Rapporto tra immunoterapia e cardiologia

Tra immunoterapia e cardiologia – ovvero tra una frontiera importante della medicina e la branca medica che si occupa del cuore – si avrà in un futuro non troppo lontano una concatenazione sempre più fitta. 

Della relazione tra cura dei tumori e cardiologia si occupa già da qualche tempo la cardio-oncologia (ne abbiamo parlato qui), un campo della cardiologia che si occupa di ridurre al minimo gli effetti della morbilità e mortalità cardiovascolare nei pazienti oncologici, valutando il rischio di cardiotossicità e seguendoli sia durante sia dopo la chemioterapia, per scoprire eventuali segni o sintomi di malattie cardiovascolari.”

Quello che per molti specialisti viene definito invece un “salto di specie” consiste nella lotta ai tumori mediante il sistema immunitario.

“Immunotherapy is a type of cancer treatment that helps your immune system fight cancer. The immune system detects and destroys abnormal cells and most likely prevents or curbs the growth of many cancers”.

Il sito web Cancer.gov ci ricorda che l’immunoterapia è un tipo di trattamento che si usa per combattere il cancro sostenendo il sistema immunitario in questa lotta. Questo è un bene, l’immunoterapia rappresenta un’area importante da sostenere. Ma anche da monitorare per valutare come influenza le malattie cardiovascolari delle persone che ne fanno uso.

Cos’è l’immunoterapia, una definizione

Con questo termine intendiamo una terapia basata sulla possibilità di influenzare e guidare – per usare parole semplici – il sistema immunitario in modo mirato contro determinate minacce. In primo luogo contro alcune forme di cancro.

Partiamo da un presupposto: il sistema immunitario umano combatte contro le minacce esterne (virus, batteri, muffe…) e contro le minacce interne (una mutazione di una cellula, ad esempio), attaccando queste minacce e distruggendole.

Può capitare, però, che alcune di queste minacce riescano ad eludere tale difesa, e nel caso delle cellule con mutazioni, comincino a moltiplicarsi costantemente dando luogo ad una massa tumorale.

Have genetic changes that make them less visible to the immune system. Have proteins on their surface that turn off immune cells. Change the cells around the tumor so they interfere with how the immune system responds to the cancer cells.“(fonte: cancer.gov)

Le cellule tumorali possono attivare mutazioni genetiche per aggirare il sistema immunitario, presentano delle proteine che rendono inutili le difese umane e interferiscono sulle cellule che si trovano intorno al tumore per interferire sul sistema immunitario.

Ecco quindi che l’immunoterapia si adopera per rafforzare quest’ultimo in più modi:

  • Attraverso gli anticorpi monoclonali, che abbiamo imparato a conoscere come cura per la covid-19
  • Gli inibitori del checkpoint immunitario.
  • I vaccini terapeutici contro il cancro.
  • CAR-T – linfociti T chimerici – ne abbiamo parlato qui

Tutto questo rappresenta uno scenario confortante per la ricerca contro il cancro, ma bisogna aggiungere che non sempre le terapie sono prive di rischi. Soprattutto quando si devono affrontare problemi cardiovascolari.

Malattie cardiovascolari e immunoterapia

Come accennato, tutti i farmaci possono avere controindicazioni, per cui bisogna valutare attentamente il rischio accettabile per combattere una determinata minaccia e quali sono le attenzioni da valutare per massimizzare i benefici. In sintesi, è necessario valutare il rapporto costi/benefici.

L’immunoterapia è vista con forte speranza perché tenta di sovvertire le logiche attualmente accettate nella lotta ai tumori. Anziché combattere le cellule tumorali attraverso meccanismi esterni particolarmente aggressivi – la radioterapia e la chemioterapia sono terapie che attaccano indiscriminatamente il corpo umano, non soltanto le cellule mutate – si tenta di allenare il sistema immunitario del paziente a combattere la malattia attraverso le proprie risorse.

Come viene evidenziato in questo studio pubblicato sull’European Heart Journal, ad esempio, sono ancora necessari maggiori ricerche sull’azione collaterale che alcune terapie possono avere sul muscolo cardiaco. In un campione di malati oncologici trattati con inibitori dei checkpoint immunitari si è riscontrato un aumento dei problemi cardiovascolari.

Nello specifico, lo studio sottolinea come le terapie basate sui suddetti inibitori possano provocare eventi avversi immuno-correlati (irAE), incluso un aumento del rischio di sviluppare miocardite.

La miocardite correlata all’immunoterapia – riporta www.ncbi.nlm.nih.gov – sembra essere una reazione verso una determinata sostanza probabilmente non legata alla dose ma inserita in un rapporto tra la reazione del corpo umano alla terapia e al tumore. 

Semplificando, e molto, le cellule T sviluppate dalla terapia potrebbero creare un’infiammazione per via di un’espansione di un clone di cellule condivise dal cuore e dal tumore.

Si tratta di una tossicità rara di cui sappiamo ancora poco. In primo luogo non è presente alcun biomarcatore predittivo per valutare l’insorgenza e non sono stati stabiliti metodi di prevenzione efficaci in modo universale. La diagnosi è difficile, ed è fondamentale impostare  un’attenta discussione su rischi-benefici con i pazienti candidati al ritrattamento.

Come affrontare questo conflitto?

L’obiettivo è quello di determinare un approccio multidisciplinare in cui l’oncologo e il cardiologo collaborino al fine di trovare il giusto equilibrio terapeutico. Il problema consiste nel fatto che, nella pratica clinica quotidiana, questo ruolo non viene ancora integrato se, come riporta l’Istituto Europeo di Oncologia “il 35% dei pazienti oncologici sviluppa problemi cardiovascolari a causa dei trattamenti antitumorali.

Questo report dell’Aiom, ad esempio, sottolinea come negli studi clinici con inibitori dei checkpoint immunitari, non era previsto uno specifico monitoraggio cardiologico, col conseguente rischio di una sottostima sei problemi cardiovascolari.

Ma negli ultimi anni c’è una maggiore sensibilità e stanno aumentando le procedure di sicurezza cardiologiche. Sempre più istituti si dotano di professionisti responsabili della gestione cardiologica del paziente.

Allo stato attuale, l’obiettivo è quindi supportare la lotta al cancro mediante la gestione delle cure fin qui disponibili. Per il futuro, sarà necessario gestire la qualità della vita del paziente sottoposto alle immunoterapie.

E la ricerca è già in atto.