Diritto all’oblio oncologico: in cosa consiste?

Il diritto all’oblio oncologico è una realtà. Il 5 dicembre 2023 è stata approvata, in via definitiva, la legge con accordo unanime tra le parti politiche, già passata alla Camera 4 mesi prima. Lo scopo del provvedimento è quello di fare in modo che le condizioni di salute affrontate da un paziente oncologico non diventino informazioni da utilizzare in modo discriminatorio.

Detto in altre parole, grazie a questa legge – approvata per ora da Italia, Francia, Paesi Bassi, Portogallo e Lussemburgo – chi è guarito da malattie tumorali deve poter ricevere lo stesso trattamento riguardo a quelle che possono essere assicurazioni o prodotti finanziari.

Cos’è il diritto all’oblio oncologico, una definizione

Per diritto all’oblio oncologico intendiamo un provvedimento legislativo approvato nel dicembre 2023, che tutela gli ex pazienti oncologici rispetto alle richieste e all’utilizzo delle informazioni relative alle proprie condizioni di salute per la malattia tumorale.

L’obiettivo lo suggerisce il documento ufficiale pubblicato sul sito web del Senato: ottenere la “parità di trattamento delle persone che sono state affette da patologie oncologiche”. Ciò significa evitare di fornire informazioni rispetto a ciò che si è affrontato, ma anche che si facciano indagini per appurare se si è guariti da un tumore.

Da dove prende origine questo passaggio?

L’ipotesi di lavorare su quella che oggi è una legge a tutti gli effetti nasce da un’indicazione ben chiara, lasciata sia nella nostra Costituzione che nella risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2022. Iniziamo da quest’ultima ricordandone il principio chiave:

“Si ritiene che le compagnie di assicurazione e le banche non dovrebbero considerare la storia clinica delle persone colpite da cancro; chiede che la legislazione nazionale garantisca che i sopravvissuti al cancro non siano discriminati rispetto ad altri consumatori”.

Il suggerimento, da parte dell’Unione Europea, è quello di arrivare ad una legge adeguata entro il 2025. Ed è ciò che l’Italia ha fatto, onorando anche alcuni articoli fondamentali della Costituzione, come il numero 3 in cui si ricorda che tutti i cittadini hanno pari dignità.

Perché era necessario il diritto all’oblio oncologico?

Come suggerisce il report dell’AIRC, la sopravvivenza ad un cancro in Italia è in continuo aumento. Chiaramente molto dipende dal tipo di tumore che viene registrato e, soprattutto, dalla diagnosi precoce. Queste variabili parallelamente all’identificazione delle giuste terapie, possono determinare livelli di successo importanti. Ecco la sintesi che ci permette di avere un quadro della situazione:

È particolarmente estesa la sopravvivenza dopo i 5 anni dalla diagnosi in persone che hanno avuto alcuni tipi di tumore molto comuni nella popolazione, come quelli del seno (88 per cento), del testicolo e della prostata (oltre il 90 per cento). (…) Chi sopravvive a 5 anni dalla diagnosi ha, dopo alcuni tipi di tumore (…), prospettive di sopravvivenza vicine a quelle della popolazione che non ha mai avuto una neoplasia.

In questa dichiarazione si identifica il nodo centrale che ha portato alla definizione e, successivamente, all’approvazione del diritto all’oblio oncologico. Un diritto che tutela il soggetto nel momento in cui potrebbe ricevere dei trattamenti di sfavore in diverse circostanze:

  • Mutuo.
  • Finanziamento.
  • Concorso.
  • Lavoro.
  • Polizza assicurativa.

Dunque, il paziente considerato guarito e con un rischio pari a chi non ha mai incontrato questa malattia non può e non deve essere discriminato per il suo passato. Ad oggi, infatti, oggi è vietato rifiutare un mutuo ad una persona solo perché precedentemente ha attraversato un percorso oncologico. Tuttavia, vi sono dei parametri che devono essere rispettati.

Quando un paziente è completamente guarito?

Questo principio legislativo tanto atteso si può applicare solo in determinate circostanze, ovvero quando il paziente può considerare la malattia superata. Per trovare una risposta possiamo consultare il già citato PDF del Senato relativo al DDL S. 849:

“Dopo dieci anni, ovviamente in assenza di recidiva, si può considerare guarita questa persona, se la patologia oncologica si è manifestata in età adulta, cioè dopo i ventun anni. Questo periodo di tempo di dieci anni viene ridotto a cinque anni nel caso in cui la patologia oncologica sia insorta prima del ventunesimo anno di età”.

Sempre il sito dell’AIRC ci ragguaglia su un punto fondamentale: nei prossimi mesi saranno indicate le forme di cancro per le quali si dovrà aspettare meno nell’essere considerati completamente guariti, potendo così applicare il principio dell’oblio oncologico.