La denervazione renale non è efficace per l’ipertensione resistente

A quanto pare, la denervazione renale non è efficace per l’ipertensione resistente

Revisione Cochrane
  1. Secondo una metanalisi, nell’ipertensione resistente la denervazione renale non migliora gli esiti principali ed è associata a un maggior rischio di bradicardia. Fino a 1 paziente iperteso su 5 è affetto da ipertensione resistente. Tratto da Cochrane Database Syst Rev.
Fonte: Cochrane Database Syst Rev Nell’ipertensione resistente, la denervazione renale (renal  denervation, RD) non migliora gli esiti principali ed è associata a un maggior rischio di bradicardia, tuttavia la qualità delle evidenze è medio-bassa. Da una sperimentazione precedente condotta su quasi 1000 pazienti non sono emerse differenze tra RD e trattamento farmacologico, e da un’altra sperimentazione sull’ipertensione resistente grave sono emersi risultati altrettanto poco promettenti. Disegno dello studio :12 studi (n=1149) identificati mediante ricerche su CENTRAL, MEDLINE e altre fonti. Perché è importante:  alla base dell’ipertensione resistente vi è un’iperattività renale simpatica, e si era ipotizzato che la denervazione avrebbe calmato il sistema, con conseguente riduzione della PA (fino a 1 paziente iperteso su 5 è affetto da ipertensione resistente). Risultati principali Evidenze di qualità moderata non hanno evidenziato alcuna variazione nei parametri di PA (mmHg) e negli esiti renali della RD rispetto al gruppo di controllo:
  • PA sistolica misurata in ambulatorio (differenza media [mean difference, MD]: −4,08; P=0,47); PA diastolica (MD: −1,30; P=0,67).
  • Creatinina sierica (MD: 0,01 mg/dl; P=0,84); clearance della creatinina (MD: −2,09 ml/min; P=0,50).
Evidenze di bassa qualità hanno indicato che la RD ha comportato un aumento significativo degli episodi di bradicardia (rapporto di rischio [RR]: 6,63; P=0,031). Evidenze di bassa qualità non hanno indicato alcuna riduzione del rischio cardiovascolare con la RD rispetto al gruppo di controllo (RR per infarto miocardico: 1,31 [P=0,62]; RR per ictus ischemico: 1,15 [P=0,81]; RR per angina instabile: 0,63 [P=0,67]).

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