Lo switch e la modifica del dosaggio dei NAO come strategia efficace ed appropriata: studi da analisi di database

La fibrillazione atriale è l’aritmia cardiaca sostenuta più comune. Dati epidemiologici indicano che erano circa 7,6 milioni le persone di età superiore ai 65 anni che, solo nei paesi europei, ne risultavano affette nel 2016 - una cifra destinata a raddoppiare entro il 2060, con un aumento della prevalenza del 22%, dal 7,8% al 9,5% [1]. A causa del progressivo invecchiamento della popolazione, la fibrillazione atriale diventerà una delle principali cause di ictus, insufficienza cardiaca, morte improvvisa e morbilità cardiovascolare nel mondo, con un impatto economico e sociale significativo.

La disponibilità di alternative terapeutiche agli antagonisti della vitamina K, offerta in epoca recente dai nuovi anticoagulanti orali (NAO), ha determinato una svolta in termini di sicurezza ed efficacia in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare [2–5]. A fronte di poche, seppur non trascurabili limitazioni, ivi incluse la carenza di antidoti specifici e di test di coagulazione specifici per monitorare i loro effetti anticoagulanti [6], i vantaggi dell’uso dei NAO annoverano il minor rischio emorragico, minori interazioni farmacologiche, assenza di interazioni alimentari, la rapidità nell’inizio e nel termine della loro azione e la prevedibilità della relazione dose-risposta [6]. In aggiunta, la comodità di diversi dosaggi disponibili per ciascuna molecola, da utilizzare in base a specifiche caratteristiche del paziente, rende personalizzabili le scelte terapeutiche anche di fronte al mutare delle circostanze cliniche, come spesso si verifica nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare, soprattutto se anziani. Con l’età, infatti, aumenta la suscettibilità a variazioni repentine negli indici di fragilità, al deterioramento della funzione renale, alla comparsa di nuove comorbidità e ad un maggior rischio di eventi traumatici o emorragici. In tali e analoghi contesti, lo switch tra molecole e la variazione di dosaggio si prestano come possibili strategie per affrontare la sfida terapeutica con efficacia ed appropriatezza.

Il passaggio da un NAO all'altro può essere una scelta riconducibile non solo a necessità cliniche, ma anche a motivazioni legate al paziente (ad esempio, preferenza per la monosomministrazione) oppure al farmaco (effetto anticoagulante, semplicità di assunzione, effetti collaterali), mentre un cambiamento nella dose di NAO dovrebbe essere strettamente correlato alle caratteristiche cliniche del paziente (prima fra tutte, la funzione renale), in conformità con le raccomandazioni e le indicazioni terapeutiche [7]. Tuttavia, ad oggi, diversi studi suggeriscono criteri inappropriati per modificare il tipo e il dosaggio dei NAO [8,9].

Dura Lex sed Lex - Accesso riservato

Questa pagina è visualizzabile solo da personale medico…. La norma prescrive che vi sia un filtro per le pagine contenenti dati su cure, indicazioni terapeutiche o contenuti simili. Iscriviti gratuitamente oppure, se già iscritto effettua il log in per leggere il resto del contenuto. Se questo messaggio dovesse apparire anche dopo aver effettuato il login, sarà semplicemente necessario aggiornare la pagina e sarà completamente visibile