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Covid-19 e cure: plasma iperimmune nel trattamento della SARS-CoV-2

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Premessa

Nel caso della pandemia da Covid-19 che stiamo vivendo, SISMED raccomanda fortemente di vaccinarsi contro il virus da Sars-CoV-2. Per maggiori informazioni abbiamo parlato approfonditamente di vaccini qui.

Nella lotta al nuovo Coronavirus c’è una relazione che spesso ha conquistato l’attenzione dei mezzi di comunicazione: Covid-19 e cure al plasma iperimmune. Bisogna innanzitutto sottolineare come lo studio del plasma iperimmune sia una proposta terapeutica, e come tale è al vaglio dell’analisi internazionale per capire se possa essere efficace o, addirittura, se possa essere controproducente (perché potrebbe, ad esempio, portare allo sviluppo di resistenze da parte del virus). Ma di cosa parliamo?

Nella pandemia dovuta al SARS-CoV-2 ci sono tanti interrogativi, di sicuro il vaccino è una soluzione per sconfiggere il contagio, ma è anche vero che nel frattempo la ricerca è in costante attività per sviluppare cure efficaci ed accessibili per salvare le persone che hanno già sviluppato l’infezione. Non dobbiamo solo prevenire, c’è una lotta nelle corsie degli ospedali da combattere e in questo scenario per diverso tempo si è pensato ad un possibile attore salvifico: il plasma.

Aggiornamenti sugli studi condotti

8 Aprile – I risultati dello studio TSUNAMI

L’AIFA, in una nota condivisa su twitter, ha riportato i dati dello studio TSUNAMI relativo all’uso del plasma iperimmune nella lotto contro la Covid-19. Lo studio, condotto in tutta Italia, certifica come il plasma non riduce il rischio di peggioramento respiratorio o morte nei pazienti che hanno sviluppato la malattia. Si raccomanda di leggere il continuo dell’articolo tenendo in considerazione questo aggiornamento.

18 Agosto – Termine anzitempo dello studio C3PO per inconsistenza

Anche il NIH Americano (più o meno l’Istituto Superiore di Sanità statunitense) ha pubblicato le conclusioni di uno studio che indicherebbero come il trattamento con il plasma iperimmune non impedisce la progressione della malattia da Covid-19.

“Speravamo che l’uso del plasma convalescente COVID-19 avrebbe raggiunto almeno una riduzione del 10% nella progressione della malattia in questo gruppo, ma invece la riduzione che abbiamo osservato è stata inferiore al 2%”, ha affermato Clifton Callaway, MD, Ph.D. ., il referente principale dello studio C3PO e professore di medicina d’urgenza all’Università di Pittsburgh. “Ciò è stato deludente. Come medici, volevamo che questo [il plasma iperimmune ndr] facesse una grande differenza nella riduzione delle malattie gravi, ma così non è stato”.

Cos’è il plasma iperimmune

Il modo più semplice per spiegarlo: si tratta del sangue delle persone che hanno contratto il virus SARS-CoV-2 e sono guarite sviluppando gli anticorpi. Il plasma viene trasferito agli individui che stanno combattendo il virus sfruttando le immunoglobuline neutralizzanti, vale a dire anticorpi che si legano all’agente patogeno in questione e lo neutralizzano. O almeno questo dovrebbe essere il processo che porta a considerare come valida la terapia anche con le complicanze respiratorie che compaiono quando si intercetta il Covid-19.

Come combatte il Covid-19?

Il plasma iperimmune è una delle strategie per combattere la pandemia da Covid-19, e nello specifico per curare i malati attraverso la somministrazione di plasma di persone che hanno contratto il virus. In questo modo si pensa di trasferire anche gli anticorpi necessari.

Nello specifico, le terapie che prevedono le cure con il plasma iperimmune vedono effettuare il prelievo delle immunoglobuline neutralizzanti, trattate in laboratorio, dei pazienti guariti, per poi trasferirle alle persone ancora interessate dalla malattia respiratoria Covid-19. Questa è la definizione semplificata del processo, ma ci sono alcuni parametri da valutare.

Quali sono le caratteristiche dei donatori?

a researcher in her lab
Photo by LuAnn Hunt on Unsplash

Bisogna avere l’idoneità per donare il sangue legato alla cura del nuovo Coronavirus. Il primo requisito è quello di aver contratto il Covid-19 con esito positivo al tampone.

Inoltre il sangue deve essere adeguato allo scopo. Come sottolinea il sito web www.centronazionalesangue.it ci sono una serie di passaggi da superare:

“Prima della somministrazione il plasma iperimmune viene sottoposto a una serie di test di laboratorio, anche per quantificare i livelli di anticorpi “neutralizzanti” (il cosiddetto “titolo”), e a procedure volte a garantirne il più elevato livello di sicurezza”.

L’idoneità viene dettata dalla sicurezza: bisogna aver superato il Covid-19 da più di 28 giorni con certificazione del tampone negativo. Inoltre sono escluse dalla donazione le donne che hanno avuto una gravidanza anche non portata a termine. Non è un caso punto.

L’esclusione delle donne che hanno avuto una gravidanza – anche non conclusa – è dato dallo sviluppo di anticorpi anti-Hna o anti-Hla che possono causare problemi nella trasfusione. Al primo posto c’è sempre la sicurezza dell’individuo che riceve il plasma.

Si tratta di una terapia innovativa?

No, in realtà l’uso del plasma iperimmune è una soluzione già nota e utilizzata in passato. I medici hanno utilizzato queste trasfusioni per aiutare i pazienti a combattere le malattie già durante l’influenza spagnola del 1918 in modo da creare un’immunità passiva nel soggetto.

Poi, come suggerisce Erin Goodhue, dirigente della Croce Rossa USA, questa terapia è stata usata per SARS, Ebola, H1N1 e altro. Ma sempre come una soluzione provvisoria:

“Convalescent plasma has historically been used therapeutically and for prophylaxis” — as prevention — “typically in times when a new disease, virus, bacteria comes on the scene and we don’t have any viral-specific therapies for that new or novel disease”.

Il plasma delle persone che hanno già contratto la malattia – nella fattispecie il Covid-19 –  è stato utilizzato per le terapie e la profilassi nel momento in cui una nuova malattia – legata a virus o batteri – impone la sua presenza e non ci sono ancora terapie specifiche.

Quali sono i risultati della cura al plasma iperimmune?

Per ora è ancora difficile dare una definizione chiara perché i risultati sono contrastanti e incerti. Molti studi recenti, ad esempio, hanno aperto possibili spiragli verso miglioramenti lievi ma senza confermare la reale efficacia di questa terapia. Soprattutto nei casi grafi.

a nurse taking some vials of blood

Secondo la ricerca del British Medical Journal, ad esempio, il plasma dei pazienti già interessati dal nuovo Coronavirus non è stato associato a una riduzione della progressione nei casi gravi di Covid-19 o della mortalità per tutte le cause. Questo per quanto riguarda i malati gravi, ma le conclusioni di www.cochrane.org sono altrettanto vaghe:

“We are uncertain whether plasma from people who have recovered from COVID-19 is an effective treatment for people hospitalised with COVID-19 and whether convalescent plasma affects the number of serious unwanted effects. These findings could be related to the natural progression of disease, other treatments or to convalescent plasma”.

In sintesi, non c’è sicurezza che il plasma di persone che sono guarite da Covid-19 sia un trattamento efficace per le persone ricoverate in ospedale con la stessa malattia.

 Inoltre, non c’è neanche garanzia che il plasma influenzi gravi effetti. Infatti questi risultati potrebbero essere correlati alla progressione naturale della malattia, ad altri trattamenti o al plasma. In ogni caso la raccolta di sangue iperimmune continua perché in ogni caso la sperimentazione non è terminata. Anzi, siamo solo all’inizio di un lungo percorso.

La parzialità dei risultati

Concludiamo con un punto impossibile da ignorare: ne sappiamo ancora molto poco. Ad oggi è veramente difficile riuscire a dare risposte chiare rispetto alla possibilità di combattere il Covid-19 con una terapia chiara e ben definita. Soprattutto, ci sono ancora tante soluzioni da affrontare per creare una relazione tra plasma iperimmune e nuovo Coronavirus.

Quello che possiamo sicuramente affermare è che resta un dovere di tutti mettere in campo tutte le precauzioni per frenare il contagio con le regole che abbiamo imparato a rispettare: lavarsi spesso le mani, indossare la mascherina e rispettare la distanza. 
La fiducia nella scienza e nella medicina metterà a frutto queste poche e semplici regole. In ogni caso lasciamo la lista delle strutture che raccolgono sangue iperimmune per la sperimentazione: centronazionalesangue.it/elenco-centri-raccolta-plasma-iperimmune.

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