Lavoro e rischio infarto: come ridurre lo stress?

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Sappiamo che i fattori di rischio relativi alle malattie cardiovascolari sono di due tipi: modificabili o meno. Nella maggior parte dei casi possiamo intervenire sulle abitudini di vita che possono causare problemi anche seri. Ad esempio, nel corso degli ultimi anni si è acclarata la correlazione tra il proprio stile di vita e le probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari.
In cosa merito a ciò, sappiamo oggi sul tema lavoro e rischio infarto?

“Working 55 or more hours per week is associated with an estimated 35% higher risk of a stroke and a 17% higher risk of dying from ischemic heart disease, compared to working 35-40 hours a week”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha suggerito che devono esserci dei limiti per prevenire il rischio di malattie cardiovascolari a causa dell’eccessivo carico di lavoro. Nello specifico, 55 o più ore settimanali di lavoro sono associate a un rischio del 35% in più di ictus e del 17% più alto di morire per cardiopatia ischemica. Questa è una stima rispetto a un regime di 35-40 ore a settimana.

Chiaro, stiamo parlando di uno scenario ideale (chi può garantire un orario lavorativo costantemente sotto le 40 ore settimanali?) ma non è solo il numero di ore trascorse sul posto di lavoro ad aumentare il rischio di infarto in ambiti professionali. Ci sono diversi elementi correlati che devono essere presi in considerazione per diminuire i rischi concreti di malattie cardiovascolari.

Lavoro e fattori di rischio per infarto

Come suggerisce l’U.S. National Library of Medicine (www.ncbi.nlm.nih.gov), quando si valutano i possibili rischi per la salute associati a un determinato lavoro è utile ragionare in termini di rischi fisici, chimici, biologici, ergonomici e psicosociali. Questo vale anche per il possibile rischio di infarto.

“It is important not only to consider the presence of a hazard in the workplace such as noise exposure (which has been associated with raised blood pressure) or carbon monoxide (which is associated with increased rates of coronary artery disease), but to then quantify any attendant risks that may be linked to that hazard”.

È importante considerare la presenza di un pericolo sul posto di lavoro ed eventuali rischi connessi alla salute. Ad esempio l‘esposizione al rumore è stata associata all’aumento della pressione sanguigna e la presenza del monossido di carbonio all’aumento dei tassi di malattia coronarica.

Lunghi orari di lavoro comportano uno stress psico-fisico collegati alle malattie cardiovascolari come l’infarto. Ma è anche giusto sottolineare che ci sono tanti rischi che spesso vengono sottovalutati. 

Tra questi troviamo le temperature estreme, come quelle che deve sopportare chi lavora nelle acciaierie o nelle miniere: gli sbalzi di temperatura e i colpi di calore sono un possibile rischio per la stabilità del cuore. Lo stesso discorso si può fare per chi lavora a contatto con sostanze chimiche dannose per il corpo.

Fortunatamente, nel corso degli anni è stata acquisita una maggiore consapevolezza relativa ai rischi di sviluppare malattie lavoro-correlate (tutti ricordiamo le storie di malati per colpa dell’amianto), e la sicurezza sul lavoro ha fatto degli innegabili passi avanti.
È anche per questa ragione che, a quanto pare, le professioni a rischio infarto sono oggi diventate altre. 

Tensione lavorativa e malattie del cuore

Nell’immaginario collettivo immaginiamo che siano le professioni fisicamente impegnative a essere sotto la lente d’ingrandimento di chi indaga la relazione tra lavoro e infarto. In realtà non è solo questo il punto, bisogna investigare anche i pericoli meno evidenti rispetto a minacce fisiche o chimiche.

“Individuals with high job strain, effort‐reward imbalance, or organizational injustice may be at an increased risk of coronary heart disease directly or through mediating factors, such as hypertension, high cholesterol, or maladaptive behaviors”.

Secondo la rivista medica www.ahajournals.org, le persone che operano in una condizione di elevata tensione lavorativa, squilibrio della ricompensa rispetto all’impegno o con un’errata organizzazione aziendale possono essere maggiormente a rischio di malattia cronica del cuore e del sistema arterioso.

Questo sia in modo diretto che attraverso condizioni correlate come l’ipertensione. Senza dimenticare il colesterolo alto. Alcune forme di lavoro inducono l’individuo a entrare in un circolo vizioso fatto di orari severi, impegni stringenti, scarsa retribuzione (o comunque insoddisfazione retributiva) e tensioni sul posto di lavoro in concomitanza con pasti sregolati, spuntini fuori casa e fumo di sigarette. 

Come possiamo affrontare questo problema

L’orario di lavoro prolungato, ricorda sempre ahajournals.org, è associato alla malattia coronarica, ma le persone che lavorano per orari prolungati non sono per forza interessate da uno stress tale da provocare un problema cardiaco. Il modello preso in esame dall’articolo è più complesso:

“Cardiovascular risk results not from a single factor, but from the joint effects of the psychological demands of the work situation and the range of decision‐making freedom with respect to task organization and skill usage”.

Il rischio cardiovascolare non deriva da un singolo fattore, ma dagli effetti congiunti delle esigenze psicologiche della situazione lavorativa e della gamma di libertà decisionali rispetto all’organizzazione dei compiti e all’utilizzo delle competenze. Questo significa che spesso si parla di stress lavorativo ma i confini di questa condizione non riguardano solo la stanchezza fisica, l’impegno, le scadenze. 

Piuttosto, nel processo di formazione dello stress, influisce maggiormente la bassa latitudine decisionale, espressa come discrezione intellettuale e libertà intellettuale, evolutiva e decisionale. In sintesi, il rischio di avere problemi cardiovascolari sul lavoro va oltre lo sforzo fisico. E riguarda anche la sfera emotiva, psicologica, relazionale.

La frustrazione sul luogo di lavoro, la sensazione di inadeguatezza o di poca stima da parte dei colleghi o dei supervisori può favorire lo sviluppo di uno stress, a volte anche inconscio, che se prolungato nel tempo può contribuire allo sviluppo di malattie cardiovascolari.

Possiamo aiutare l’organismo ad affrontare le sfide quotidiane prendendoci cura del sistema cardiovascolare seguendo 3 punti: dieta equilibrata, attività fisica e stile di vita sano evitando fumo di sigaretta ed eccesso di alcolici.

Questo trittico, insieme a una buona tendenza alla diagnosi precoce e alle giuste analisi mediche, può dare un primo contributo a limitare i casi di infarto sul lavoro.

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