Nanorobot per la cura delle patologie oncologiche

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Curare le patologie oncologiche è molto difficile perché le cellule malate hanno esattamente lo stesso materiale genetico delle cellule sane e molti trattamenti hanno effetti collaterali dannosi perché i farmaci prendono di mira sia le cellule cancerose sia le cellule sane.

Nelle malattie batteriche o virali, invece, la biologia degli agenti patogeni è molto diversa dalla nostra: per curarle bisogna trovare e attaccare un percorso biologico nell’agente patogeno che non è presente negli esseri umani.

I nanorobot per curare le patologie oncologiche

Entra così in gioco la nanomedicina che utilizza la nanotecnologia per prevenire e curare malattie gravi come le patologie oncologiche e le malattie cardiache.

Grazie ai recenti progressi nella nanotecnologia gli scienziati hanno potuto usare in medicina materiali su scala nanometrica, comprese nanoparticelle biocompatibili e nanorobot, sia per rilevare cellule cancerose sia per creare anticorpi artificiali, globuli rossi e globuli bianchi artificiali.

Che cos’è in realtà la nanotecnologia?

È una combinazione di chimica, fisica, scienza dei materiali e biologia: competenze scientifiche riunite per sviluppare nuove tecnologie. E i nanorobot sono principalmente i nanodispositivi utilizzati per fornire protezione o trattamenti contro i patogeni negli esseri umani.

Le vaste applicazioni dei nanorobot in medicina

Photo by L N on Unsplash

Le applicazioni della nanotecnologia in campo medico non si limitano all’oncologia:

  • Nanomacchine diagnostiche: possono monitorare la chimica interna degli organi del corpo, fornendo accesso diretto alle aree malate.
  • Nanorobot con trasmettitori wireless: permettono ai medici di cambiare il trattamento se le condizioni mediche di un paziente peggiorano.
  • Nanorobot impiantati nel sistema nervoso: per monitorare le attività del polso e delle onde cerebrali.

Secondo gli scienziati i nanorobot potrebbero in futuro anche sostituire completamente i pacemaker.

Il principale vantaggio dei nanorobot è la loro elevata resistenza: in linea teorica possono funzionare per anni senza alcun danno a causa delle loro piccolissime dimensioni.

L’elemento principale utilizzato nei nanorobot è il carbonio, grazie alla sua inerzia e resistenza sotto forma di diamante e fullerene. In genere hanno un rivestimento esterno in diamante passivo per evitare l’attacco del sistema immunitario dell’organismo umano.

Tipi di nanorobot in fase di sviluppo in ambito sanitario

  • Nanorobot respirociti: globuli rossi meccanici artificiali, di forma sferica e del diametro di un micron (un millesimo di millimetro), sono progettati per trasportare molto più ossigeno rispetto ai globuli rossi naturali e tornerebbero utili per i pazienti che soffrono di anemia.
  • Nanorobot microbivori: dal funzionamento simile ai globuli bianchi, sono molto più veloci nel distruggere i batteri e potrebbero eliminare le infezioni batteriche in un paziente in pochi minuti.
  • Nanorobot di riparazione cellulare: potrebbero eseguire procedure chirurgiche in modo più preciso, lavorando a livello cellulare, e prevenire gran parte dei danni causati dal bisturi.
  • Nanorobot clottociti: funzionano in modo simile alle piastrine del sangue, che svolgono un ruolo nell’emostasi e nella coagulazione del sangue, ma farebbero lo stesso lavoro in una frazione del tempo impiegato dalle piastrine.
  • Nanorobot farmaciti: possono somministrare, in modo preciso e veloce, agenti farmaceutici a specifiche destinazioni cellulari e intracellulari all’interno del corpo umano.
Photo by Bermix Studio on Unsplash

I nanorobot per dire addio alla chemioterapia?

Conosciamo tutti gli effetti nocivi della chemioterapia: è un trattamento che uccide non solo le cellule tumorali, ma anche quelle sane, provocando perdita di capelli, affaticamento, nausea, depressione e una serie di altri sintomi.

La nanomedicina ha progetti ambiziosi per le patologie oncologiche: grazie ai nanorobot potrebbe in futuro eliminare gli effetti collaterali dei trattamenti tradizionali, diventando una nuova alternativa alla chemioterapia.

Un medico, utilizzando nanotecnologie, potrà impiantare nel paziente un nanorobot che cercherebbe le cellule tumorali e le distruggerebbe, dissipando la malattia alla fonte e lasciando intatte le cellule sane.

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