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Infarto fulminante durante il sonno: ecco cosa sapere

Chi soffre di problemi cardiaci e di apnea notturna probabilmente ha sentito parlare dell’infarto nel sonno. Durante l’infarto nel sonno, si verifica un’ostruzione improvvisa di uno o più vasi sanguigni che forniscono sangue al cuore. Questa ostruzione può essere causata da un coagulo di sangue o da un’accumulazione di placca nelle arterie coronarie. Quando l’afflusso di sangue al cuore viene interrotto, il muscolo cardiaco inizia a soffrire di ischemia, ovvero di una mancanza di ossigeno e nutrienti.

La patologia è nota come “infarto fulminante durante il sonno”, “infarto cardiaco silenzioso” o “morte cardiaca improvvisa nel sonno” e può avere degli effetti difficili da prevedere, fino ad essere addirittura nefasti.

Infatti, mentre un infarto nelle ore di veglia può essere riconosciuto con maggior semplicità (a proposito, qui puoi leggere e approfondire:  come si riconosce un infarto) e affrontato, per una condizione del genere nelle ore di sonno le reazioni sono difficili da prevedere; durante il sonno la persona non è consapevole di ciò che sta accadendo e potrebbe non cercare immediatamente assistenza medica.

Ecco perché è molto importante conoscere i contorni di questa condizione, valutare in che modo potrebbero esserci delle relazioni con la qualità del riposo e problemi cardiaci che possono portare a quello che viene comunemente riconosciuto come Infarto nel sonno.

Cos’è un infarto fulminante durante il sonno?

L’infarto nel sonno, noto anche come infarto cardiaco silenzioso o morte improvvisa nel sonno, riguarda una condizione di sofferenza del muscolo cardiaco in cui flusso di sangue si interrompe causando la morte delle cellule, portando a danni permanenti o addirittura al decesso dell’individuo. Questo, ovviamente, se il blocco del sangue è prolungato.

La relazione tra problemi del sonno e del cuore non è nuova. Infatti, ci sono importanti ricerche che collegano l’insonnia con l’aumento di probabilità di infarto del miocardio. Secondo gli studi svolti da Yomna E. Dean e altri accademici, ad esempio:

“Our pooled analysis showed a significant association between insomnia and the incidence of MI compared with non insomniacs (relative risk [RR] = 1.69, 95%confidence interval [CI] = 1.41 – 2.02,p< .00001). Per sleep duration, we detected the highest association between≤5 h of sleep, and MI incidence compared to 7−8h of sleep”.

In sintesi, l’analisi ha mostrato un’associazione significativa tra l’insonnia e l’incidenza di infarto del miocardio rispetto a chi non soffre di questo disturbo. Quindi, l’associazione più elevata si è registrata con una durata del sonno inferiore o uguale alle 5 ore.

Questo è un elemento paragonabile ad altri fattori di rischio, quindi non deve essere sottovalutato. Così come non bisogna ignorare quelli che sono i problemi noti come apnea notturna che portano, appunto, a togliere ossigeno al corpo umano con relativi danni.

L’apnea notturna, di cosa si tratta? 

L’apnea notturna è un disturbo della respirazione che contempla una pausa del normale flusso di inspirazione ed espirazione mentre si dorme. La condizione più diffusa è l’apnea ostruttiva del sonno e si presenta con una serie di sintomi ben noti (fonte dei dati):

Non è facile rendersi conto di soffrire dell’apnea ostruttiva del sonno perché tutto ciò avviene mentre si dorme. Però, oltre a chiedere aiuto a chi condivide gli spazi notturni, si può fare attenzione a una serie di messaggi e sintomi lasciati dal corpo anche in orari di veglia:

  • C’è un senso di stanchezza costante.
  • Si fa fatica a trovare concentrazione.
  • Sono frequenti gli sbalzi d’umore.
  • Si registra spesso mal di testa al risveglio.

Le origini di questo disturbo, noto come apnee morfeiche ostruttive, ci possono essere cause differenti: obesità, vizio del fumo, conformazione del setto nasale o del palato.

Tutto questo, oltre a essere fastidioso e stancante, diventa pericoloso per la salute di chi ne soffre. Infatti, le malattie del sonno e quelle cardiovascolari hanno una stretta correlazione.

Ad esempio, secondo la ricerca pubblicata sull’European Respiratory Journal, le apnee notturne sono collegate a un declino cognitivo rispetto a chi non ne soffre. Ma c’è anche la salute del cuore da valutare dato che l’assenza del respiro può incidere negativamente su questo fronte così delicato. Soprattutto per i pazienti che già soffrono di problemi cardiaci.

Continui sbalzi pressori e una quota di ossigeno che arriva al cervello che può essere del 60 per cento, ben inferiore al normale valore del 90 per cento. Tutto questo può portare a seri problemi di salute come l’infarto e l’ictus.

Secondo la Fondazione Veronesi, questa è la connessione tra problemi legati al funzionamento del cuore e apnea notturna, un problema che spesso viene sottovalutato ma che può portare a conseguenze per chi registra sofferenze rispetto al muscolo cardiaco.

Come prevenire l’infarto nel sonno?

In primo luogo è necessario tenere sotto controllo tutti gli elementi che normalmente consentono di avere una gestione sana ed equilibrata delle necessità cardiovascolari, quindi è utile eliminare abuso di alcol e uso di tabacco o qualsiasi altro derivato.

È altresì indispensabile regolare la dieta per evitare i cibi che possono portare a un aumento di peso e un sovraccarico in termini di colesterolo LDL.

Infine è utile fare sport: diversi studi* hanno riscontrato come attraverso la riduzione del peso corporeo vi possa essere una riduzione delle apnee notturne.

Ciò al netto di quelle che sono le indicazioni del cardiologo che può proporre cure specifiche. Per contribuire a tutto ciò si interviene anche sul disturbo, ovvero su ciò che permette di ridurre le apnee notturne e il relativo rischio di infarto nel sonno.

Oltre alla prevenzione ed alla cura dei fattori di rischio che possono provocare le apnee notturne, esistono diversi rimedi applicati positivamente che vengono utilizzati per ridurre l’effetto, come ad esempio l’utilizzo di alcuni dispositivi orali che possono aiutare ad aprire le vie respiratorie durante il sonno (questi dispositivi vengono solitamente personalizzati e adattati dal tuo dentista).

In alcuni casi si propone l’applicazione della pressione continua positiva delle vie aeree (Continuous Positive Airway Pressure, CPAP). Questa condizione impone al paziente una maschera facciale o nasale per erogare aria a pressione lievemente superiore alle vie aeree.

Vi è poi il ricorso alla chirurgia: questa forma di chirurgia mira a modificare la struttura delle vie respiratorie superiori per migliorare il flusso d’aria e ridurre le ostruzioni durante il sonno, correggendo eventuali problemi legati all’Apnea ostruttiva.

L’avanzamento maxillomandibolare, ad esempio, può essere una strategia efficace nel trattamento delle apnee notturne, soprattutto nei casi di AOS grave o quando altri trattamenti conservativi non sono adeguatamente efficaci. Tuttavia, è importante tenere presente che la chirurgia è considerata un’opzione terapeutica di seconda linea e la sua idoneità deve essere valutata caso per caso da uno specialista esperto nel campo delle apnee notturne e della chirurgia maxillo-facciale.

Riferimenti

* sport per prevenire le apnee

  1. Tuomilehto, H., Seppä, J., Uusitupa, M., Peltonen, M., Martikainen, T., Sahlman, J., … & Gylling, H. (2018). Un’intervento intensivo per la perdita di peso riduce l’incidenza delle apnee ostruttive del sonno: uno studio randomizzato controllato. Sleep, 41(12), zsy182.
  2. Johansson, K., Neovius, M., Lagerros, Y. T., Harlid, R., Rössner, S., Granath, F., & Hemmingsson, E. (2009). Effetti a lungo termine di un intervento di perdita di peso sulla gravità delle apnee ostruttive del sonno e sulla qualità del sonno: uno studio longitudinale di 1-9 anni. Sleep, 32(7), 795-802.
  3. Foster, G. D., Borradaile, K. E., Sanders, M. H., Millman, R., Zammit, G., Newman, A. B., … & Wadden, T. A. (2009). Uno studio randomizzato controllato dell’effetto della perdita di peso sull’apnea ostruttiva del sonno. Archives of Internal Medicine, 169(17), 1619-1626.
  4. Zhang, C., Berger, S., LeBlanc, M., Patel, N., Wasson, J., Iber, C., … & Zee, P. C. (2018). Modificazione del peso corporeo per il trattamento delle apnee ostruttive del sonno in sovrappeso e obesi: revisione sistemica e meta-analisi. Sleep Medicine Reviews, 39, 152-160.

Chirurgia per prevenire le apnee

  1. Lin, H. C., Friedman, M., Chang, H. W., Gurpinar, B., & Lin, C. Y. (2020). Comprehensive review of the role of surgery in the management of obstructive sleep apnea. Sleep and Breathing, 24(2), 563-573.
  2. Vicini, C., Meccariello, G., Campanini, A., Rizzotto, G., & Montevecchi, F. (2019). Maxillomandibular advancement in obstructive sleep apnea syndrome patients: a restrospective study on the sagittal cephalometric variables. Journal of Cranio-Maxillofacial Surgery, 47(5), 741-746.
  3. Vicini, C., Montevecchi, F., Campanini, A., Meccariello, G., D’Agostino, G., & Lucchi, M. L. (2017). Multilevel Surgery for Obstructive Sleep Apnea Syndrome: A Systematic Review and Meta-analysis. Otolaryngology-Head and Neck Surgery, 157(2), 289-295.
  4. Sutherland, K., Cistulli, P. A., & Chou, M. T. (2020). Surgical management of obstructive sleep apnoea: maxillomandibular advancement. European Respiratory Review, 29(156), 190139.