Polmonite e problemi cardiaci, quale relazione?

La relazione tra polmonite, infarto e ictus

Sappiamo che la relazione tra problemi cardiaci e polmonite è particolarmente significativa. Nello specifico, chi si ammala di questa infiammazione che colpisce il sistema respiratorio è a rischio di ictus e infarto sia nel breve termine che nel lungo periodo temporale.

Questo si è osservato grazie a una correlazione semplice: la vaccinazione contro la polmonite ha portato anche a una riduzione degli eventi cardiovascolari negativi. Ecco un riferimento utile per comprendere il collegamento tra problemi ai polmoni e ictus o infarto:

“Moreover, dual influenza and pneumococcal vaccination was associated with lower risks of some cardiovascular events (stroke, congestive heart failure, ischemic heart disease, and myocardial infarction).”

Chiaramente non si tratta di una panacea per tutti i mali, non basta vaccinarsi contro malattie che comportano problemi ai polmoni per evitare qualsiasi rischio. Infatti, ci sono anche degli studi (come quello pubblicato da jamanetwork.com) che minimizzano in modo chiaro l’impatto di questa correlazione. Tuttavia, è certo, che esiste una possibile conseguenza per chi si ammala di polmonite ed ha anche dei rischi in termini cardiovascolari.

Cos’è la polmonite e come si sviluppa

Abbiamo già affrontato in abbondanza i vari problemi cardiaci (qui trovi gli archivi dei post per infarto e ictus) ma è giusto fare una breve analisi della polmonite. Vale a dire un’infiammazione degli alveoli polmonari, che diventa broncopolmonite se si aggiungono le complicazioni alle vie aeree, la causa principale di questa condizione è un’infezione

“La polmonite è tipicamente causata da un virus o un batterio a cui si è stati esposti a livello ambientale o che ci è stato trasmesso da un’altra persona. L’infezione può essere trasmessa da persona a persona tramite contatto diretto (solitamente con le mani) o inalando piccole gocciole nell’aria provenienti dalla tosse o dallo starnuto”.

Questo secondo l’American Thoracic Society. A volte dalla semplice influenza si può sviluppare un’infezione batterica come la polmonite che complica il quadro soprattutto delle persone più soggette al problema: anziani e bambini. Per questo è importante promuovere, quando necessario, il vaccino per lo Streptococcus pneumoniae, principale responsabile della polmonite. Ma perché tutto ciò interessa anche il cuore?

La relazione tra polmonite, infarto e ictus

Qual è il motivo che porta a una correlazione così importante tra infezione legata alla polmonite ed eventi infausti per il cuore? La risposta si trova nelle alterazioni del

sistema cardiovascolare: lo stato infiammatorio della polmonite giocherebbe un ruolo importante nell’alterazione di alcuni marker di attivazione piastrinica, senza dimenticare che:

l’aumentata attività della NADPH Ossidasi (NOX), enzima implicato nella generazione di radicali liberi dell’ossigeno (35), è stata inoltre associata al danno miocardico, valutato tramite l’aumento della Troponina T.

Quindi, come ricorda lo studio pubblicato in questo PDF del Giornale Italiano dell’Arteriosclerosi, la risposta che il corpo dà alla malattia, nota come polmonite, innesca una serie di condizioni infiammatorie e di risposte interne che alterano la condizione del sistema cardiocircolatorio in grado di provocare danni a breve termine, nell’immediato.

La polmonite, inoltre, può portare ad una condizione di fragilità e richieste metaboliche che mettono a dura prova un organismo con pregresse difficoltà cardiovascolari.

Superata la polmonite, i rischi diminuiscono?

Le complicanze cardiovascolari comuni nel caso di polmonite possono essere: aritmie, sindrome coronarica acuta, insufficienza cardiaca e infarto. Come suggerito da questa ricerca (Association Between Hospitalization for Pneumonia and Subsequent Risk of Cardiovascular Disease), il rischio di avere dei problemi al cuore non riguarda solo e semplicemente i giorni successivi all’ospedalizzazione ma anche un periodo più avanzato.

Un singolo episodio di polmonite potrebbe avere conseguenze a lungo termine diversi mesi o anni più tardi, nello specifico, ci ricordano che il rischio cardiovascolare rimane alto anche dopo 10 anni dalla polmonite. D’altro canto, le cause che comportano delle conseguenze a medio o lungo termine sono ancora poco chiare, tuttavia la ricerca pubblicata su Lancer è netta:

“The elevated risk was highest within the first 30 days after pneumonia hospitalisation, with subsequent risk reductions varying by CVD subtypes. The association estimates were highest for HF, with the elevated risk persisting for up to 8 years; followed by the risk of IHD, arrhythmia and IS, with the elevated risk persisting for around 7–8 years”.

Il rischio elevato è racchiuso nei primi 30 giorni dopo il ricovero per polmonite, con successive riduzioni del rischio. Le stime di associazione erano più elevate per lo scompenso cardiaco, con un rischio elevato che resta importante fino a otto anni.

Come affrontare questa condizione?

La prevenzione è il punto di partenza per risolvere questi problemi e diminuire i rischi. In primo luogo, si consiglia la vaccinazione contro la polmonite (tecnicamente si tratta della vaccinazione anti-pneumococco) che permette di scongiurare i casi più gravi.

Poi, le persone che hanno delle patologie cardiovascolari pregresse devono monitorare con cura la propria condizione fisica e seguire gli accertamenti del caso, valutando tutti i passaggi necessari per ridurre i rischi: seguire una dieta equilibrata assumendo alimenti che fanno bene al cuore e coltivare uno stile di vita sportivo, soprattutto andando avanti con l’età (così come abbiamo visto nell’articolo restare in forma dopo i 40 anni).

A tutto questo aggiungiamo la riduzione del consumo di alcolici, l’aumento del numero di passi giornalieri e l’annullamento totale delle sigarette, anche a quelle elettroniche.