E se il sonnellino pomeridiano facesse male?

La fine di un’epoca

E adesso come si fa? Per anni ci è stato detto (ed avallato da fior di studiosi) che un sonnellino rendeva più proficua la ripresa del lavoro pomeridiano.

Erano stati versati litri d’inchiostro per dimostrare che oltre ad aiutare i processi metabolici  cerebrali post prandiali, la “pennichella” aveva dei risvolti positivi in termini di miglioramento di qualità e di durata della vita… Pensate che in molti uffici (imprenditoria privata) venivano appositamente allestite delle postazioni che favorivano la sana “pennichella pomeridiana”, mentre negli uffici pubblici gli impiegati (che avevano già compreso l’importanza) erano da anni attrezzati alla bisogna, a volte ricorrendo a con trucchi “fantozziani”.

Bene, dopo che per anni, soprattutto a certe latitudini, la “cultura” del pisolino era divenuta una salutare abitudine di vita, è arrivato il prof. Zhe Pan della Guangzhou Medical University, ad affermare che il sonnellino pomeridiano non solo non è sicuramente benefico, ma addirittura può essere dannoso!

Le conclusioni presentate all’ESC 2020

Queste sono le conclusioni presentate on line al Congresso ESC 2020 dagli studiosi dell’Università cinese di Guangzhou: “Il sonnellino diurno è un’abitudine comune in tutto il mondo ed è generalmente considerato un’abitudine sana”, ha affermato Zhe Pan “comunemente è ritenuto che il pisolino possa migliorare le prestazioni e contrasti le conseguenze negative del debito di sonno”. “Il nostro lavoro”, afferma lo studioso, “sfida queste opinioni oggi ampiamente condivise”.

Secondo Zhe Pan ed il suo gruppo,  le precedenti ricerche sul legame tra sonnellini diurni, morte o malattie cardiovascolari hanno prodotto risultati contrastanti.

Se lo avessi saputo prima (n.d.r.) avrei sicuramente evitato che mio padre, scomparso all’età di 92 anni, facesse regolarmente (negli ultimi 30 anni della sua vita) il sonnellino pomeridiano. Forse oggi sarebbe ancora tra noi…

Inoltre, afferma sempre lo studioso cinese, “in tali studi non si teneva conto della durata del sonno notturno”.

I dati

Lo studio, presentato on line all’ESC 2020, ha valutato complessivamente un totale di 313.651 pazienti, presenti in più di 20 studi precedenti.  Di questi, circa il 39% dei partecipanti era dedito a sonnellini pomeridiani.
L’analisi  dei dati, ha mostrato che coloro che abitualmente facevano, dei sonnellini più lunghi di 60 minuti, mostravano un rischio di morte per tutte le cause maggiore del 30% ed una probabilità di contrarre malattie cardiovascolari del 34% maggiore, rispetto a chi non “riposava” il pomeriggio.
Complessivamente, i sonnellini di qualsiasi durata erano collegati a un rischio di morte aumentato del 19%.
La connessione era più pronunciata nelle donne (medicina di genere n.d.r.) che avevano una probabilità di morte del 22% maggiore con il pisolino rispetto a coloro che non dormivano.  

L’analisi dei dati dei partecipanti più anziani, dimostrava una correlazione con l’età, infatti in costoro, il rischio di morte risultava aumentato del 17% (con i sonnellini).

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Un barlume di speranza

Fortunatamente, una nota positiva si può ricavare dalle considerazioni finali del gruppo di Zhe Pan, a tutto vantaggio della categoria impiegatizia e, soprattutto, a beneficio della mia coscienza circa il pisolino del mio genitore: gli studiosi cinesi, infatti, affermano che i sonnellini brevi (meno di 60 minuti) non dimostrano di essere rischiosi per lo sviluppo di malattie cardiovascolari.

In conclusione, Zhe Pan ha affermato: “per quelli di noi che non hanno l’abitudine di dormire durante il giorno, non ci sono prove convincenti per iniziare”.  “I risultati suggeriscono che i sonnellini più brevi (specialmente quelli inferiori ai 30-45 minuti) potrebbero migliorare la salute del cuore nelle persone che dormono insufficientemente la notte“.

Circa i motivi per i quali il pisolino sarebbe dannoso, non sono stati del tutto chiariti,  anche se alcuni studi hanno suggerito che lunghi sonnellini sono collegati a livelli più elevati di infiammazione.

Riporto questa notizia, e questi risultati, per dovere di cronaca, ai lettori trarre le conclusioni sulle proprie abitudini post-prandiali.

Dr. Gabriele Catena
Dipartimento Cardiologia Territoriale
ASL Teramo