Demenza: le notizie essenziali di luglio 2016

Monthly Essentials
19 Lug 2016

(via: univadis)

 

Le nuove evidenze migliori del mese sulla demenza, luglio 2016

Uno studio di coorte nazionale molto ampio ha indicato che le dosi cumulative per tutta la vita di farmaci antipsicotici sono collegate a un aumento della mortalità per tutte le cause nei pazienti con demenza di Alzheimer, anche controllando per fattori di rischio noti
In un ampio studio di pazienti con demenza, gli inibitori dell’acetilcolinesterasi erano associati a una riduzione del 50% di ictus ischemico, sebbene non ci fossero differenze significative nella mortalità per tutte le cause
Uno studio di coorte di popolazione di pazienti con diabete di tipo 2 e ipertensione ha indicato che quelli in terapia con inibitori dell’enzima convertitore dell’angiotensina evidenziano una riduzione del 26% della demenza per tutte le cause e quelli che assumono bloccanti del recettore dell’angiotensina II evidenziano una riduzione del 40% della demenza per tutte le cause. Questo effetto era dovuto principalmente a tassi inferiori di demenza vascolare e demenza non Alzheimer

 

Dosi cumulative di antipsicotici nella demenza di Alzheimer

Fonte: Acta Psychiatr Scand
Abstract su PubMed

Risultati principali

  • Durante il follow-up sono stati osservati 27.894 decessi.
  • Il rischio di mortalità per tutte le cause aumentava con le dosi cumulative di farmaci antipsicotici, dopo correzione per marcatori indiretti di gravità, disturbi comorbili fisici e mentali.
  • L’HR per la dose definita giornaliera da 0 a <90 era 2,20 (CI al 95%: 2,14-2,27; P<0,001), da ≥90 a <365 era 1,81 (CI al 95%: 1,74-1,89; P<0,001), da ≥365 a <730 era 1,38 (CI al 95%: 1,428-1,49; P<0,001), e ≥730 era 1,06 (CI al 95%: 0,95-1,18; P=0,322).

Disegno dello studio

  • Coorte di popolazione nazionale di 45.894 pazienti con malattia di Alzheimer seguiti per 3.803.996 anni-persona.

Perché è importante

  • I medici devono usare farmaci antipsicotici in pazienti con malattia di Alzheimer solo moderatamente, se necessario, e alle dosi minime efficaci.
  • I potenziali benefici degli agenti antipsicotici sui sintomi comportamentali non riducono la mortalità associata al trattamento.

 

Inibitori dell’acetilcolinesterasi e rischio di ictus nella demenza

Fonte: Sci Rep
Testo completo gratuito

Risultati principali

  • L’incidenza di ictus ischemico era inferiore negli utilizzatori di inibitori dell’acetilcolinesterasi (acetylcholinesterase inhibitor, AChEI) (160,3/10.000 anni-persona) rispetto ai riferimenti appaiati in base all’indice di propensione (240,8/10.000 anni-persona).
  • L’ictus ischemico era dimezzato con l’uso di AChEI (HR corretto: 0,508; CI al 95%: 0,434-0,594; P<0,001).
  • La mortalità per tutte le cause non differiva significativamente tra utilizzatori di AChEI e non.

Disegno dello studio

  • Gli sperimentatori hanno analizzato i dati di 37.352 pazienti con demenza di età >50 anni senza anamnesi di ictus nel Taiwan National Health Insurance Database dal 1999 al 2008, usando modelli del rischio proporzionale di Cox appaiati in base all’indice di propensione, con correzione del rischio competitivo.
  • La coorte appaiata in base all’indice di propensione ha incluso 10.364 pazienti (5.182 esposti; 5.182 non esposti ad AChEI).

Perché è importante

  • I pazienti con demenza sono a maggior rischio di ictus.
  • Gli AChEI hanno effetti protettivi endoteliali e antinfiammatori.
  • I medici possono considerare la prevenzione dell’ictus come un potenziale beneficio quando decidono se utilizzare il trattamento con AChEI nei pazienti con demenza.
  • Sono necessari studi prospettici randomizzati e osservazionali in altre popolazioni.

 

Inibitori dell’enzima convertitore dell’angiotensina e bloccanti del recettore dell’angiotensina riducono il rischio di demenza


Fonte: Int J Cardiol
Abstract su PubMed

Risultati principali

  • Durante il follow-up di 12 anni il rischio di demenza per tutte le cause è diminuito del 26% nella coorte inibitori dell’enzima convertitore dell’angiotensina (angiotensin converting enzyme inhibitor, ACEI) rispetto a non ACEI (HR: 0,74; CI al 95%: 0,56-0,96) e del 40% nella coorte bloccanti del recettore dell’angiotensina (angiotensin receptor blocker, ARB) rispetto a non ARB (HR: 0,60; CI al 95%: 0,37-0,97) in base alla regressione dei rischi proporzionali di Cox multivariata con correzione per vari fattori confondenti.
  • Questi effetti erano significativi per la demenza vascolare, ma non per la demenza di Alzheimer.
  • Il rischio di demenza era inversamente associato alla durata del trattamento e alla dose.

Disegno dello studio

  • Usando il Taiwan National Health Insurance Research Database, gli sperimentatori hanno identificato 2.377 pazienti trattati con ACEI, 1.780 trattati con ARB e numeri comparabili di pazienti non trattati con ACEI e ARB come pazienti di controllo (mediante appaiamento in base all’indice di propensione).

Perché è importante

  • Nei pazienti con diabete mellito di tipo 2 (type 2 diabetes mellitus, T2DM) e ipertensione gli ARB possono essere preferiti rispetto agli ACEI per aiutare a prevenire la demenza.
  • Il rischio inferiore di demenza vascolare potrebbe essere dovuto a una riduzione della pressione arteriosa e/o a effetti sul metabolismo della proteina amiloide, fosforilazione di tau e stress ossidativo.
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