Dislipidemia nel Terzo Mondo, accesso alle cure e reperibilità degli alimenti

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Molti conoscono l’importanza delle giuste cure per limitare gli effetti negativi dell’eccesso di lipidi nel sangue. Ma spesso si associano le patologie legate a questa condizione ai paesi industrializzati, con uno stile di vita che mette da parte l’attività fisica a favore di un’alimentazione molto grassa e una vita sedentaria. Purtroppo la dislipidemia nei paesi del Terzo Mondo è un problema reale e sottostimato.

Questa visione miope si manifesta a causa di una coscienza errata del tema. Nelle nostre società la forma di dislipidemia più nota e conosciuta riguarda l’aumento di una tipologia di grassi nel sangue (iperlipidemia) ma sappiamo che non è questa l’unica complicazione in questa famiglia di alterazioni. 

Per questo la dislipidemia nei paesi del Terzo Mondo deve essere affrontata con un’ottica diversa, sia per quanto riguarda la prevenzione che le relative cure basate in primo luogo sulla giusta alimentazione. Che è uno dei problemi più difficili da superare in determinati contesti socioculturali.

Cos’è la dislipidemia, definizione

Il punto di partenza per affrontare questo tema riguarda la definizione stessa di dislipidemia. Con questo termine intendiamo tutte le alterazioni che riguardano la presenza di lipidi nel sangue. 

La condizione patologica che nasce da una quantità anomala di grassi in circolo (soprattutto colesterolo, fosfolipidi e trigliceridi) nella maggior parte dei casi è legata a un aumento dei valori. E questo comporta l’insorgenza di malattie e condizioni legate ai rischi cardiovascolari che portano anche a esiti mortali o particolarmente gravi come infarto miocardico e ictus.

Esistono due tipi fondamentali di dislipidemia: quella secondaria o acquisita, che riguarda principalmente alimentazione e stili di vita poco sani, e le forme ereditarie. Quindi è errato pensare che le dislipidemie, comprese quelle legate all’eccesso di lipidi nel sangue, siano legate solo ai paesi industrializzati. Anche se una correlazione è evidente come suggerisce www.msdmanuals.com:

“In alcune parti del mondo (come in Cina e in Giappone), dove si riscontrano livelli medi di colesterolo pari a 150 mg/dl, le coronaropatie sono meno frequenti rispetto a quanto avviene in paesi come gli Stati Uniti”.

Forme di dislipidemia sono presenti anche in soggetti che hanno stili di vita e alimentazione equilibrati, ma è chiaro che questi fattori influenzano notevolmente l’insorgenza dei disturbi. Ed ecco perché è così importante includere una dieta adeguata nelle cure adeguate alla dislipidemia.

Come curare le dislipidemie

Altro passaggio da approfondire prima di concentrare l’attenzione sui paesi del Terzo Mondo quando si parla di dislipidemie: le possibili cure. Anche se le alterazioni e le relative cure possono essere diverse, è chiaro che per regolare la presenza di lipidi (in eccesso o più raramente in carenza) nel sangue bisogna incidere sull’alimentazione. Come? Monitorando l’eccesso di grassi saturi e calorie. 

Qual è la dieta ideale in questi casi? Difficile dare una definizione chiara e valida per tutti, ma in linea di massima valgono le regole suggerite da un’alimentazione sana a base di verdura, frutta, legumi, pesce, carne bianca. Da limitare quella rossa, i grassi animali e i cibi con processi di cottura come la frittura. Meglio preferire forno o cottura al vapore. A tutto questo bisogna aggiungere il giusto movimento fisico legato all’attività sportiva, eliminando vizi come il fumo e l’abuso di alcool.

Dislipidemia e paesi del terzo mondo

Photo by Ninno JackJr on Unsplash

Anche se l’incidenza di tutte le patologie legate a una presenza alterata dei lipidi nel sangue incide soprattutto i paesi industrializzati – per stili di vita sedentari e diete a base di grassi – questo problema riguarda anche i quelli del Terzo Mondo. Come suggerisce questa ricerca di sciencedirect.com, condotta nei paesi del sud est asiatico, il punto è condiviso per motivi differenti. 

In questi luoghi, infatti, la poca consapevolezza che si fonde con trattamenti inadeguati e politiche di prevenzione che devono essere migliorate. Inoltre c’è un nodo importante relativo al cibo: chi ha complicazioni legate alla dislipidemia trova grande giovamento nel seguire una dieta equilibrata. 

Nei paesi in via di sviluppo, però, non c’è solo un’assenza di cibo in termini assoluti ma anche una difficoltà nel reperire gli alimenti giusti. Una condizione che porta a una scelta errata della dieta.

Che di solito si presenta ricca di grassi e scarsa dal punto di vista nutrizionale. Vivere in una nazione povera vuol dire, in molti casi, non avere la possibilità di procurare ciò che serve per tenere sotto controllo i lipidi nel sangue. E accontentarsi di alimenti che rischiano di replicare le cause del disturbo. 

Alimentarsi bene costa troppo

La documentazione pubblicata su academic.oup.com porta conclusioni prevedibili ma difficili da accettare: “We found that the RCPs of most healthy foods are substantially more expensive in poorer countries”. I cibi salutari sono più costosi nei luoghi poveri, mentre le nazioni più sviluppate rendono accessibili gli alimenti sani. Lo stesso vale per quelli grassi ma nei paesi sviluppati i cibi calorici diventano solo un’opzione allettante. Una scelta individuale. Ma al tempo stesso troviamo:

Photo by Tadeu Jnr on Unsplash
  • Consapevolezza.
  • Prevenzione.
  • Cure mediche.

Nei paesi sviluppati l’abuso di cibi che portano alla dislipidemia è una decisione personale. Per quelli in via di sviluppo e del Terzo Mondo, spesso, è una strada obbligata. Un esempio arriva dalla sintesi della ricerca pubblicata su theconversation.com: in un paese povero come il Niger – con un’alimentazione basata prevalentemente su riso o pane – le uova sarebbero un’utile risorsa nutritiva.Questo perché sono ricche di proteine di qualità e micronutrienti. Ma le uova in Niger sono 23,3 volte più costose degli alimenti comuni. Ciò significa chiudere le porte a chi vuole o deve diversificare la dieta quotidiana per evitare l’abuso di soluzioni poco salutari per la propria condizione.

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