Le strategie Europee contro le malattie cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari (MCV) rappresentano una delle principali sfide sanitarie globali, essendo la maggiore causa di morbilità e mortalità a livello mondiale. Nonostante i progressi nella riduzione della mortalità legata a queste patologie, in particolare grazie a campagne anti-fumo e a un miglioramento generale dello stile di vita, i fattori di rischio come l’obesità e il diabete mellito continuano a crescere, minacciando di invertire questi guadagni.

Il concetto di prevenzione cardiovascolare si è evoluto negli anni, spostando l’attenzione dal trattamento delle singole malattie all’adozione di un approccio più olistico, che considera il rischio cardiovascolare globale dell’individuo. Questo approccio comprende sia interventi a livello di popolazione, come la promozione di uno stile di vita sano, sia strategie mirate a individui con un alto rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

Un’area di particolare interesse è la sindrome metabolica, un insieme di fattori di rischio che aumentano significativamente la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari e diabete. Questi includono obesità, particolarmente quella addominale, ipertensione, dislipidemia, e alterazioni del metabolismo glucidico. La lotta contro l’obesità si rivela cruciale, data la sua stretta correlazione con il rischio cardiovascolare e la sindrome metabolica.


Il diabete mellito di tipo 2 (DM2) è attualmente una delle maggiori emergenze sanitarie globali, con oltre 425 milioni di persone affette in tutto il mondo e previsioni che indicano un aumento fino a 629 milioni entro il 2045. Questa condizione, unitamente a sovrappeso e obesità, rappresenta una vera e propria “pandemia” del 21° secolo, con un impatto economico e sanitario enorme. Il costo globale del DM2 è stato stimato in 1,3 trilioni di dollari nel 2015, una cifra destinata a crescere significativamente nei prossimi anni.

La prevalenza del DM2 varia significativamente tra le diverse regioni del mondo, con il Medio Oriente e il Nord Africa che registrano i tassi più elevati. Nonostante la vasta diffusione della malattia, la diagnosi e il trattamento del DM2 rimangono al di sotto dei livelli ottimali, specialmente nei paesi a medio e basso reddito, dove si registra anche una grande quota di malattia non diagnosticata.

L’obesità, in particolare, è un fattore di rischio cruciale sia per il DM2 sia per l’insufficienza cardiaca cronica (ICC), con una prevalenza in costante aumento a livello mondiale. Nel 2016, oltre 1,9 miliardi di adulti erano in sovrappeso, di cui oltre 650 milioni obesi. L’obesità non è quindi soltanto un problema di estetica o di peso, ma un serio fattore di rischio.

Negli ultimi anni, la ricerca si è concentrata anche sullo sviluppo di farmaci innovativi per il trattamento dell’obesità, come gli agonisti del recettore del GLP-1, che hanno mostrato promettenti risultati nella riduzione del peso e nel miglioramento dei parametri metabolici associati al rischio cardiovascolare. Tra questi, liraglutide e semaglutide rappresentano esempi di successo di questa nuova generazione di farmaci, offrendo nuove speranze per il trattamento dell’obesità e la prevenzione delle malattie cardiovascolari associate.

Liraglutide

Liraglutide è progettato per emulare gli effetti del GLP-1, un ormone che si ritiene abbia un ruolo chiave nel controllo della glicemia. Liraglutide lega e attiva i recettori del GLP-1, che si trovano principalmente nel pancreas e nel cervello. Questa attivazione promuove la secrezione di insulina in risposta ai livelli elevati di glucosio nel sangue, rallenta lo svuotamento gastrico e riduce l’appetito e l’assunzione di cibo attraverso meccanismi centrali, contribuendo alla perdita di peso. Liraglutide è stato sviluppato per il trattamento del diabete di tipo 2 e per la gestione del peso corporeo negli adulti con obesità o sovrappeso in presenza di almeno una condizione di comorbilità legata al peso.

Semaglutide

Semaglutide condivide meccanismi d’azione simili a liraglutide ma con alcune differenze chiave nella sua struttura chimica che gli conferiscono una durata d’azione più lunga, consentendo una somministrazione una volta alla settimana. Semaglutide lega anch’esso i recettori del GLP-1, promuovendo la secrezione di insulina in modo glucosio-dipendente, inibendo la secrezione di glucagone, ritardando lo svuotamento gastrico e riducendo l’appetito, il che contribuisce alla perdita di peso. Semaglutide è approvato per il trattamento del diabete di tipo 2 e, in dosi più elevate, per la gestione del peso corporeo.

Entrambi i farmaci hanno dimostrato non solo di migliorare il controllo glicemico nei pazienti con diabete di tipo 2, ma anche di offrire benefici addizionali come la perdita di peso e potenziali effetti positivi sulle complicanze cardiovascolari associati al diabete e alla sindrome metabolica.

Studi di confronto

Gli studi hanno mostrato che semaglutide e liraglutide sono efficaci nel ridurre il peso corporeo e i livelli di HbA1c, con semaglutide che mostra una maggiore efficacia nella riduzione del peso rispetto a liraglutide a parità di dosaggio (Lau et al., 2015). Inoltre, entrambi i farmaci sono ben tollerati, sebbene possano causare effetti collaterali gastrointestinali, che possono essere gestiti con l’adeguamento del dosaggio.

La prevenzione e il trattamento delle MCV richiedono un approccio multifattoriale che comprenda modifiche dello stile di vita, come una dieta equilibrata e attività fisica regolare, oltre all’impiego di terapie farmacologiche quando necessario.

Le modifiche allo stile di vita, in particolare le abitudini alimentari, rappresentano la strategia terapeutica principale per il trattamento e la gestione della sindrome metabolica. Tuttavia, non è stato ancora stabilito quale schema dietetico sia il più efficace per la sua gestione.

  • Dieta Mediterranea e Dieta DASH: La letteratura scientifica supporta l’uso dell’intervento dietetico Mediterraneo e della Dieta Approaches to Stop Hypertension (DASH) come nuovo paradigma per la prevenzione e il trattamento della sindrome metabolica. Queste diete, ricche in qualità nutrizionale, permettono ai professionisti della salute di fornire consigli dietetici facili da seguire senza la necessità di diete restrittive. Tuttavia, pattern dietetici a restrizione calorica e miglioramenti nell’attività fisica sono cruciali per migliorare i disturbi metabolici osservati nei pazienti con sindrome metabolica (Castro-Barquero et al., 2020).
  • Raccomandazioni per uno Stile di Vita Sano: Per la prevenzione e la gestione della sindrome metabolica, si raccomanda una perdita di peso attraverso una dieta a restrizione energetica insieme ad un aumento della spesa energetica tramite attività fisica. Una dieta di tipo mediterraneo, con o senza restrizione energetica, è un efficace componente del trattamento. Questo modello alimentare dovrebbe basarsi su un maggiore apporto di grassi insaturi, principalmente da olio d’oliva, e enfatizzare il consumo di legumi, cereali (integrali), frutta, verdura, frutta a guscio, pesce e prodotti lattiero-caseari a basso contenuto di grassi, oltre a un consumo moderato di alcol (Pérez-Martínez et al., 2017).
  • Intervento Nutrizionale e il Ruolo dei Dietisti: Gli interventi di terapia nutrizionale per la sindrome metabolica includono la riduzione del peso o il mantenimento del peso, attività fisica, cereali integrali e fibre, e il tipo e la quantità di grassi alimentari. Gli interventi relativi alla quantità e al tipo di carboidrati e all’alcol sono controversi. Il ruolo del dietista è assistere le persone con la sindrome metabolica a fare cambiamenti nello stile di vita che modificano i fattori che aumentano il rischio di diabete e malattie cardiovascolari (Franz, 2007).
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La collaborazione internazionale e il continuo aggiornamento delle linee guida basate sull’evidenza sono fondamentali per affrontare efficacemente questa sfida sanitaria globale.

In conclusione, le strategie di prevenzione e trattamento delle malattie cardiovascolari si sono notevolmente evolute, passando da un focus sui singoli fattori di rischio a un approccio più globale che mira alla riduzione complessiva del rischio cardiovascolare. L’obiettivo è promuovere uno stile di vita sano a livello di popolazione e fornire interventi mirati per coloro che sono a più alto rischio, con l’adozione di nuove terapie farmacologiche che offrono speranza per un controllo più efficace dell’obesità e della sindrome metabolica, pilastri fondamentali nella lotta contro le MCV.