Facciamo un check-up?

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Abbastanza spesso un paziente adulto chiede al proprio medico di fiducia di fare un check-up. La richiesta comprende in genere una lista di esami di biochimica clinica e strumentali, più raramente include un esame obiettivo da parte del medico e talora comprende una anamnesi più o meno focalizzata su pregresse malattie familiari, abitudini fisiologiche ed eventi patologici.

Questa pratica clinica, spesso offerta ai propri dipendenti come “benefit” da qualche azienda o acquistabile come parte di un pacchetto “salute”, non poteva certo esimersi dall’essere sottoposta ad una valutazione nell’ambito della cosiddetta medicina basata sulle evidenze. Infatti, vi sono disponibili in letteratura diversi studi che hanno preso in esame questo tipo di interventi e ne hanno valutato i risultati.

Non poteva quindi mancare una riconsiderazione di questi studi per trarre qualche conclusione circa la utilità o efficacia di questa pratica.

Gli studi sul Check-up

Molto recentemente il Journal of the American Medical Association ha pubblicato una revisione di 19 studi randomizzati e di 13 studi osservazionali comprendenti un gruppo di controllo. Vi sono notevoli differenze tra tutti questi studi per quanto riguarda il numero di partecipanti, la durata del follow-up ed il numero e le modalità dei check-up.

Sulla base dei dati raccolti gli Autori giungono alla conclusione che i check-up generali di salute non portano ad una riduzione della mortalità, né degli eventi cardiovascolari e nemmeno dell’incidenza di malattie cardiovascolari.

Questi check-up portano comunque ad un incremento nell’individuazione di alcune malattie croniche, come la depressione e l’ipertensione arteriosa, un modesto miglioramento nel controllo di alcuni fattori di rischio cardiovascolari (come la pressione e la colesterolemia), un maggior ricorso a servizi di medicina preventiva (tipo lo screening per il cancro del colon-retto o del cancro del collo dell’utero). Peraltro il ricorso a questa pratica clinica ispira nei pazienti una migliorata percezione del loro stato di salute e della loro qualità di vita. Inoltre, è stato osservato in qualche caso un modesto cambiamento in senso positivo dello stile di vita, con maggiore attività fisica e migliore alimentazione.

… e i caveat

Numerose sono le limitazioni di questa revisione della letteratura e gli stessi Autori ne fanno un lungo elenco: non si tratta di una meta-analisi in senso stretto; spesso si è trattato di interventi di screening non particolarmente approfonditi e non ripetuti nel tempo con modesti effetti sui parametri di rischio; spesso questo tipo di pratica clinica coinvolge pazienti appartenenti a ceti sociali dotati di un discreto benessere anche economico e quindi già di per sé meno suscettibili ad alcune malattie, in particolare cardiovascolari.

Gli stessi Autori segnalano peraltro che queste loro osservazioni dovrebbero indurre ad un migliore rapporto tra paziente e medico di medicina generale dal momento che su questa figura di medico ricade una grande parte delle attività di prevenzione, che dovrebbero essere rivolte anche ai gruppi sociali più svantaggiati da questo punto di vista.

L’obsolescenza degli studi

Una osservazione degli Autori pare infine particolarmente rilevante: la maggior parte degli studi inclusi in questa revisione sono stati condotti almeno 20 anni fa e la maggior parte di quelli di grandi dimensioni prima dell’introduzione delle statine.

L’effetto delle statine sulla salute cardiovascolare è ora noto dagli studi specifici di intervento e quindi qualsiasi programma di check-up di salute non può più prescindere dal buon controllo della colesterolemia. Inoltre, fare un check-up non è sufficiente se poi non si prendono le opportune misure di prevenzione delle malattie a rischio.

Enzo Manzato

L’articolo da consultare per avere tutti i dettagli dello studio è: Liss DT et al. General Health Checks in Adult Primary Care. A Review.  JAMA. 2021;325(22):2294-2306.

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