yellow banana fruits

Disfunzione erettile, malattie cardiache e attività sessuale

image_pdfSalva in PDF

L’attività sessuale è una componente importante della qualità della vita, ma allo stesso modo, può diventare causa di stress in presenza di patologie di natura cardiologica che sollevano, nella mente dei pazienti, alcuni dubbi circa la possibilità di innescare l’insorgenza di eventi cardiaci.

Bisogna quindi subito fare chiarezza, specificando a chiare lettere, che è possibile avere attività sessuale per la maggior parte dei pazienti con malattie cardiovascolari; naturalmente, a seconda dei singoli casi è consigliabile una valutazione medica in anticipo.

In tal senso, i pazienti con sintomi stabili e una buona capacità funzionale hanno generalmente un basso rischio di eventi avversi cardiovascolari con l’attività sessuale. I pazienti con sintomi instabili o gravi dovrebbero essere trattati e stabilizzati prima di impegnarsi in attività sessuali. Un eventuale test da sforzo può fornire ulteriori informazioni in merito alla sicurezza dell’attività sessuale in pazienti con rischio indeterminato o poco chiaro.

Una recente linea guida dell’American Heart Association mette in luce le relazioni tra attività sessuale e malattie cardiovascolari e indica ai medici le evidenze sulla corretta valutazione dei rischi cardiovascolari.

Naturalmente anche problemi di altra natura, possono giocare un ruolo ansiogeno, in relazione all’attività sessuale dei pazienti cardiopatici. In particolare, uno degli aspetti da tenere in massima considerazione, è legato (ovviamente per il sesso maschile) alla capacità di ottenere e mantenere una valida erezione. L’incapacità di ottenere una valida erezione, può riconoscere diverse cause e va sotto il dome di “disfunzione erettile”.

Disfunzione erettile

La disfunzione erettile (DE) è una condizione caratterizzata dall’incapacità di raggiungere o mantenere un’erezione per terminare un rapporto sessuale. La disfunzione erettile è considerata, quando di natura vascolare quasi un marker di futura malattia cardiovascolare.

La DE vascolare e la malattia cardiovascolare condividono, infatti, fattori di rischio comuni, come obesità, ipertensione, sindrome metabolica, diabete e fumo.  Dal punto di vista patogenetico, condividono anche meccanismi fisio-patologici, quali la disfunzione endoteliale, l’infiammazione e l’aterosclerosi. 

Uno dei fattori di rischio non modificabili della disfunzione erettile è naturalmente l’età. La sua incidenza, infatti, comincia ad aumentare dopo i quarant’anni. Come evidenziato dalla Società italiana di Urologia il 65% degli uomini di 70 anni è interessato da disturbi della potenza sessuale. Ma questa condizione è correlata anche allo stato di salute dell’uomo.

Il deficit erettile, infatti, può essere causato da problemi neurologici, psicologici, ormonali e anche vascolari.

Stati morbosi quali il diabete mellito, la carenza di testosterone fino a disturbi di ordine psicologico come l’ansia e la depressione sono tutti correlati al deficit erettile.

Ecco perché si definisce disturbo multifattoriale ed ecco perché per definire il trattamento della disfunzione è necessario individuare la causa sottostante.

La DE non è una “malattia” ma un sintomo, essa ha in comune con la malattia cardiovascolare tutti i fattori di rischio. Pertanto la prima terapia per evitare, non solo le malattie cardiovascolari, ma anche la disfunzione erettile, è la prevenzione, agendo fin da giovani sulla riduzione dei fattori di rischio c.v.

Il deficit erettile, inoltre, è frequentemente correlato alla sindrome metabolica, un gruppo di condizioni cliniche e malattie che possono aumentare il rischio cardiovascolare individuale, tra queste giocano un ruolo determinante, l’aumento della glicemia, l’ipertensione, l’obesità addominale, un aumento dei trigliceridi e una riduzione del colesterolo “buono” HDL.

Numerose ricerche, hanno evidenziato, l’importanza della disfunzione erettile come “marker” di possibili malattie cardiovascolari.  In presenza dei fattori di rischio precedentemente indicati la disfunzione erettile può essere spia di malattia vasculo-metabolica. La DE e le malattie cardiovascolari potrebbero quindi essere considerate come due differenti manifestazioni della stessa patologia sistemica con meccanismi fisiopatologici in comune. I pazienti cardiopatici con DE vanno stratificati a seconda del rischio cardiovascolare. Mentre i pazienti a basso rischio possono praticare attività sessuale e ricevere trattamenti per la DE, quelli ad alto rischio di eventi cardiovascolari vanno rivalutati al fine di stabilizzare la patologia cardiologica di base. Interventi sullo stile di vita, inibitori delle fosfodiesterasi di tipo 5 e terapie con testosterone potrebbero avere effetti benefici sulla sfera sessuale e sul profilo di rischio cardiovascolare.

Possiamo nel caso della DE ritenere che nei pazienti over 40, è un campanello di allarme per le patologie cardiovascolari. Le arterie coronarie ed i vasi che irrorano l’organo sessuale maschile hanno caratteristiche molto simili, a partire dal calibro. La malattia ateroscelerotica può determinare la formazione di trombi nelle arterie del pene, che riducono e impediscono il normale flusso del sangue rallentando il riempimento dell’arteria necessario per l’erezione. In tal caso è sempre consigliabile l’esecuzione di uno screening cardiovascolare, con ECG basale e test da sforzo.

Angina pectoris, Infarto del miocardio ed attività sessuale

L’attività sessuale è la causa di meno dell’1% di tutti gli infarti del miocardio. L’aumento del rischio assoluto di infarto miocardico associato ad 1 ora di attività sessuale a settimana è stimato in 2-3 casi su 10.000 persone all’anno.

Studi condotti principalmente in giovani uomini sposati hanno dimostrato che l’attività sessuale con il partner abituale è paragonabile a un’attività fisica da lieve a moderata corrispondente a 3-4 equivalenti metabolici (MET) per una breve durata.

Sebbene l’attività sessuale sia associata ad un aumentato rischio di eventi cardiovascolari, il tasso assoluto di eventi è bassissimo in quanto l’esposizione all’attività sessuale è di breve durata e costituisce una percentuale molto piccola del tempo totale a rischio di ischemia miocardica o infarto miocardico. Un episodio anginoso, che si verifica durante i minuti o le ore seguenti l’attività sessuale, rappresenta meno del 5% di tutti gli attacchi anginosi.

E’ raro in pazienti che non soffrono di angina durante lo sforzo fisico intenso ed è più frequente in individui sedentari, affetti da grave malattia coronarica, nei quali l’angina è correlata ad attività fisica minima. Se un paziente può ottenere un dispendio energetico di 3-5 MET senza dimostrare ischemia durante un test da sforzo, allora il rischio di ischemia durante l’attività sessuale è molto basso.

Anche gli studi sui casi di morte improvvisa correlata all’attività sessuale indicano percentuali molto basse (0,6% -1,7%). I soggetti morti durante il coito sono per lo più uomini (83-93%), e la maggior parte (75%) durante rapporti extraconiugali, con una partner più giovane in un ambiente non familiare e/o dopo pasti pesanti e consumo eccessivo di alcol. L’aumento del rischio assoluto di morte improvvisa associato a 1 ora di attività sessuale a settimana è stimata essere inferiore a 1 caso ogni 10.000 persone all’anno.

Raccomandazioni generali

(fonte American Heart Association)

  • I pazienti con malattia cardiovascolare che desiderano iniziare o riprendere l’attività sessuale devono essere valutati con una accurata storia clinica e un esame fisico.
  • L’attività sessuale è possibile per i pazienti con malattia cardiovascolare che, alla valutazione clinica, sono a basso rischio di complicanze cardiovascolari.
  • L’esecuzione di test da sforzo appare appropriata per pazienti con rischio cardiovascolare elevato o con rischio cardiovascolare sconosciuto o con disfunzione erettile, per valutare la capacità di esercizio e lo sviluppo dei sintomi, ischemia o aritmie.
  • L’attività sessuale è possibile per i pazienti che raggiungano un livello di dispendio energetico ≥ 3-5 METS senza angina, dispnea eccessiva, modificazioni ischemiche del tratto ST, cianosi, ipotensione o aritmia.
  • I pazienti con malattia cardiovascolare instabile, scompensata e/o con gravi sintomi dovranno essere invitati a differire l’attività sessuale fino a quando la loro condizione non sarà stabilizzata in modo ottimale.

Attività sessuale e condizioni cardiovascolari specifiche

Malattia coronarica

L’attività sessuale è possibile per i pazienti con angina lieve o assente, è altresì possibile

Dopo 2 settimane da un infarto miocardico non complicato se il paziente è senza sintomi cardiaci durante attività fisica da lieve a moderata.

L’attività sessuale può essere considerata per i pazienti che hanno subito la rivascolarizzazione coronarica completa e può essere ripresa alcuni giorni dopo l’intervento coronarico percutaneo (PCI) se il sito di accesso vascolare è senza complicazioni; in caso di By-Pass Aorto-Coronarico, da 6 a 8 settimane dopo l’intervento, a condizione che la sternotomia sia in ordine.

L’attività sessuale è possibile anche per i pazienti che hanno subito un intervento chirurgico non coronarico a cuore aperto e può essere ripresa da 6 a 8 settimane dopo la procedura, a condizione che la sternotomia sia guarita.

Per i pazienti con rivascolarizzazione coronarica incompleta può essere indicato un test da sforzo per valutare la portata e la gravità dell’ischemia residua.

L’attività sessuale dovrebbe essere differita per i pazienti con angina instabile o refrattaria fino a quando la loro condizione non è stabilizzata e gestita in modo ottimale.

Scompenso cardiaco

L’attività sessuale è possibile per i pazienti con insufficienza cardiaca compensata e/o lieve (classe NYHA I o II). L’attività sessuale è sconsigliabile ai pazienti con insufficienza cardiaca scompensata o avanzata (NYHA classe III o IV) fino a quando la loro condizione non è stabilizzata e gestita in modo ottimale.

Malattie valvolari

L’attività sessuale è consentita per i pazienti con lieve o moderata malattia valvolare cardiaca e sintomi lievi o assenti. L’attività sessuale è altresì possibile per i pazienti con protesi valvolari normalmente funzionanti o che hanno subito interventi alle valvole con buon esito.

L’attività sessuale è sconsigliata ai pazienti con malattia valvolare sintomatica grave o significativa fino a quando la loro condizione non è stabilizzata e gestita in modo ottimale.

Aritmie cardiache, pacemakers e ICD

L’attività sessuale è possibile per i pazienti con fibrillazione atriale o flutter atriale e frequenza ventricolare ben controllata.

L’attività sessuale è ragionevole per i pazienti con una storia di tachicardia da rientro atrioventricolare di tipo nodale, tachicardia da rientro atrio-ventricolare o tachicardia atriale con aritmie controllate. L’attività sessuale è possibile per i pazienti con pacemaker.

L’attività sessuale è possibile per i pazienti con ICD impiantato per prevenzione primaria.

L’attività sessuale è possibile per i pazienti con ICD usati per la prevenzione secondaria, nei quali l’attività fisica moderata (≥ 3-5 MET) non precipita una tachicardia o una fibrillazione ventricolare e che non ricevono frequenti scariche multiple appropriate. L’attività sessuale dovrebbe essere differita per i pazienti con fibrillazione atriale a frequenza ventricolare scarsamente controllata, aritmie sopraventricolari non controllate o sintomatiche, tachicardia ventricolare spontanea o indotta da esercizio fisico fino a quando la condizione non è gestita in modo ottimale.

L’attività sessuale deve essere differita nei pazienti con ICD che hanno ricevuto scariche ripetute fino a quando l’aritmia in causa non è stabilizzata e controllata in modo ottimale.

Malattie cardiache congenite

L’attività sessuale è possibile per la maggior parte dei pazienti che non hanno una insufficienza cardiaca avanzata o scompensata, una malattia valvolare grave e/o significativamente sintomatica, aritmie non controllate.

Cardiomiopatie ipertrofiche

L’attività sessuale è possibile per la maggior parte dei pazienti con cardiomiopatia ipertrofica (HCM).

L’attività sessuale dovrebbe essere differita per i pazienti con HCM gravemente sintomatica fino a quando la loro condizione non si è stabilizzata.

Farmaci cardiovascolari e la funzione sessuale

I farmaci cardiovascolari che possono migliorare i sintomi e la sopravvivenza non devono essere sospesi a causa delle preoccupazioni circa il potenziale impatto sulla funzione sessuale.

Farmacoterapia per le disfunzioni sessuali Inibitori della PDE5 (sildenafil, tadalafil, vardenafil)

Gli inibitori della PDE5 sono utili per il trattamento della disfunzione erettile nei pazienti con malattia cardiovascolare stabile.

N.B.  La sicurezza di inibitori della PDE5 non è nota nei pazienti con stenosi aortica grave o cardiomiopatia ipertrofica.

  • Gli inibitori della PDE5 non devono essere somministrati a pazienti in terapia con nitrati.
  • I nitrati non devono essere somministrati prima di 24 ore dall’assunzione di sildenafil o vardenafil e prima di 48 ore dall’assunzione di tadalafil.
Terapia estrogenica locale o topica

L’uso di estrogeni per via non sistemica come trattamento della dispareunia nelle donne con malattia cardiovascolare è possibile.

Prodotti a base di erbe

L’impiego di erbe medicinali per il trattamento della disfunzione sessuale nei pazienti con malattia cardiovascolare deve essere rivolto alla cautela a causa di possibili eventi avversi per ingredienti non dichiarati.

Problemi psicologici

Nei pazienti con malattie cardiovascolari deve essere valutata l’ansia e la depressione per quanto riguarda l’attività sessuale.

Consulenza di coppia

Un’attività di consulenza al paziente e al coniuge/partner è utile per aiutare la ripresa dell’attività sessuale dopo un evento cardiaco acuto, una nuova diagnosi di malattia cardiovascolare o un impianto di ICD.

Il documento dell’American Heart Association, a cui si rinvia per i dettagli sui vari argomenti, conclude sulla necessità di ulteriori ricerche sull’attività sessuale in specifiche condizioni cardiovascolari, con particolare riguardo agli effetti dell’attività sessuale nelle donne e negli anziani.

Referenze

Levine GN, Steinke EE, Bakaeen FG, Bozkurt B, Cheitlin MD, Conti JB, Foster E, Jaarsma T, Kloner RA, Lange RA, Lindau ST, Maron BJ, Moser DK, Ohman EM, Seftel AD, Stewart WJ; on behalf of the American Heart Association Council on Clinical Cardiology, Council on Cardiovascular Nursing, Council on Cardiovascular Surgery and Anesthesia, and Council on Quality of Care and Outcomes Research.

Sexual activity and cardiovascular disease: a scientific statement from the American Heart Association. Circulation. 2012;125:1058–1072. doi: 10.1161/ CIR.0b013e3182447787

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Questo sito utilizza cookies di profilazione. Continuando nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookies esclusivamente per finalità statistiche. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi