Predire il futuro rischio cardiovascolare: astrologia?

Enzo Manzato

Professore Ordinario di Medicina Interna, Direttore Clinica Geriatrica, Dipartimento di Medicina, Università di Padova

Predire il futuro è stata una attività ricercata dall’uomo fin dai tempi antichi (e tuttora dagli astrologi) e lo è in particolare oggi anche nell’ambito medico. Il paziente chiede di sapere da quali malattie sarà affetto ed il medico tenta di usare le più appropriate medicine per mantenere sani i suoi pazienti. Se ci si limita alle malattie cardiovascolari è da tempo che si cerca di calcolare il “rischio” (= probabilità) di andare incontro ad un evento clinico (infarto del miocardio, ictus, vasculopatia periferica). Finora questo rischio veniva calcolato usando alcuni parametri (i cosiddetti fattori di rischio) che si erano dimostrati essere associati agli eventi. Una prima serie di questi fattori è stata definita grazie ad alcuni studi epidemiologici, primo e più noto fra tutti, lo studio di Framingham. Oggi però è arrivata la medicina di precisione, figlia della genetica intesa come studio del DNA e non più (come ai tempi di Mendel) dei fenotipi; anzi, il fenotipo malattia è stato usato per ricercare quali caratteristiche del DNA fossero associate all’evento clinico. Frutto di queste considerazioni sono i numerosi studi finora pubblicati nelle riviste scientifiche mediche che, analizzando variazioni del DNA (polimorfismi del DNA), hanno cercato di individuare i soggetti che sarebbero andati incontro a determinate malattie. Il paziente è interessato a questi studi, perché promettono di predire le sue malattie o la sua causa di morte; il medico è interessato a questi studi perché promettono di facilitare il suo lavoro (anzi di sostituire il lavoro del medico, magari usando l’intelligenza artificiale); i ricercatori sono interessati perché con questo tipo di ricerche si pubblicano lavori su importanti riviste, che spesso richiamano l’attenzione anche della stampa laica.

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