Il rischio cardiovascolare della arteriopatia periferica

Quando si pensa al paziente in prevenzione secondaria ci si riferisce in genere al paziente coronaropatico. Però, l’aterosclerosi è una patologia ubiquitaria dell’apparato cardiovascolare che colpisce di preferenza alcuni distretti arteriosi. Le arterie più frequentemente interessate dall’aterosclerosi sono certamente le coronarie, che sono anche arterie di importanza vitale. Ma non sono meno importanti altri distretti arteriosi che pure possono essere interessati da questa malattia e che sono, in particolare, l’aorta, le carotidi, le arterie degli arti (inferiori soprattutto), le arterie renali e quelle del distretto intestinale. Ad ognuna di queste localizzazioni di malattia corrispondono sintomi diversi a carico degli organi colpiti dalla ischemia che la aterosclerosi può comportare. Ben prima però della comparsa di questo tipo di sintomi la malattia aterosclerotica è evidenziabile con un adeguato esame obbiettivo, con indicatori strumentali di facile utilizzo o con tecniche di imaging vascolare.

Nel caso della arteriopatia periferica (intendendo qui quella degli arti inferiori) prima ancora dei sintomi, quali la claudicatio intermittens o peggio delle lesioni trofiche cutanee, è possibile rilevarla misurando la pressione alla caviglia ed al braccio e calcolando l’indice “caviglia/braccio” o ABI (valutazione purtroppo molto poco diffusa nella pratica clinica). Altra tecnica che può facilmente individuare la presenza di patologia aterosclerotica in questi distretti è la ricerca di soffi arteriosi o ancora, sempre con metodiche non invasive, la ecografia vascolare.

Questi strumenti diagnostici sono importanti non solo per valutare la presenza di arteriopatia, ma anche per una corretta valutazione del rischio cardiovascolare del paziente, valutazione che serve poi a determinare gli interventi terapeutici più adeguati ai fini della prevenzione.

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