Qual è la relazione tra infarto e parodontite?

Molte persone soffrono di problemi cardiovascolari e lo stesso vale per chi, invece, deve combattere con gravi problemi gengivali. Ma c’è una stretta relazione tra due aspetti particolari della salute dell’essere umano: infarto e parodontite. Qual è il nesso?

In buona sintesi possiamo dire che le persone colpite da parodontite, la malattia delle gengive che porta a un progressivo ritirarsi dei tessuti molli fino alla perdita dei denti, hanno un rischio superiore di ictus e infarto a causa del passaggio di batteri nell’apparato circolatorio. Cosa sappiamo in più rispetto a questo tema? Ecco un approfondimento.

Cos’è la parodontite, una definizione

La parodontite è uno dei problemi più importanti che coinvolge i tessuti che si trovano intorno ai denti. Si tratta di una grave infiammazione delle gengive, causata dalla presenza di batteri legati a placca e tartaro, che debilita il parodonto. Vale a dire l’insieme di elementi – gengive, osso alveolare, legamenti – che sostengono il dente. Campanello d’allarme?

Spesso la parodontite – che è una malattia irreversibile arrivata a un certo stadio – è silenziosa, non dà segni di sviluppo se non quando iniziano a sanguinare le gengive che appaiono arrossate e doloranti. In alcuni casi si registra anche alito cattivo.

Uno dei presidi fondamentali per sconfiggere la parodontite è la prevenzione, che consiste in una buona igiene orale e in una pulizia dei denti professionale eseguita ogni 6 mesi.

La parodontite può portare all’infarto?

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La parodontite (o piorrea) ha come conseguenza la perdita dei denti: le gengive si ritirano e si perde completamente l’appoggio anche del tessuto osseo. Che solo in alcuni casi può essere ricostruito. D’altro canto, però, tutto questo può portare anche ad alcuni problemi legati alla salute cardiaca. Secondo Zerodonto questo avviene per un motivo chiaro:

“The direct mechanism consists in the hypothesis that periodontal pathogenic bacteria move from the oral tissues to the bloodstream (bacteremia) and from here to distant locations during causal therapy or during simple periodontal probing”.

Il meccanismo diretto che porta a una correlazione tra parodontite e infarto è quello ipotizza un trasferimento dei batteri dalle gengive all’apparato cardiocircolatorio. Che possono provocare ictus, infarto e infiammazione del rivestimento interno del cuore (endocardio). Ma c’è anche un processo indiretto che influenza questa dinamica, sempre secondo Zerodonto:

“The indirect mechanism makes reference to local production of inflammatory mediators able to reach the bloodstream and cause vascular damages in distant areas”.

La produzione locale di mediatori dell’infiammazione – sostanze chimiche sintetizzate durante il percorso infiammatorio – in grado di raggiungere il flusso sanguigno e provocare danni vascolari in aree distanti. Ma quali sono i rischi di questa correlazione?

Chi ha la parodontite rischia sempre l’infarto?

Questo può essere una domanda importante per chi si trova, sfortunatamente, a dover contrastare entrambi i problemi di salute: la relazione tra parodontite e infarto (o altri eventi cardiovascolari) è definitiva e sempre presente? In realtà il rischio c’è ma resta tale:

“People with gum disease (also known as periodontal disease) have two to three times the risk of having a heart attack, stroke, or other serious cardiovascular event. But there may not be a direct connection. Many people with heart disease have healthy gums, and not everyone with gum disease develops heart problems”. 

Secondo health.harvard.edu le persone con malattie parodontali aumentano da due a tre volte il rischio di avere un infarto, un ictus o altri gravi eventi cardiovascolari. 

Ma potrebbe non esserci una connessione diretta. Molte persone con malattie cardiache hanno gengive sane e non tutte le persone con parodontite sviluppano problemi cardiaci. Molto dipende anche da altri fattori di rischio come l’alimentazione e il fumo.

Cosa possiamo fare per evitare rischi?

Oltre alle classiche attenzioni per prevenire i problemi cardiovascolari che riguardano la sana alimentazione, l’attività fisica e le buone abitudini rispetto a fumo e alcol dobbiamo ricordare le attenzioni relative alla situazione specifica. Vale a dire quella della relazione tra infarto e parodontite. Quali sono le prevenzioni utili per limitare le possibili complicanze?

Oltre a una buona igiene orale – eseguita con spazzolino, filo interdentale e collutorio – è fondamentale avere un controllo semestrale con il dentista di fiducia. Che eseguirà una pulizia dei denti professionale con ablatore a ultrasuoni per togliere placca e tartaro.

Spesso la pulizia dei denti fa male perché l’azione dell’ablatore va a incidere anche il tartaro sotto-gengivale, anche se non in profondità come avviene con il curettage. Questa tecnica è dedicata a chi ha già dei problemi specifici e deve contrastare la formazione delle tasche parodontali, che si forma nei solchi gengivali sempre a causa dell’accumulo di batteri.

La terapia del curettage, da eseguire con strumenti specifici noti come curettes, è eseguita con anestesia locale e quindi indolore. La pulizia dei denti non prevede anestesia ma è caratterizzata da un leggero fastidio o brevi momenti di fastidio nelle zone in cui si accumula più tartaro e placca, soprattutto sui bordi delle gengive e negli spazi interdentali.

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