L’importanza di avere un farmaco efficace e maneggevole nel trattamento orale della dislipidemia

Claudio FerriUniversità dell’Aquila – Dipartimento MeSVA – Ospedale San Salvatore – UOC Medicina Interna e Nefrologia – Centro per l’Ipertensione Arteriosa e la Prevenzione Cardiovascolare

   Il controllo dell’ipercolesterolemia LDL è decisamente insufficiente in Europa (1) ed in Italia (2). L’avvento dei farmaci biologici – quali gli inibitori della proprotein convertase subtilisin/kexin type 9 (PCSK9) (3) ed il small interfering RNA (siRNA) inclisiran (4) – ha fatto pensare a molti che questa annosa problematica, almeno nella popolazione avente diritto alla rimborsabilità, fosse destinata ad una rapida e quasi totale scomparsa.

  Al contrario, tanto dati della vita reale italiana (5), quanto l’estensione in aperto (Ole) dello studio Fourier (6) hanno dimostrato come nemmeno i biologici abbiano permesso di risolvere l’annoso problema del mancato controllo della ipercolesterolemia LDL. In particolare, lo studio multicentrico italiano AT-TARGET-IT (5) ha consentito di mostrare come alirocumab ed evolocumab garantiscano cumulativamente una eccellente aderenza e persistenza, pari a ben il 97.5% dopo 18 mesi di terapia. Tuttavia, l’obiettivo terapeutico prefissato era raggiunto da appena il 63.8% dei 798 pazienti reclutati e trattati con il biologico. Pertanto, considerando che 423 pazienti (53%) erano in terapia statinica prima della prescrizione di alirocumab oppure evolocumab, in 87 casi senza ezetimibe ed in 336 casi con ezetimibe; mentre 246 pazienti (30.8%) assumevano la sola ezetimibe e 129 (16.2%) non assumevano alcuna terapia ipolipemizzante; appare evidente la necessità sia di prescrivere più correttamente statine+ezetimibe alla popolazione di ipercolesterolemici, sia di avere ulteriori armi, da usare addizionalmente alla terapia ipolipemizzante già disponibile. In accordo con ciò, alla già citata carenza nella prescrizione sistematica di statina+ezetimibe ed al numero eccessivo di pazienti non trattati o trattati esclusivamente con ezetimibe; bisogna aggiungere anche i 29 casi che ricevevano una statina a bassa oppure moderata intensità (5). Questo malgrado la presenza di un rischio cardiovascolare alto o molto alto nel 94.5% dei pazienti.

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