a man looking sick while working with his laptop

L’emicrania – una patologia che deve interessare anche chi non è neurologo

Claudio Ferri – Università dell’Aquila

   L’emicrania è una patologia molto comune e, nelle sue forme più severe, può rendere davvero difficile la vita del paziente affetto (1). Come spesso si dimentica, oltre ad essere una malattia potenzialmente penosa, l’emicrania è spesso combinata a patologie di pertinenza internistica e cardiologica, quali ipertensione arteriosa (2), insonnia, depressione, ansia, ulcera gastrica e sanguinamenti gastrici, cardiopatia ischemica ed epilessia (3). Ben investigata in letteratura, d’altra parte, è la correlazione dell’emicrania con la pervietà del forame ovale ed un certo, possibile stato di ipercoagulabilità (4). Meno presenti, invece, gli studi che mettono in chiara correlazione l’emicrania – con o senza aura – con la psoriasi (5), patologia ben nota per il suo legame con un incremento del rischio di manifestare eventi sia cardiovascolari che cerebrovascolari.

   Come corollario di quanto sopra, abbiamo già scritto che il paziente emicranico può non raramente presentare sintomi ansioso-depressivi più o meno severi (3). Ciò, a nostro avviso, spinge diversi clinici ad identificare l’emicrania in un elemento addizionale ad una condizione fortemente influenzata da una componente primitivamente psicopatologica. Al contrario, sebbene il legame tra emicrania e sintomi riconducibili ad ansia e/o depressione sia indubbio, ridurre l’emicrania ad una psicopatologia sarebbe un grave errore. Essa, invece, è una malattia dalla espressività variegata, talvolta disabilitante, in cui la componente psichiatrica può essere sia perfettamente assente, sia ben rappresentata, tanto come derivato della sintomatologia emicranica cronica quanto come elemento pre-esistente. Il clinico, ne consegue, deve imparare a considerare il paziente emicranico anche oltre la componente “dolore”, riconoscendone le sue diverse forme e distinguendola dalle cefalee non emicraniche. Oltre a ciò, il clinico – davanti ad un paziente emicranico – deve immediatamente pensare che quel paziente può avere una condizione caratterizzata da un incremento del rischio cardiovascolare e della possibilità di manifestare un ictus ischemico oppure una cardiopatia ischemica (2,3,4). Questo, verosimilmente, sia per un diretto legame con la malattia, sia per uso ed abuso di farmaci – quali gli antiinfiammatori non steroidei – che possono indurre modificazioni sfavorevoli del rischio cardiovascolare.

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