Malattie cardiovascolari e autismo, qual è la relazione?

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Esiste un collegamento tra malattie cardiovascolari e autismo.
Già da diversi anni c’è un percorso che suggerisce di approfondire lo sviluppo neurologico dei bambini che presentano malattie coronariche. Oggi abbiamo delle certezze in più su questo fronte. Ad esempio c’è uno studio del 2019 pubblicato sulla rivista Pediatrics che sottolinea proprio questo:

“Children with CHD have increased odds of developing AuSD. Specific lesions associated with increased risk include atrial septal defects and ventricular septal defects. These findings will be useful for counseling parents of children with CHD”.w

I bambini con CHD, quindi con cardiopatia congenita, hanno maggiori probabilità di sviluppare malattie dello spettro autistico. Quali sono gli aspetti specifici associati a un aumento del rischio? Le caratteristiche fisiche includono difetti del setto interatriale e ventricolare. Però la vigilanza durante lo sviluppo, lo screening, la valutazione durante l’infanzia possono migliorare condizioni sfavorevoli. Ma di cosa parliamo esattamente?

Un bambino autistico gioca con le costruzioni - Foto di Caleb Woods
Un bambino autistico gioca con le costruzioni – Foto di Caleb Woods

Cosa sono le malattie dello spettro autistico?

Prima di comprendere al meglio la relazione tra malattie cardiache e quelle legate allo spettro autistico dobbiamo analizzare al meglio questa condizione. L’autismo comprende, secondo il documento condiviso da www.msdmanuals.com rispetto al tema in questione:

“Disturbi dello sviluppo neurologico caratterizzati da compromissione delle relazioni sociali e della comunicazione, da comportamenti inusuali e stereotipati e da un rallentamento dello sviluppo intellettivo spesso con disabilità intellettive”.

Purtroppo l’autismo è una di quelle condizioni che non sono state ancora chiarite fino in fondo, non si conoscono bene le cause scatenanti ma si studia costantemente per riuscire a chiarire possibili relazioni con altri fattori. Di sicuro c’è una condizione genetica che può fare la differenza ma si approfondiscono anche legami con altre malattie e condizioni fisiche.

Ad esempio, l’Istituto Superiore di Sanità ricorda che nelle possibili cause scatenanti dell’autismo troviamo anche fattori ambientali scatenanti, quali a esempio l’esposizione ad agenti infettivi durante la vita prenatale, lo status immunologico materno-fetale. Senza dimenticare l’assunzione di farmaci o l’esposizione ad agenti tossici durante la gravidanza.

Cosa sono le cardiopatie congenite

Lo studio preso in esame ha un titolo preciso: “Congenital Heart Disease and Autism”. Quindi l’attenzione si pone sulle cardiopatie congenite registrate in epoca prenatale e alla nascita. Parliamo quindi di malformazioni presenti fin dai primi istanti di vita. L’Ospedale del bambin Gesù ricorda che i genitori non sono responsabili di queste condizioni e che:

“Si chiamano congenite perché sono presenti già nella vita intrauterina. L’origine di tutte le cardiopatie è un’anomalia nella formazione e nello sviluppo del cuore durante la vita embrionale e fetale, tra la seconda e la nona settimana di gestazione”.

Le cardiopatie congenite possono essere semplici e complesse, quindi che riguardano un unico ​​un difetto (che può essere interatriale, interventricolare, etc.) o più condizioni. In questo scenario si intravede una correlazione tra cardiopatie congenite e autismo.

Qual è il nesso tra problemi cardiaci e autismo?

Purtroppo, come indica anche la ricerca già citata e pubblicata sulla rivista scientifica Pediatrics, il rapporto tra malattie cardiache e disturbi dello spettro autistico non sono note. 

Potrebbe esserci un meccanismo genetico comune a scatenare questa correlazione tra problemi del cuore e della condizione autistica. Ma è plausibile anche l’ipotesi legata ai fattori ambientali o clinici che diventano collegamento tra malattie cardiovascolari e autismo. 

Ad esempio l’epilessia, quindi la presenza di crisi epilettiche, è una condizione presente dal 12% al 26% tra i bambini autistici. Ma è anche una condizione che si presenta dopo l’intervento per coronaropatia in cui si registrano esiti neurologici inadeguati.

Quali analisi effettuare per approfondire?

Immagine di Polina Kovaleva
Immagine di Polina Kovaleva

Uno dei modi migliori per prendersi cura di se stessi e delle persone care (magari dei propri figli) è l’analisi precoce e il controllo costante soprattutto quando ci sono forme ereditarie.

Ad esempio, in fase prenatale è molto importante lo studio del feto attraverso tutti gli strumenti di analisi in superficie come, ad esempio, l’ecografia svolta da un ginecologo mentre il pediatra può valutare la possibilità di effettuare un ecocardiogramma se nota qualche anomalia da approfondire. Come, ad esempio, una possibile cardiopatia.

Nel caso in cui si manifesti una minaccia reale di cardiopatia infantile si procede con esami più invasivi, ma comunque necessari per avere un quadro chiaro della condizione da affrontare. Ad esempio è possibile effettuare un cateterismo cardiaco diagnostico e l’ecocardiogramma transesofageo per studiare con gli ultrasuoni lo stato del cuore. 

In questi casi si procede anche con il ricovero del bambino dato che è necessario procedere con anestesia generale (soprattutto per i pazienti più piccoli) o sedazione profonda.

Cosa possiamo fare per monitorare l’evoluzione?

Durante lo screening prenatale il ginecologo che esegue le analisi del feto può indagare, anche in epoca piuttosto recente, le condizioni cardiache del futuro bambino. 

Quello che si può fare, ad oggi, rispetto alla relazione tra malattie cardiovascolari e autismo, è l’identificazione di deficit significativi anche nella prima infanzia, con largo anticipo.

In questo modo è possibile attivare terapie e formazione appropriate per migliorare il funzionamento comportamentale, psicosociale e adattivo del bambino. 

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