Giornata mondiale contro l’epatite

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La Giornata mondiale contro l’epatite si celebra ogni anno il 28 luglio, data di nascita del dottor Baruch Samuel Blumberg, lo scienziato che nel 1976 vinse il Premio Nobel per la Medicina per aver scoperto il virus dell’epatite B (HBV). Blumberg sviluppò anche un test diagnostico e un vaccino per il virus.

Quest’anno cade anche il 10° anniversario della sua morte, essendo scomparso il 5 aprile 2011.

Che cos’è l’epatite?

L’epatite è un’infiammazione del fegato, provocata da varie cause, come droghe, uso di alcol o particolari condizioni mediche, anche se nella maggioranza dei casi è dovuta a un virus. In questo caso si definisce epatite virale, le cui forme più comuni sono l’epatite A, B e C, ma esistono anche i ceppi D ed E.

I sintomi, che possono non manifestarsi nelle prime settimane dopo l’infezione, la fase acuta, includono nausea, scarso appetito, affaticamento, dolori addominali, lieve febbre o ittero.

L’epatite è una malattia altamente contagiosa, anche se molte persone infette potrebbero non rendersi mai conto di averla contratta.

Perché celebrare una giornata contro l’epatite?

Come molte altre giornate dedicate alle patologie, anche la Giornata mondiale contro l’epatite vuole stimolare la politica nazionale e internazionale a intensificare gli sforzi, in ambito sanitario, contro l’epatite per facilitare prevenzione, diagnosi e trattamento e sconfiggere quest’infezione.

I dati forniti dall’OMS parlano di 325 milioni di persone con epatite B e C e oltre un milione di decessi per epatite ogni anno. Viene diagnosticato soltanto il 10% delle persone che hanno un’infezione cronica da virus dell’epatite B, di cui il 22% riceve un trattamento.

L’impegno assunto da molti paesi del mondo nel 2016, aderendo al programma dell’Organizzazione mondiale della sanità, è eliminare l’epatite virale entro il 2030.

La Giornata mondiale contro l’epatite vuole anche sensibilizzare il pubblico sulla gravità del problema: le epatiti croniche B e C sono malattie infettive pericolose che causano gravi danni al fegato, cancro e morte prematura.

In massima parte queste “epidemie silenziose” colpiscono più duramente bambini e popolazioni emarginate, tossicodipendenti, popoli indigeni e persone con HIV/AIDS.

Al mondo il 90% delle persone con epatite B e l’80% con epatite C non sono consapevoli di convivere con la malattia, con una reale possibilità di sviluppare malattie epatiche fatali o cancro al fegato e in alcuni casi trasmettere l’infezione ad altri.

Il tema del 2021 della Giornata mondiale contro l’epatite

“L’epatite non può aspettare”: è questo il tema scelto per la giornata di quest’anno.

Secondo l’OMS è realizzabile un futuro senza epatite, a patto che ci sia uno sforzo congiunto, a livello globale, per eliminare l’epatite virale come minaccia per la salute pubblica entro il 2030.

l messaggi che l’OMS vuole trasmettere sono chiari:

  1. Bisogna impedire la trasmissione dell’epatite B dalle madri ai loro bambini: test e trattamenti per l’infezione per le donne in gravidanza non possono aspettare.
  2. Chi ha contratto la malattia non può aspettare: deve ricevere una cura al più presto.
  3. Le organizzazioni comunitarie non possono aspettare maggiori investimenti.
  4. I finanziamenti per la cura dell’epatite non possono aspettare.
  5. La copertura sanitaria universale per tutte le persone con epatite non può aspettare.
  6. La cura delle persone più vulnerabili con l’epatite non può aspettare.

Il tema del 2021 della Giornata mondiale contro l’epatite vuole quindi sottolineare l’urgenza di porre fine a quest’infezione con campagne di prevenzione, diagnosi mirate e trattamenti idonei e un impegno globale affinché questa campagne raggiungano ogni popolazione del pianeta e non soltanto i paesi più sviluppati.

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