I recettori dell’angiotensina AT1R blockers come tentativo di terapia da SARS-Cov-2

Nell’articolo precedentemente pubblicato su queste pagine sono stati indicati i meccanismi di contagio delle cellule ospite attraverso i recettori ACE2, e di come i pazienti con pregresse patologie cardiovascolari positivi al coronavirus debbano essere posti in osservazione per il possibile aggravarsi dei problemi cardiovascolari.

Nell’articolo che segue, pubblicato lo scorso 4 marzo, si approfondisce l’idea di considerare i bloccanti di AT1R come trattamento provvisorio per le infezioni da SARS-CoV ‐ 2 e propone una direzione di ricerca basata sull’estrazione dei dati delle cartelle cliniche dei pazienti per valutarne la fattibilità.


Angiotensin receptor blockers as tentative SARS‐CoV‐2 therapeutics

David Gurwitz

Abstract

Al momento della stesura di questo commento (febbraio 2020), l’epidemia di coronavirus COVID ‐ 19 ha già provocato un numero maggiore di vittime rispetto alle epidemie di coronavirus SARS e MERS messe insieme. Sono urgentemente necessarie terapie che possono aiutare a contenere la sua rapida diffusione e ridurre i suoi alti tassi di mortalità. Lo sviluppo di vaccini contro il virus SARS ‐ CoV ‐ 2 può richiedere molti mesi. Inoltre, i vaccini basati su peptidi con codifica virale potrebbero non essere efficaci contro le future epidemie di coronavirus, poiché le mutazioni virali potrebbero renderle inutili. In effetti, ogni anno emergono nuovi ceppi del virus dell’influenza, che richiedono nuove immunizzazioni. Un suggerimento provvisorio basato su terapie esistenti, che probabilmente sarebbero resistenti alle nuove mutazioni del coronavirus, è quello di utilizzare i bloccanti disponibili del recettore dell’angiotensina 1 (AT1R), come il losartan, come terapie per ridurre l’aggressività e la mortalità da infezioni da virus SARS ‐ CoV ‐ 2 . Questa idea si basa su osservazioni secondo cui l’enzima 2 di conversione dell’angiotensina (ACE2) serve molto probabilmente come sito di legame per SARS-CoV-2, il ceppo implicato nell’attuale epidemia di COVID-19, analogamente al ceppo SARS-CoV implicato nella 2002-2003 Epidemia di SARS. Questo commento elabora l’idea di considerare i bloccanti di AT1R come trattamento provvisorio per le infezioni da SARS-CoV ‐ 2 e propone una direzione di ricerca basata sulla datamining delle cartelle cliniche dei pazienti per valutarne la fattibilità.

At the time of writing this commentary (February 2020), the coronavirus COVID‐19 epidemic has already resulted in more fatalities compared with the SARS and MERS coronavirus epidemics combined. Therapeutics that may assist to contain its rapid spread and reduce its high mortality rates are urgently needed. Developing vaccines against the SARS‐CoV‐2 virus may take many months. Moreover, vaccines based on viral‐encoded peptides may not be effective against future coronavirus epidemics, as virus mutations could make them futile. Indeed, new Influenza virus strains emerge every year, requiring new immunizations. A tentative suggestion based on existing therapeutics, which would likely be resistant to new coronavirus mutations, is to use available angiotensin receptor 1 (AT1R) blockers, such as losartan, as therapeutics for reducing the aggressiveness and mortality from SARS‐CoV‐2 virus infections. This idea is based on observations that the angiotensin‐converting enzyme 2 (ACE2) very likely serves as the binding site for SARS‐CoV‐2, the strain implicated in the current COVID‐19 epidemic, similarly to strain SARS‐CoV implicated in the 2002–2003 SARS epidemic. This commentary elaborates on the idea of considering AT1R blockers as tentative treatment for SARS‐CoV‐2 infections, and proposes a research direction based on datamining of clinical patient records for assessing its feasibility.

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