Le microplastiche nelle arterie possono danneggiare il cuore?

Danni al cuore: il ruolo delle microplastiche nelle arterie

L’Università della Campania Luigi Vanvitelli ha pubblicato uno studio che conferma un punto: le microplastiche nelle arterie possono causare danni al cuore. Le particelle (note anche come nanoplastiche) sono state trovate in diversi tessuti umani e questo studio conferma che possono raggiungere anche i depositi localizzati di materiale grasso.

Vale a dire quelli che in letteratura conosciamo come ateromi o placche aterosclerotiche, una condizione tipica del disturbo noto come aterosclerosi (ne abbiamo parlato qui).

La ricerca è stata pubblicata dal New England Medical Journal e prende in esame 257 pazienti con oltre 65 anni. La condizione comune a tutti i partecipanti: sono stati sottoposti a un intervento chirurgico – endoarteriectomia per stenosi carotidea asintomatica – per rimuovere le placche aterosclerotiche per valutare l’eventuale presenza di elementi estranei.

Cosa sono le micro e nanoplastiche

Prima di affrontare i dettagli della ricerca è giusto fare un passo indietro: quali sono i parametri che ci permettono di approfondire il problema in questione? Sappiamo questo: la plastica è un materiale molto resistente al processo di biodegradazione. Di conseguenza tende a trasformarsi in frammenti molto piccoli, con dimensioni inferiori a 5 millimetri.

Le microplastiche possono derivare dalla coriandolizzazione di oggetti più grandi, come bottiglie o sacchetti, o possono essere prodotte direttamente sotto forma di microsfere per l’uso in prodotti come saponi specifici, cosmetici di vario tipo e altro ancora.

La differenza tra micro e nanoplastiche? Quest’ultime sono ancora più piccole dato che le microplastiche sono particelle con grandezza variabile da 1 micrometro a 5 millimetri le nanoplastiche registrano un parametro inferiore a 1 micrometro (fonte Università di Padova).

Perché le microplastiche sono un problema?

Perché data la dimensione minima riescono a raggiungere qualsiasi organismo e possono essere ingerite dagli animali che fanno parte della nostra catena alimentare.

Le nanoplastiche, inoltre, possono penetrare facilmente negli organismi viventi e nei sistemi biologici, incluso il corpo umano. Causando danni molto gravi dal punto di vista fisico:

“Sono dovuti alle ridotte dimensioni delle MP (e anche delle nanoplastiche) che possono attraversare le barriere biologiche – come la barriera intestinale, ematoencefalica, testicolare e persino la placenta – e causare danni diretti, in particolare all’apparato respiratorio e all’apparato digerente, quali primi apparati con cui le MP entrano in contatto”.

L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che il rischio non è solo questo ma anche chimico, a causa della presenza di contaminanti, e batterico. Per completare il quadro, la già citata ricerca dell’Università di Napoli scopre che sono state trovate anche microplastiche nelle arterie. Cosa significa questo e come può danneggiare l’organismo questa condizione?

I rischi per chi ha microplastiche nelle arterie

Questa condizione sembra essere un nuovo fattore di rischio cardiovascolare. Lo studio coordinato dal dott. Paolisso – Ordinario di Medicina Interna dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli – ha dimostrato la presenza di polietilene nel 58.4% dei pazienti e di particelle di PVC nel 12.5%. Ecco i dati specifici della ricerca:

“polyethylene was detected in carotid artery plaque of 150 patients (58.4%), with a mean level of 21.7±24.5 μg per milligram of plaque; 31 patients (12.1%) also had measurable amounts of polyvinyl chloride, with a mean level of 5.2±2.4 μg per milligram of plaque”.

Rispetto a chi non vive questa condizione, quindi non ha le arterie e le relative placche contaminate da micro e nanoplastiche, il rischio di infarti, ictus o di mortalità è almeno raddoppiato. Indipendentemente da altri fattori di rischio delle malattie cardiovascolari.

Quindi ignorando altri elementi come peso, genere, età, livello di colesterolo. Inoltre, ricorda sempre il comunicato stampa dell’università che ha firmato lo studio, c’è un incremento locale significativo di marcatori dell’infiammazione in presenza delle micro e nanoplastiche.

Cause e scenari futuri delle microplastiche nelle arterie

Potrebbe essere proprio questo meccanismo pro-infiammatorio a innescare una maggiore instabilità delle placche e un rischio maggiore di incorrere in trombi con infarti o ictus. Chiaramente, però, i responsabili della ricerca non possono dare informazioni specifiche.

Non è possibile capire da dove derivano queste particelle (quindi non si può dare la colpa a un’abitudine o a un alimento specifico) però è chiaro un punto: non esiste uno standard.

“Sono soprattutto le particelle plastiche più piccole, le nanoplastiche, a poter penetrare in profondità nei tessuti, ma numerosi studi ne hanno rinvenute anche di dimensioni maggiori e in quantità rilevabili in molti organi umani”.

Nel comunicato stampa ufficiale, il prof. Antonio Ceriello dell’IRCCS Multimedica di Milano ci ricorda che queste plastiche minuscole sono state trovate anche nel latte materno, nella placenta, nelle urine. Ecco perché bisogna prendere in considerazione tutte le tecniche utili per ridurre l’esposizione alle microplastiche, ad esempio scegliendo quanto più possibile contenitori alimentari in vetro e scegliendo determinati alimenti (ecco una guida del WWF).