notizia, l’approccio per problemi di qualsiasi processo in un qualsiasi contesto di realizzazione o cambiamento di qualcosa hanno un modo di procedere comune o comunque molto simile, all’interno di uno schema che prevede la relazione tra i vari elementi a volte evidenti, spesso da ricercare ed identificare. Rispettare questo modo di procedere rappresenta la base della comprensione degli eventi e del raggiungimento degli obiettivi (24).

Il tema del processo comunicativo (oltretutto fortemente “omologato”), non può prescindere dalla particolare attenzione alle implicazioni in fatto di sociologia e politica della comunicazione di massaper cui effetti e contesto situazionale sono di particolare importanza come sottolineato dal famoso modello di Lasswell (25): “Who says what, to whom, in what channel, with what effect” (Chi dice cosa, a chi, in quale canale, con quale effetto)”.Nel suo essenziale pragmatismo, focalizzato proprio sulla dimensione “macro”, questo paradigma, oltre ad analizzare il mittente, il messaggio, il ricevente ed il canale, consente di mettere in luce quanto importante sia l’effetto (sia sui tanti riceventi, la cosiddetta “popolazione”, sia sui pochi mittenti, a loro volta influenzati dal feedback, reale o presunto tale). Pertanto abbiamo la forte sottolineatura degli effetti (E) comunicativi. Ben si comprende allora la delicatezza di tutto questo in termini di “politiche mediche e sociali”. 

Come pure, ampliando il discorso di Lasswell, ben si evidenzia la delicatezza degli aspetti storico-sociali e politico-culturali: variabili queste che possono risultare “impazzite” e che confluiscono nel situational context (SC)(in campo epistemologico ciò equivale al tema popperiano della logica situazionale). Che accade allora, in un tale bailamme, dell’auspicabile efficace discorso sanitario/salutare? Tutto quanto detto porta addirittura, nella esasperata dilatazione dei “tutti connessi/sconnessi”, a dover allargare e riscrivere la formula in questo modo: 5W+H+E+SC, con l’aggiunta degli effetti e del contesto. Inoltre, il famoso “Why”, proprio in quanto facilmente plasmabile (e manipolabile) dalle interpretazioni umane, andrebbe sempre attentamente valutato: da un lato in quanto oggettivo e dall’altro lato in quanto soggettivo, senza dimenticare il concetto di “intenzione” (a sua volta conscia/esplicita oppure inconscia/implicita), intenzione comunicativa sia di chi lancia (o vorrebbe lanciare) il messaggio sia di chi riceve (o vorrebbe ricevere) il messaggio.

Alcune criticità nella comunicazione

La regola delle 5W+H, successivamente con l’aggiunta di E+SC, ha sempre rappresentato la guida per redigere un articolo, ma anche per trasferire informazioni, in maniera che le informazioni stesse e le notizie in esso contenute fossero presentate in modo chiaro e completo e facilmente comprensibili da chiunque li leggesse. In tempi moderni viene applicata non solo al giornalismo ma anche ad altri settori: politico, economico e sociale. Tuttavia, da alcuni anni, sembra sia regolarmente disattesa specialmente in campo giornalistico dove si fa sempre più fatica a leggere un articolo e capire cosa è successo, il riferimento lineare dei fatti è spesso disordinato e mescolato a commenti ed opinioni di chi scrive che disorientano il lettore. 

Succede spesso anche nella comunicazione in generale, social media, talk show e perfino in conferenze di qualsivoglia natura. La comunicazione corretta è un modo di esprimere la realtà e spiegarla, non di crearla o di inserire i fatti all’interno della nostra realtà e farli adattare alla nostra visione di essa. Si va diffondendo sempre più la natura manipolativa ed insincera della trasmissione delle notizie; infatti, negli ultimi tempi, la parola “sincerità” è stata logorata dall’uso eccessivo che se ne è fatto al punto tale da diventare ormai uno slogan ipocrita collegato in modo tutt’altro che limpido con l’idea che può esistere davvero una visione giusta delle cose, cioè la propria (24).

Con la diffusione oggi di sofisticati mezzi di comunicazione, la manipolazione dell’informazione e delle notizie trasmesse sta diventando una realtà sempre più evidente, spesso con diversi livelli di rischio e pericolosità. La manipolazione della comunicazione e stravolgimento della realtà è un fenomeno antico che, tuttavia, in epoca moderna è diventato più diffuso in sempre più numerosi fatti della vita quotidiana. Diceva Watzlawick che l’illusione più pericolosa è che esista soltanto un’unica realtà; in effetti esistono molte versioni della realtà (la verità vera e la verità che appare, così come si trova nel linguaggio comune), tutte derivanti dalla comunicazione e da quello che questa è capace di creare e non da verità oggettive ed immodificabili (26). La diffusione di informazioni e notizie dovrebbe essere improntata, invece che sulla manipolazione, sul rispetto delle 5W+H. Sembra, invece, a nostro avviso che la natura manipolatoria della comunicazione che si verifica in certe circostanze non sia in relazione tanto con la corretta trasmissione di notizie veritiere quanto con l’effetto (E) che si vuole indurre nel ricevente (lettore/ascoltatore). “Le promesse, le grandi promesse, sono l’anima della pubblicità” diceva Samuel Johnson (27); potrebbe essere considerato uno dei tanti modi usati dai politici o dai pubblicitari. 

Questo modo di riferire le notizie o trasmettere le informazioni non dà tutto ciò che è necessario a chi le riceve per poter conoscere realmente i fatti e poter esprimere una sua opinione e contribuisce, a nostro avviso, a creare una realtà falsata, proprio perché la percezione del messaggio inviato può essere influenzata da molti fattori a seconda dei quali può determinare nel ricevente diverse reazioni. 

Diceva Oriana Fallaci che il personaggio pubblico, in quanto noto, prima di parlare deve valutare bene quello che dice proprio per gli effetti che il suo messaggio può provocare in quanto personaggio pubblico (comunicazione personale); ogni stimolo o messaggio inviato, influenzato o meno da elementi di rinforzo, provoca una risposta o reazione che influenza il comportamento (26). La comunicazione della notizia in maniera chiara e corretta, presuppone che chi la riferisce si attenga in maniera asettica ai fatti così come li ha osservati o gli sono stati riferiti scorporandole dai commenti personali che spesso alterano l’obiettività delle notizie stesse fino a sembrare una opinione più che un fatto. Chi ascolta la notizia senza commento è in grado da solo di valutarla secondo i suoi parametri. Questo modo di riportare le notizie e trasferire informazioni nulla toglie al bisogno di riferire opinioni, ipotesi, commenti, dubbi e quant’altro che non sono la notizia ma semplicemente qualcosa di soggettivo e personale il cui contenuto può essere valutato liberamente dall’ascoltatore/lettore in quanto tale e non come notizia. Oggi, leggendo i giornali o assistendo a dibattiti televisivi, si ha chiara evidenza di una forte ipocrisia che traspare da coloro che dicono di essere imparziali ed obiettivi, ma di fatto prendono le parti dei propri preferiti cercando di indurre chi legge o ascolta a condividere le loro opinioni e a ritenere che le loro idee siano quelle giuste: e la notizia?, quella non ha importanza, passa in secondo ordine o qualche volta viene ripresa per giustificare i propri ragionamenti. Se si ha pazienza di guardare alcune interviste fatte alle persone comuni, ci si rende conto che queste ripetono sempre più spesso quello che giorni prima i giornali hanno pubblicato o alcuni così detti opinionisti hanno detto in TV.      

Non è infrequente rilevare che tale comportamento porta a disinformazione e, quindi, disorientamento. Un esempio del genere è accaduto frequentemente durante il periodo di pandemia da Covid-19 con talk show impostati su chiacchiericcio da spettacolo, voci discordanti dei commentatori,  susseguirsi di contrastanti raccomandazioni ed indicazioni diffuse dalle istituzioni, incessante fluire dei messaggi sui social, il negazionismo recuperato dal passato e sempre presente nella storia dell’uomo, che hanno creato disorientamento tra la gente, quello che fa negare la realtà e che spinge a sottovalutare il problema; orientati più a fare audience, alla polemica e a fare mostra di sé che alla trasmissione della sostanza dell’informazione ed al trasferimento di indicazioni utili per il comportamento delle persone in un momento delicato come era quello della pandemia, problema di sanità pubblica. A questo si è aggiunto un bombardamento continuo da parte dei giornali con diffusione di notizie inquietanti spesso sensazionalistiche che dipingevano agli occhi increduli della gente un mondo irreale. Nessuna preoccupazione o attenzione per gli effetti che dichiarazioni confuse e contraddittorie rilasciate dai cosiddetti esperti stavano provocando negli ascoltatori. Il risultato finale è stato un certo disorientamento delle persone e scatenamento delle tifoserie del web con grande distorsione della realtà ed aumentata diffusione di fake news (28). La comunicazione univoca e corretta, strumento fondamentale ed indispensabile sia nella vita quotidiana ma ancor più in situazioni di emergenza, è saltata creando confusione ed allo stesso tempo paura, preoccupazione, insicurezza, insofferenza, esasperazione, rabbia, ma anche incredulità. 

E’ sembrato rivivere quanto descritto dal Manzoni nel XXXI capitolo dei ”Promessi Sposi” riguardo la peste di Milano del 1630, quando medici anche famosi, la gente, i politici, i magistrati e le autorità tutte negarono la peste, chi per preconcetta opinione chi per interesse al punto tale che “chi buttasse là una parola del pericolo, chi motivasse peste, veniva accolto con beffe incredule e con disprezzo iracondo”.  L’incredulità e la negazione della realtà “contro la ragione e l’evidenza” veniva manifestata dalle spiegazioni contraddittorie ed in contrasto con i dati reali, dalla “imperfezione degli editti”, dalla “trascuranza dell’eseguirli”, dalla “destrezza nell’eluderli”, dal ritardo con cui questi venivano scritti e pubblicati.  Questo tipo di comunicazione favorì la diffusione della peste.

Un professionista a contatto con il pubblico, per essere credibile, serio e corretto dovrebbe esprimere le proprie opinioni ed il proprio parere sulla base della propria esperienza e forte del supporto di dati reali, letti in maniera obiettiva e non interpretati a secondo del proprio interesse personale (supporter action). Una comunicazione corretta non deve ingenerare confusione e disorientamento in chi ascolta/legge, specialmente quando l’informazione riguarda argomenti relativi alla salute delle persone ed alla Medicina, altrimenti il risultato conseguente è la disinformazione, che comunque costa alla collettività; non dovrebbe neanche puntare a sacrificare la veridicità e valutazione degli effetti sul ricevente a favore dell’incremento dell’audience. È nostra convinzione che le opinioni debbano essere supportate dai fatti ma chiaramente distinte da questi (non si possono confondere fatti con opinioni). 

Assistendo a trasmissioni televisive o leggendo gli articoli della stragrande maggioranza dei giornali, oggi si nota che la comunicazione è frequentemente e continuamente manipolata a tal punto che si ha l’impressione di vivere in una realtà virtuale (immaginaria, talvolta immaginata addirittura in modo implicito-inconscio, e quindi particolarmente subdola perché lo stesso “emittente” ne è preda): una forma di Truman show, costruita di proposito dove coesistono la verità vera (raramente citata) e le altre “verità” (pseudo-verità continuamente rappresentate), quelle raccontate, quelle manipolate, quelle intossicate, ma, poiché colpiscono i bisogni ed i sentimenti delle persone sono quelle più accettate. La verità vera, quella autentica, invece, viene trasformata in una idea, in una fantasia, o in una cosa irreale, a tal punto che si fa fatica a riferirla e a farla accettare. Si ha così la sensazione che la comunicazione sia in larga parte usata come mezzo per manipolare ed orientare le menti delle persone e dei popoli.

Una forma manipolatoria della comunicazione è quella del gaslighting (29). Il termine è tratto da un’opera teatrale del drammaturgo inglese Patrick Hamilton, pubblicata nel 1935 con il nome di Gaslight (30), conosciuta successivamente in USA come Angel Street ed adattata in diverse produzioni cinematografiche. La trama parla di un marito che cerca di convincere la propria moglie verso una realtà diversa, spostando e nascondendo oggetti in casa e insistendo che sia lei a sbagliarsi o a ricordare male quando nota questi cambiamenti; al limite della pazzia, l’unica cosa che le rimane, per aggrapparsi alla realtà, sono le luci a gas, che il marito usa per cercare i gioielli di una donna che ha ucciso nell’appartamento al piano di sopra. Il contenuto dell’opera ha dato origine alla parola gaslighting che in Psicologia si usa per definire una forma di violenza e manipolazione psicologica nella quale false informazioni (parte cognitiva) sono presentate alla vittima come reali. Lo scopo finale è quello di farla dubitare dei suoi ricordi e giudizi e della sua stessa percezione della realtà e costringerla così a sentirsi in torto ed a perdere progressivamente il suo senso critico (parte emozionale e relazionale); presentare una realtà diversa da quella vera magari usando anche il metodo subliminale (per rafforzare l’attenzione si inseriscono rapidissimi messaggi o fotogrammi di eventi tragici e drammatici) per far perdere il senso critico a chi la riceve e quindi orientarlo verso una realtà diversa, cioè manipolarlo.

Una forma di gaslighting è anche quella che si registra oggi per effetto della costante narrazione che ci viene propinata da TV, giornali e social media, che sfianca e corrode la coscienza di tanti che, alla fine, decidono di arrendersi e di smettere di credere alla realtà reale, sottomettendosi alla realtà fittizia. Spinti dall’anestetico a fare le rivoluzioni e poi ad essere benevoli con loro stessi e pronti a cambiare orientamento quando la mancata realizzazione dei “sogni” si mescola ad una nuova ondata di bisogni da soddisfare. Diceva un generale russo che le guerre oggi non si vincono più con le armi ma le vince chi ha maggiori capacità di manipolare la mente dei popoli; potremmo anche dire che, per esempio, in politica vince chi fa più promesse e ha maggiore capacità di suggestionare gli altri. Una volta notorietà era sinonimo di credibilità; oggi più spesso chi promette l’impossibile e le spara più grosse diventa agli occhi delle persone più credibile. Anche in campo medico la Comunicazione presenta delle importanti criticità come vedremo nelle parti successive. 

Considerazioni finali

Parafrasando Watzlawick possiamo dire che come il cambiamento pervade la nostra vita ed influenza notevolmente la relazione con noi stessi e gli altri (24), anche la comunicazione è una conditio sine qua non della nostra vita e dell’ordinamento sociale (1). Sin dall’inizio della nostra esistenza ognuno di noi è coinvolto in un complesso e dinamico processo di apprendimento delle regole della comunicazione, della loro acquisizione e della loro applicazione volontaria o involontaria nella nostra quotidianità, ma di tali regole, che vengono rispettate quando la comunicazione è efficace e violate quando questa è disturbata, ognuno di noi è consapevole solo in minima parte (1). La comunicazione umana, in quanto processo complesso di trasmissione di informazioni e di emozioni, mira ad osservare, analizzare e capire il comportamento delle persone e le reazioni che la ricezione delle informazioni stesse provocano, attraverso lo studio delle manifestazioni osservabili nella relazione tra individui, ivi comprese le caratteristiche dei diversi componenti. Tra i vari componenti che riteniamo debbano essere presenti a dimostrazione di una comunicazione corretta ed efficace vi sono il campo di osservazione, il contesto generale, il mezzo e le modalità di trasmissione, gli obiettivi e gli effetti che la comunicazione determina. Ma alla base di tutto, a nostro avviso, devono essere presenti alcuni principi fondamentali quali quelli etici ed il rispetto per gli altri. Un ampio campo di osservazione e una valutazione del contesto, adeguati mezzi e modalità di trasmissione, una definizione degli obiettivi facilitano la possibilità di comprensione dei messaggi e delle reazioni. Tuttavia, quando vengono a mancare i principi fondamentali di etica e di rispetto, viene a mancare la correttezza della comunicazione e la sua manipolazione risulta evidente. Riportare i comportamenti del comunicare all’interno del rispetto verso gli altri e dei principi etici sembra una operazione impossibile; ma se si inizia dall’infanzia e dall’adolescenza, con la scuola e la famiglia, e poi con la formazione e la pratica lavorativa sarà comunque un lavoro arduo e lungo ma non impossibile. Una buona formazione non risolverà del tutto il problema né eliminerà la manipolazione della comunicazione ma porterà sicuramente ad un migliore e corretto uso della stessa.

(*) Consulente Cardiologo, Multimedica di Limbiate (MB). Già Direttore del Dipartimento Cardiovascolare, del Dipartimento Coordinamento delle Attività Specialistiche Territoriali e della Cardiologia Riabilitativa dell’Azienda Ospedaliera della Provincia di Lecco; già Professore a contratto di Cardiologia, Università di Firenze.

(**) Psicoterapeuta. Già Professore a contratto di Psicologia Clinica e della Salute-Benessere all’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara e all’Università di Brescia.

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Versione Italiana daGiuseppe Gullace and Luciano Peirone. “Communication in Medicine: Part I: Communication as a Process and its Critical Issues”. EC Cardiology 8.7 (2021): 16-23.

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