La sindrome del “crepacuore”

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È ormai assodato che il nostro organismo risponde in maniera inconscia alle nostre disposizioni, siano esse positive o negative.

La World Heart Federation ha recentemente enfatizzato la necessità di condurre uno stile di vita sano per evitare problemi cardiovascolari, e tra le buone pratiche da seguire ha anche incluso la necessità di ridurre lo stress, in quanto fattore di rischio per problemi cardiaci.

fonte: WHF Twitter

È stato d’altronde riscontrato – anche empiricamente – come la pressione arteriosa tenda a scendere in soggetti ipertesi in condizioni di particolare rilassatezza, come ad esempio una vacanza o un momento di tempo libero.

Di contrasto – come sanno bene i farmacisti – la sindrome del camice bianco vuole che molti soggetti abbiano un aumento della pressione arteriosa soltanto alla vista del medico o del farmacista che dovrà misurare la pressione del paziente. In quel caso la risoluzione del problema si avrà attendendo circa cinque minuti prima di prendere la pressione.

Ma esistono casi in cui lo stress o il colpo emotivo è talmente forte da provocare una cardiomiopatia da stress, talvolta anche fatale.

Il nostro vocabolario riporta infatti il termine “crepacuore” come una “Grave afflizione, dolore morale angoscioso”, ovvero una condizione che porta alla morte a seguito di una situazione emotivamente molto forte e spiacevole, come ad esempio la perdita di una persona cara.

Il “crepacuore” esiste?

La risposta è sì, e ora ne abbiamo le prove scientifiche.

Tutti noi abbiamo sentito storie di anziani coniugi morti a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro: in Inghilterra è stato eseguito uno studio per più di sette anno su più di 110 mila persone di età 60-89 anni. Durante il periodo preso in analisi è stato riscontrato un alto numero di pazienti deceduti entro trenta giorni dalla morte del coniuge. Il risultato dello studio aveva così riscontrato un rischio di morte raddoppiato in quel mese successivo rispetto ai soggetti ancora sposati.

Tako-tsubo

Agli inizi degli anni ’90 furono descritti in Giappone, e successivamente anche negli Stati Uniti e in Europa, quadri clinici di sindrome coronarica acuta talora complicati da shock cardiogeno o da fibrillazione ventricolare che insorgevano dopo un episodio di intenso stress emozionale quale la morte di una persona cara, un’intensa arrabbiatura, un’aggressione, un violento dolore psicofisico, la comunicazione di una diagnosi medica a prognosi infausta, una ingente perdita economica.

A tale condizione venne dato il nome di sindrome di “tako-tsubo” per via dell’aspetto del ventricolo sinistro similare a rigonfiamento apicale simile al vaso usato dai pescatori di polipi in Giappone, tako-tsubo per l’appunto.

In fase acuta la sindrome di tako-tsubo può determinare un esito avverso del tutto similare a quello dell’infarto, con una percentuale compresa tra il 4 ed il 5% del totale nella fase acuta.

Le donne le più colpite

Uno studio pubblicato nel 2015 sul New England Journal of Medicine ha fatto maggiore chiarezza sulla sindrome e sulla sua evoluzione.
Su 1750 pazienti con cardiomiopatia tako-tsubo, l’89,8% erano donne (età media 66,8 anni) alle quali era susseguito l’evento cardiaco a seguito di un intenso stress emozionale. I sintomi riferiti erano propri di una sindrome coronarica acuta:

  • Dolore al petto (angina): si avverte un senso di oppressione al petto e di solito si verifica nella parte centrale o sinistra del torace. L’angina è generalmente innescata da stress fisico o emotivo.
  • Fiato corto: quando il cuore non riesce a pompare abbastanza sangue, si può avvertire mancanza di respiro o estrema stanchezza durante l’attività fisica.
  • Scompenso cardiaco acuto

Nello studio del NEJM si riscontrava come i pazienti con cardiomiopatia tako-tsubo avevano una maggiore prevalenza di disturbi neurologici o psichiatrici rispetto a quelli con sindrome coronarica acuta, indicando quindi una maggiore propensione in quei soggetti con uno stato emotivo particolarmente. Si è fatto anche riferimento all’aumento del rischio di questa sindrome per pazienti dopo la menopausa, suggerendo quindi come la diminuzione degli estrogeni tipica di questo periodo possa diminuire la protezione sul muscolo cardiaco.

Attenzione allo stress

Sebbene l’eziopatogenesi della takotsubo non sia ancora ben chiara, lo spasmo coronario ed il danno miocitario diretto è indotto dalle catecolamine e dal massivo rilascio di radicali liberi dell’ossigeno.

In un momento di fortissimo stress, infatti, il nostro corpo libera le catecolamine, un tipo di ormone che, originariamente, serviva al nostro corpo per avvertire le situazioni di pericolo, ma che ai tempi nostri non fanno altro che avere un effetto nocivo sul cuore. Le catecolamine, inoltre, possono produrre una vasocostrizione delle coronarie e del microcircolo, generando rischi di infarti acuti.

Purtroppo non esistono ad oggi cure specifiche per questa patologia, né è possibile predire se questa condizione possa avvenire in un paziente prima che tako-tsubo avvenga. Quello che è però possibile fare è tenere costantemente sotto controllo il proprio livello di stress, cercando di agire in maniera preventiva sul nostro corpo.

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