Ipercolesterolemia familiare: un aggiornamento

Prof. Enzo Manzato – Università degli Studi di Padova

L’ipercolesterolemia familiare è una frequente malattia genetica che comporta pesanti conseguenze per la salute ma che è facilmente diagnosticabile e, oggi, altrettanto facilmente trattabile.

Ci si riferisce qui alla ipercolesterolemia familiare “classica”, cioè quella dovuta alla alterazione di un singolo gene, a differenza della molto più comune (ma non meno pericolosa) ipercolesterolemia “poligenica”, che è provocata da piccole modificazioni di più geni che influiscono sul metabolismo delle LDL.

L’ipercolesterolemia familiare monogenica è provocata nella maggior parte dei casi da una alterazione del gene del recettore per le LDL (altri geni meno frequentemente interessati sono quelli per la apoproteina B o per PCSK9); si tratta di una malattia a trasmissione autosomica co-dominante: co-dominante perché la sua espressione fenotipica è meno grave nel caso di una forma eterozigote (un solo allele alterato dei due ereditati dai genitori) e molto più grave in quella omozigote (entrambi gli alleli sono alterati).

Gli studi epidemiologici dicono che la forma eterozigote è riscontrabile in circa uno ogni 300 soggetti nella popolazione generale, ma la sua frequenza aumenta da 10 a 20 volte tra i pazienti con malattia coronarica. Un medico di medicina generale con 1.500 assistiti dovrebbe calcolare di avere tra questi 5 pazienti con ipercolesterolemia familiare eterozigote: in realtà trattandosi di una forma familiare è frequente che in presenza di una famiglia affetta i pazienti possano essere ben più di 5 (non essendo presente alcun paziente presso altri medici).

A differenza di altre malattie metaboliche (come per esempio il diabete di tipo 2 o l’ipertrigliceridemia familiare, che compaiono in età adulta) l’ipercolesterolemia familiare si manifesta fin dalla nascita con elevati valori di colesterolo LDL: un valore superiore a 190 mg/dl in un adulto deve suggerire la ricerca di questa malattia, che è facilmente diagnosticabile con il solo dato di laboratorio (diagnosi fenotipica) associato alla ricerca familiare, in genere senza la necessità di una diagnosi genotipica fatta da un laboratorio.

Un gruppo di lavoro della Società Europea dell’Aterosclerosi* ha recentemente pubblicato i dati ricavati da un registro globale dei pazienti affetti dalla forma eterozigote presenti in 56 nazioni.

Dei 42.167 pazienti adulti inclusi nel registro 35.490 erano europei e ben 31.798 provenivano dall’Olanda. Abbastanza sorprendentemente per una malattia facilmente diagnosticabile l’età media alla diagnosi era di circa 44 anni, con una frequenza di coronaropatia del 17% (a fronte del 2% di cerebrovasculopatia e 5% di arteriopatia periferica), a conferma delle gravi conseguenze coronariche alle quali conduce l’ipercolesterolemia e di un minor rischio di interessamento di altri distretti arteriosi.

La concentrazione media del colesterolo LDL nei pazienti che non assumevano terapia ipolipidemizzante era di 210 mg/dl, mentre era di 164 mg/dl tra quelli trattati. La maggior percentuale di pazienti con valori di colesterolo LDL inferiore a 70 mg/dl (obiettivo da raggiungere in questi pazienti secondo le attuali linee guida) era costituita da quelli trattati con triplice terapia ipocolesterolemizzante (statina, ezetimibe ed inibitori di PCSK9).

A conclusione del lavoro gli Autori sottolineano l’importanza di una precoce diagnosi di questa malattia per evitarne le conseguenze, cosa oggi possibile soprattutto attraverso l’impiego di terapie ipocolesterolemizzanti di associazione.

Il lavoro qui commentato è: EAS Familial Hypercholesterolaemia Studies Colloaboration. Global perspective of familial hypercholesterolaemia: a cross-sectional study from the EAS Familial .Hypercholesterolaemia Studies Collaboration. Lancet 398, 1713, 2021.