Meglio carni bianche o rosse per i pazienti a rischio cardiovascolare?

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La risposta è immediata: meglio carni bianche per chi ha problemi cardiovascolari o corre dei rischi legati a queste patologie. 

Il consumo di carni processate – tipo salumi e salsicce – e quelle rosse anche non processate possono incentivare lo sviluppo di malattie legate al malfunzionamento del cuore (ma non solo).

Quindi, tra carni bianche o rosse chi ha rischi cardiovascolari deve puntare sulle prime che comprendono pollo, tacchino e coniglio. Mentre sono da evitare o limitare quelle di vitello, manzo, bue e vacca.

Cosa sono le malattie cardiovascolari

In questa categoria rientrano i problemi legati al cuore e del sistema vascolare, quindi cardiopatie vasculopatie, anche se in linea generale si fa riferimento principalmente a ciò che si manifesta come aterosclerosi. Vale a dire l’accumulo e la rottura di eccessi adiposi che si accumulano lungo le medie e grandi arterie del corpo umano. 

Questo provoca eventi molto gravi, anche mortali, come infarto e ictus. Vale a dire problemi legati alla vita moderna, alle condizioni sedentarie e alle cattive abitudini. Ma anche all’abuso di determinati alimenti.

Perché la carne rossa fa male al cuore?

In buona sostanza la motivazione è legata alla composizione stessa di questo alimento. Pur essendoci ancora molti lati da approfondire, è certo che la carne rossa è ricca di acidi grassi saturi, che influenzano l’insorgere di problemi legati alla cardiopatia ischemica, riduzione del giusto apporto di sangue in determinate aree del corpo umano. 

A questo si aggiunge il colesterolo alimentare con relativo aumento del rischio cardiovascolare dovuto alla nascita di placche aterosclerotiche che occludono i vasi sanguigni con relative conseguenze. Ma quali sono le principali carni rosse che bisogna evitare o comunque limitare?

  • Bovina.
  • Equina.
  • Ovina.
  • Suina.
  • Caprina.

Chiaramente non bisogna demonizzare ogni taglio di carne rossa. Molto dipende anche dal taglio e dalla fascia muscolare presa in considerazione, senza dimenticare un’altra condizione essenziale: il metodo di cottura e la lavorazione alla quale viene sottoposta.

Le ricerche che confermano il legame

Tante sono le analisi condotte da medici  scienziati per verificare questa tendenza.Una delle più recenti, svolta dal Lerner Research Institute della Cleveland Clinic, arriva a una conclusione importante: 

Chronic dietary red meat increases systemic TMAO levels through: (i) enhanced dietary precursors; (ii) increased microbial TMA/TMAO production from carnitine, but not choline; and (iii) reduced renal TMAO excretion. Discontinuation of dietary red meat reduces plasma TMAO within 4weeks”.

Una dieta che eccede con il consumo di carne rossa aumenta i livelli sistemici di TMAO (trimetilammina N-ossido). Vale a dire un prodotto che si sintetizza grazie alla digestione di colina, lecitina e carnitina. Non a caso presenti in abbondanza nella carne rossa. Risultato?

I pazienti sottoposti a una dieta con eccessi di alimenti legati alla carne rossa avevano un livello 3 volte superiore di TMAO rispetto alla norma.

D’altro canto l’interruzione di questo regime, e del relativo eccesso di carne rossa nella dieta, riduce il TMAO plasmatico in 4 settimane.

Una ricerca ancora più recente, svolta da Northwestern University e Cornell Universitynell’arco di 30 anni ma pubblicata nel 2020, ha mostrato che le persone che inseriscono una o due volte a settimana carni rosse o lavorate nel menu aumentano il rischio di malattie cardiovascolari (che portano anche alla morte) dal 3 al 7%. 

Le carni rosse fanno sempre male?

Anche se non c’è ancora una visione definitiva su questa materia, bisogna valutare con grande attenzione l’apporto di carne nella dieta delle persone che soffrono o hanno tendenza verso patologie del cuore e/o dei vasi sanguigni. Più aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, minore dovrebbe essere il contributo delle carni rosse nella dieta.

D’altro canto, il legame con i problemi cardiovascolari è solo uno dei problemi legati alle carni rosse. Questi alimenti sono collegati anche all’insorgere di altri disturbi anche abbastanza gravi come la gotta e alcune forme di tumori, anche se le relazionino sempre da valutare anche rispetto al tipo di carne e al processo di cottura.

Cosa mangiare se ci sono rischi?

Di sicuro la dieta di una persona che soffre di disturbi cardiovascolari deve essere seguita da un medico specializzato, in grado di valutare con estrema attenzione cosa e quando mangiare per tutelare cuore e arteria. Difficile tirare le somme e arrivare a una conclusione rispetto a quanta carne mangiare, come cucinarla, che qualità acquistare. 

Ma un punto è chiaro: ridurre il consumo di carne, specialmente rossa e insaccati, a favore di verdura è una scelta saggia che può aumentare le aspettative di vita e aiutare la lotta contro le malattie cardiovascolari.

Bisogna preferire la carne magra, quella di pollo e tacchino, eliminando la pelle. Da limitare i formaggi (la carne non è l’unica imputata) e gli insaccati, al massimo preferendo salumi magri come bresaola, prosciutto crudo, speck. E magari preferendo un’alternativa ancora più sana e virtuosa per prevenire eventuali problemi cardiaci e vascolari.

Una buona soluzione: il pesce

Photo by Jongsun Lee on Unsplash

Sembrerebbe quasi che la vita di una persona con problemi cardiovascolari, anche se solo minacciati, sia legata a una dieta vegetariana. In realtà c’è un’alterativa alla carne rossa: il pesce. L’attività cardioprotettiva di questa carne, soprattutto quella legata ai prodotti ricchi di Omega-3, spinge all’assunzione di pesce nella dieta fino a tre volte a settimana. Questi alimenti riducono il rischio di problemi cardiaci e tutelano anche chi ha già avuto esperienza di infarto.

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