Esistono dei marcatori che mi avvisano se mi sto avviando all’infarto del miocardio?

Consigli pratici per i pazienti (ma anche….. Per i medici)

Esistono dei marcatori che mi avvisano se mi sto avviando all’infarto del miocardio?

 

Ci rifacciamo alle linee guida europee sulla malattia cardiovascolare e sulla prevenzione nella pratica clinica dei  fattori di rischio in prevenzione primaria e secondaria.

Innanzitutto scrivetevi questo numero, che non è un numero telefonico, ma ugualmente è un numero salva vita!

0-3-5-140-5-3-0

Che significa?

  • •         Allora, 0 = zero fumo
  • •         3= 3 Km/die o 30 minuti /die di sport, ma basta anche camminare di buon passo!
  • •         5= 5 porzioni al giorni di frutta e/o verdura
  • •         140= significa il limite da non sorpassare mai per la pressione sitolica, ma meglio ancora se è più bassa.
  • •         5= colesterolo totale, cioè < 6 mmol/L, cioè (195 mg/dl) ossia 39 mg= 1 mmol/L
  • •         3:  colesterolo LDL < 3 mmol/L (117 mg/dl)
  • •         0:  evitare il sovrappeso ed il diabete

Questa è la formula salvavita.
Ma come faccio a sapere prima se mi sto avviando ad un infarto?
Esistono dei marcatori di patologia cardiovascolare che prima che mi becco l’infarto mi dicano di fermarmi e di curarmi?

Si, essi esistono e se sono presenti questi fattori di rischio:

  • •         Ipertensione arteriosa
  • •         Fumo
  • •         Soprappeso
  • •         Intolleranza ai carboidrati
  • •         Sindrome metabolica

e sono presenti anche questi danni d’organo

  • •         Rigidità arteriosa ed aterosclerosi
  • •         Ipertrofia del ventricolo sinistro, accertata con ecocardio
  • •         Disfunzione del ventricolo sinistro o scompenso cardiaco
  • •         Il diabete mellito
  • •         La compromissione della funzione renale
  • •         La microalbuminuria
  • •         Infiammazione vascolare con PCR
  • •         Disfunzione endoteliale

Allora il paziente si avvierà verso le seguenti patologie vascolari:

  • L’infarto del miocardio
  • L’ictus cerebri
  • L’Insufficienza renale cronica.

Ma la patologia aterosclerotica non si manifesta improvvisamente!

Necessita di anni per manifestarsi in maniera conclamata con il danno d’organo; cioè i vasi arteriosi prima di chiudersi completamente, presentano una serie di modificazioni fisiopatologiche, dovute all’accumulo di una pappa lipidica nel loro contesto, per cui all’età tra i 30 ed i 60 anni, è possibile intervenire con una cura che, come vedremo, è data da uno stile di vita adeguato e farmaci ipolipemizzanti.

Infatti sono una decina i fattori di rischio che rendono ragione di più di un terzo delle morti sul nostro pianeta, morti che si stanno verificando perfino nelle popolazioni emergenti dell’India e della Cina, dove stanno cambiando le abitudini di vita con l’industrializzazione.  I fattori di rischio che causa incremento di mortalià precoce sono:

  • •         Ipercolesterolemia con 4.4 milioni di morti (7,9% del totale)
  • •         Il fumo di tabacco con 4,9 milioni di morti
  • •         Ipertensione arteriosa con 7.1 milioni di morti.

 

Ancora a questi fattori di rischio cardiovascolare va aggiunta la piaga del diabete mellito tipo 2 che tra il 2003 ed il 2025 si estenderà a tappeto in tutto il mondo.
Pertanto si stima che nel 2020 la malattia cardiovascolare ischemica e l’ictus cerebrale ischemico diventeranno la prima causa di morte e di invalidità nel mondo.
Da qui la necessita che si prendano dei provvedimenti, cioè che si attui una prevenzione di tali patologie, che si dice primaria, poiché non si è manifestato ancora il danno e si deve intervenire con farmaci e norme adeguate.

In Italia le principali cause di morte da dati dell’Istituto di Sanità sono:

  • •         Per gli uomini la malattie cardiace nel 38.7%, seguita da tumori nel 32.1% e da altre cause nel 29.2
  • •         Per le donne la malattie cardiache nel 48.4%, seguite da altre cause e da tumori nel 23.8%

Ma una cosa è certa: all’aumentare del tasso di LDL colesterolo, aumentano gli eventi cardiovascolari, cosa che è evidente nello studio MRFIT e nel vecchio studio di Framingham, dove per valori di colesterolemia di 260 mg% si avevano rispettivamente una vera e propria impennata della mortalità e degli eventi cardiovascolari.
Secondo lo studio Euroaspire, il livello di colesterolo > 200 mg/dL è responsabile di circa 4,4 milioni di decessi/anno; per cui una riduzione di colesterolemia del 10% produce una riduzione nella mortalità del 15%, essendo il principale target responsabile del danno vascolare il colesterolo contenuto nelle LDL.
E’ chiaro che esistono delle condizioni patologiche in cui il colesterolo LDL è elevato e ciò accade nella SINDROME METABOLICA che è quella sindrome caratterizzata da ipertensione, obesità addominale, iperinsulinemia o addirittura diabete e dislipidemia con iperglicemie e stato di ipercoagulabilità e dislipidemia con LDL piccole e dense e basso colesterolo HDL.

A proposito, non è detto che se i valori si colesterolo LDL sono buoni, non ci sia la tendenza alla malattia ateromasica; infatti esistono delle condizioni in cui le LDL sono piccole e dense e ciò si potrà  sapere dosando le apo B, espressione delle proteine contenute nelle LDL.

Quali sono i soggetti con una “SERIA CANDIDATURA” ad una patologia Cardio-Vascolare? 

Se un paziente ha già una sua patologia, per esempio l’ipertensione arteriosa e poi anche una di queste condizioni:
Fattori di rischio cardiovascolare per la stratificazione del rischio

  • PAS > 140 mmHg
  • Uomo >55 anni
  • Donna >65 anni
  • Fumo
  • Colesterolo totale  >190 mg/dL o  C-LDL >115 mg/dL;   C-HDL  U < 40 o D <46 TG>150 mg/dl
  • Familiarità per MCV precoci
  • Obesità addominale  (U ³102 e D ³88 cm)

Danno d’organo

  • Ipertrofia ventricolare sinistra
  •     – ECG (Sokolow-Lyon>38 mm; Cornell>2440mm*ms –
  •     – ECO (MVSI U ³125 e D ³110 g/m2)
  • Ispessimento Intima-Media carotideo  ³0,9 mm o  placca
  • PWV carotideo-femorale>12 m/s
  • Indice gamba/braccio <0,9
  • Ipercreatininemia lieve (U 1,3-1,5 mg/dL o D 1,2-1,4 mg/dL)
  • Filtrato glomerulare ridotto (<60 ml/min) o clearance della creatinina (<60 ml/min)
  • Microalbuminuria  (30-300 mg/24 ore; albumina/creatinina  U ³22  e D ³31
  • diabete
  • Glucosio plasmatico a digiuno (≥126 mg/dL)
  • Glucosio plasmatico postprandiale (>198 mg/dL)

 

Patologie d’organo

  • Cerebrovascolari: Ictus, TIA, emorragia cerebrale
  • Cardiache: IMA, angina, rivascolarizzazione coronarica, scompenso
  • Renali: Nefropatia diabetica, insufficienza renale (SCr U>1,5 mg/dl D>1,4 mg/dl, protenuria (>300 mg/24 ore)
  • Vasculopatia periferica
  • Retinopatia ipertensiva avanzata: emorragie o essudati, papilledema

 

Dicevamo, se ha l’ipertensione e questi fattori di cui sopra, allora il rischio di ammalare si eleva esponenzialmente.
Ancora esiste uno studio chiamato Interhearth, che dimostra come nove semplici fattori si associano fortemente con infarto miocardico:

  • Rapporto ApoB/Apo AI
  • Alti valori di trigliceridi , basso HDL
  • Fumo
  • Diabete
  • Ipertensione
  • Obesità addominale
  • Fattori psicosociali
  • Scarso utilizzo di Frutta e verdura
  • Scarso Esercizio fisico
  • Abuso di Alcool

Fra questi l’alterato rapporto Apo B/ Apo AI ed il fumo di sigaretta sono i più importanti e rendono ragione dei 2/3 dei casi di infarto.
Ne deriva che l’obiettivo è ridurre LDL-C ma se esistono due fattori di rischio insieme o se il soggetto ha già avuto un infarto o, peggio, se sta uscendo dalla UTIC.

Allora è chiaro che il target del Colesterolo LDL sarà differente;

  • Target 160 mg/dl se < 2 fattori di rischio
  • Target 130 mg/dl se > 2 fattori
  • Target 70 mg/dL se il soggetto ha diabete mellito o precedenti malattie Cardio-

 

Come prevenire la malattia cardiovascolare?

  • Con la dieta mediterranea (vedi sito e piramide alimentare e dieta giusta)
  • Con l’esercizio fisico e controllo del peso
  • Col numero salvavita 0 -3- 5 – 140- 5 –  3 – 0

con la terapia ipolipemizzante, quando le misure sopra riportate non fossero sufficienti a ridurre i valori lipemici a rischio.

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