Cosa sappiamo sull’epatite acuta pediatrica?

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Si parla molto, negli ultimi tempi, di epatite acuta nei bambini con notevole preoccupazione dei genitori. Perché aumentano i casi di infezione anche nel nostro paese dopo la scoperta, nei primi giorni di aprile da parte dell’OMS, del cluster di alcuni bambini scozzesi.

Prima di iniziare a valutare ed elencare definizioni è giusto ricordare questo: Giuseppe Indolfi, epatologo del Meyer –  ma anche professore associato di Pediatria all’Università di Firenze e membro del Gruppo di lavoro sulle epatiti della Società Italiana di Pediatria – dà una serie di rassicurazioni sul fatto che c’è massima attenzione ma non emergenza.

“Se i numeri inglesi sembrano chiaramente orientare verso un aumento dell’incidenza di questa patologia (…) in Europa e in Italia siamo in una situazione di assoluta tranquillità (…) in questo momento possiamo tranquillizzare sul fatto che è un’epatite che conosciamo”.

Dalle pagine della Società Italiana Pediatrica, quindi, il professore Indolfi lancia rassicurazioni e tranquillizza la platea sul fatto che si tratta di un’epatite dai numeri bassi e con effetti noti. Che si cura con terapie di supporto per contrastare i sintomi. Questo non basta per comprendere e rassicurare. Cosa sappiamo sull’epatite acuta nei bambini?

Primi segni dell’epatite acuta pediatrica

Le tracce della malattia si sono riscontrate, per la prima volta, il 5 aprile 2022. Questo grazie alla segnalazione fatta dal Regno Unito all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ci sono stati 10 casi di epatite acuta grave in bambini con meno di 10 anni, nella Scozia centrale.

L’epatite è una malattia del fegato che danneggia le cellule, può essere cronica ma anche acuta. Quest’ultima soluzione si sviluppa in tempi rapidi e ha un decorso variabile. 

Esistono diversi tipi di epatiti e ai bambini in questione non hanno riscontrato infezioni note. Come suggerisce l’Istituto Superiore di Sanità, infatti, le analisi hanno escluso i virus dell’epatite A, B, C, D ed E in tutti i casi. Ma alcuni bambini sono stati ricoverati e hanno subito il trapianto del fegato, come avviene nelle epatiti che bloccano le funzioni dell’organo.

Cause note di questa condizione

Al momento non è ancora certa l’eziologia di questa forma di epatite fulminante pediatrica. Ma ci sono delle riflessioni sul tavolo. Il Regno Unito ritiene attualmente che la causa più probabile sia l’infezione da Adenovirus, diffusa a livello globale, in particolare nei bambini. 

Questi virus causano diversi tipi di infezioni con sintomi simili al raffreddore, vomito e diarrea. D’altro canto, ricorda l’ISS, non comportano la comparsa di epatite se non in soggetti immunocompromessi come conseguenza rara. Da qui la possibile ipotesi:

“Factors such as increased susceptibility amongst young children following a lower level of circulation of adenovirus during the COVID-19 pandemic, the potential emergence of a novel adenovirus, as well as SARS-CoV-2 co-infection, need to be further investigated. Hypotheses related to side effects from the COVID-19 vaccines are currently not supported as the vast majority of affected children did not receive COVID-19 vaccination”.

Ci sono diverse cause da studiare. Una di queste – oltre la comparsa di una nuova variante di adenovirus e una coinfezione da SARS-CoV-2 – è quella legata alla scarsa circolazione di questo tipo di virus durante le fasi di lockdown e restrizioni dovute al Covid-19, sebbene vi sia stata una certa contestazione rispetto a tale ipotesi.

Come ricorda sempre l’OMS, tutte le possibilità devono ancora essere studiate, quindi non possiamo sbilanciarci. Sappiamo solo che non si tratta sicuramente di un effetto collaterale dei vaccini perché i bambini colpiti, nella maggior parte dei casi, non erano vaccinati.

Sintomi di questa epatite pediatrica

I sintomi osservati sono quelli tipici della malattia legata al processo infiammatorio che colpisce il fegato: nausea, diarrea, dolore allo stomaco. Ma c’è un aspetto da ricordare:

“L’unico segno specifico per un’epatite acuta colestatica grave è la comparsa dell’ittero, un elemento clinico ben riconoscibile, ossia la colorazione gialla della cute e delle mucose”.

Giuseppe Indolfi ci comunica che è il colorito giallo, tipico dell’ittero, a segnalare il vero allarme. La sindrome presenta sintomi gastrointestinali simili a quelli di tanti disturbi innocui, che però hanno preceduto l’epatite acuta grave con livelli aumentati di enzimi epatici.

Cosa fare per affrontare questo problema

Per ora l’unico atteggiamento utile è il tempestivo avviso del pediatra nel momento in cui si presentano i sintomi osservati, ovvero i disturbi allo stomaco – dolore, nausea, diarrea. La lista completa dei sintomi si può trovare sul sito web governativo www.gov.uk:

  • Urina scura.
  • Feci di colore grigio.
  • Prurito.
  • Dolori muscolari e articolari
  • Stato influenzale e di stanchezza.
  • Mal di pancia.
  • Perdita dell’appetito.

Con attenzione in più al colorito giallo della pelle e della parte bianca dell’occhio (sclera), condizione tipica dell’ittero. Vale a dire quel sintomo che è causato da una produzione anormale della bilirubina contenuta nella bile. Sempre centrale è il rapido confronto con il pediatra di base, senza dimenticare che nei neonati l’ittero è una condizione normale.

Un consiglio che troviamo anche nelle risorse consigliate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: lavarsi spesso le mani, così come abbiamo imparato a fare con il Covid-19. 

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