Mastectomia preventiva, cos’è e come si procede

La mastectomia preventiva viene vista come una soluzione invasiva e spesso si susseguono le polemiche che riguardano la reale necessità di procedere con un’operazione così incisiva.

In realtà tutto dipende dalle analisi, dalle riflessioni e dalle considerazioni che si svolgono insieme al proprio medico di fiducia. E soprattutto con l’oncologo, la persona più accreditata per poter parlare o meno di possibile asportazione preventiva dei seni che potrebbero sviluppare, in futuro, delle forme tumorali. D’altro canto non sempre questo processo è utile.

Anche in presenza di tumore al seno, l’operazione che consente di asportare le ghiandole mammarie sane come forma di prevenzione non è per forza necessaria. Eppure, alcuni studi suggeriscono dei numeri differenti: molte donne procedono. Per quale motivo?

Cos’è la mastectomia preventiva, definizione 

Si tratta di un’operazione chirurgica che prevede l’asportazione dei tessuti mammari, nello specifico delle ghiandole e in alcuni casi dei capezzoli, che seppur ancora sani possono essere oggetto di mutazioni genetiche che portano lo sviluppo di malattie tumorali. 

Si tratta a tutti gli effetti di una forma riconosciuta di prevenzione per il cancro al seno anche se non è una tecnica universale. Ciò significa che esistono diversi tipi di mastectomie e che non sempre è una tecnica utile per prevenire il cancro al seno in modo significativo.

Perché si prescrive la mastectomia preventiva?

Questa tecnica può essere considerata come una soluzione per evitare lo sviluppo di un cancro al seno. Ma già dalle definizioni base del documento presentato dall’American Society of Clinical Oncology ci rendiamo conto che non si tratta di una soluzione lineare:

“The significant risk of a contralateral BC (CBC), especially in young women, and the higher risk of new cancers in the ipsilateral breast warrant discussion of bilateral mastectomy. (…) For women with mutations in BRCA1/2 or moderate-penetrance genes who are eligible for mastectomy, nipple-sparing mastectomy is a reasonable approach”.

Il rischio aumenta con la presenza dei geni BRCA1 e BRCA2, nelle persone di giovane età la mastectomia bilaterale diventa un’opzione importante. In alcuni casi è possibile procedere con la mastectomia in grado di risparmiare il capezzolo. Un’altra opzione ancora può essere la chirurgia conservativa (lumpectomia), in cui viene rimosso solo il tumore dal seno.

Non è facile decidere tra mastectomia e lumpectomia. Come suggerisce mayoclinic.org, entrambe le procedure sono ugualmente efficaci per prevenire una recidiva del cancro al seno. Quindi l’asportazione delle ghiandole mammarie non è, di per sé, una garanzia. Ma una lumpectomia non è un’opzione per tutte le persone con cancro al seno. 

Il ruolo delle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2

Come anticipato, la mastectomia preventiva può essere d’aiuto nel momento in cui si presentano le condizioni opportune. Vale a dire la mutazione BRCA1 e BRCA2 che aumentano il rischio di sviluppare tumori del seno e delle tube ma anche delle ovaie.

In presenza di queste condizioni, valutando sempre le azioni insieme al medico oncologo, puoi prendere in considerazione una mastectomia preventiva se non è presente già il cancro al seno, ma hai un rischio molto alto di sviluppare questa malattia e una storia familiare che riporta mutazioni genetiche compatibili con quelle che aumentano il rischio di cancro al seno.

Questa procedura non elimina definitivamente il rischio ma lo riduce sensibilmente. Quindi resta una soluzione da prendere in considerazione per le donne giovani a cui viene diagnosticato un tumore al seno e/o che presentano una mutazione BRCA1 e BRCA2.

Recupero e possibili strade alternative

Abbiamo scoperto che la mastectomia profilattica controlaterale o bilaterale (rimozione del seno sano dopo che il primo è stato colpito da malattia o di entrambi come forma di prevenzione) non è un percorso obbligato, in alcuni casi neanche necessario e utile.

Inoltre necessita di una serie di analisi preliminari, riflessioni e confronti. L’iter che si occupa di queste operazioni comprende l’oncologo, il senologo e il chirurgo plastico per eventuale ricostruzione. Un passaggio che viene presentato dalla rivista cancer.org ci consiglia:

“Although each case is different, most mastectomy patients can have reconstruction. Reconstruction can be done at the same time as the mastectomy or sometime later”.

Anche se bisogna considerare caso per caso, la maggior parte delle pazienti che hanno affrontato una mastectomia possono affrontare una ricostruzione del seno anche nel momento stesso in cui viene asportato. Dopo quest’operazione, comunque, seguono una serie di attività: un rigido iter di controlli per monitorare nel tempo l’eventuale insorgenza di nuovi fronti del cancro. Sempre cancer.org ci ricorda cosa accade in seguito:

“Some women might get other treatments after a mastectomy, such as hormone therapy to help lower the risk of the cancer coming back. Some women might also need chemotherapy, or targeted therapy after surgery. If so, radiation therapy and/or hormone therapy is usually delayed until the chemotherapy is completed”.

Potrebbe essere necessario affrontare altri passaggi per risolvere il problema. Di sicuro i tempi di recupero dopo l’intervento chirurgico sono rapidi ma potrebbe essere necessario un lavoro più profondo anche dal punto di vista di una possibile psicoterapia per affrontare eventuali ripercussioni sugli aspetti intimi della decisione. Che non è sempre facile.

Certo, di fronte ai rischi di un cancro al seno, con tutto è evidente che la mastectomia preventiva può sembrare una soluzione preventiva. Ma prima di prendere una decisione bisogna sempre valutare la reale utilità e le indicazioni terapeutiche collegate.

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