Cos’è la psicocardiologia e perché i malati cardiaci ne hanno bisogno?

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Spesso si tende ad affrontare i problemi cardiaci solo dal punto di vista della malattia in senso stretto, ovvero l’insieme di cause ed effetti che possono portare a un evento traumatico anche di grande importanza. Giusto, tutto questo è fondamentale, ma vi è sempre più un maggiore consenso tra i clinici nel considerare anche la componente psicologica per una corretta risoluzione o gestione di una patologia.

I confini di ogni materia medica si allargano e lambiscono i contorni di altre attività: oggi ragionare in termini di compartimenti stagni, nella scienza medica, non ha senso. 

Ecco perché è utile e importante prendersi cura non solo della salute del cuore e delle arterie con visite mediche di routine, buone abitudini e sana alimentazione: possiamo e  dobbiamo anche valutare tutto ciò che riguarda la psicocardiologia. Vale a dire?

Cos’è la psicocardiologia, una definizione

Con il termine psicocardiologia intendiamo la materia che interviene sulla riabilitazione cardiaca del paziente anche dal punto di vista dell’equilibrio psicologico. Noi sappiamo che i traumi cardiaci sono molto frequenti in Italia e nel mondo, e rappresentano una delle principali fonti sia di morte che di stress psicofisico. Secondo il Ministero della Salute:

“Le malattie cardiovascolari sono un gruppo di patologie cui fanno parte le malattie ischemiche del cuore, come l’infarto acuto del miocardio e l’angina pectoris, e le malattie cerebrovascolari, come l’ictus ischemico ed emorragico. Rappresentano le principali cause di morbosità, invalidità e mortalità in Italia”.

Tutto questo senza dimenticare che, secondo l’Istat, all’interno della cornice del Covid-19 abbiamo avuto anche un aumenti di decessi per le malattie cardiache ipertensive (+40%). 

In una simile condizione bisogna intervenire sia sulla prevenzione che sulla riabilitazione. La psicocardiologia permette di aiutare le persone colpite da malattia cardiovascolare, sia dopo interventi chirurgici che a seguito di eventi difficili da accettare come infarti e arresti cardiaci.

Perché è necessaria la psicocardiologia

Di sicuro gli eventi cardiovascolari che possono mettere in pericolo le persone sono drammatici e, spesso, improvvisi. Anche perché spesso infarti e arresti cardiaci si presentano senza alcun campanello di allarme precedente all’evento stesso. 

Chi sopravvive a questi eventi, inoltre, deve affrontare quella che tecnicamente viene definita come disturbo post-traumatico da stress. Ecco una definizione tecnica:

“Il disturbo post-traumatico da stress consiste in ricordi ricorrenti e inopportuni di un evento traumatico opprimente; gli ultimi ricordi risalgono a > 1 mese e iniziano entro 6 mesi dall’evento”.

Quali sono le cause di questa condizione? L’essere stato testimone diretto o indiretto di esperienze traumatiche come il rischio di morte improvvisa, condizione tipica di un infarto. Di conseguenza è molto probabile che un malato di cuore abbia bisogno della psicocardiologia. Il rischio stesso di una condizione cardiaca difficile può portare a questa condizione:

Depressive symptoms, even at levels lower than what is typically indicative of potential clinical depression, were associated with risk of incident cardiovascular disease although the magnitude of the association was modest.

Anche di fronte a un rischio cardiovascolare modesto, la ricerca citata da Pubmed sottolinea la presenza nel campione analizzato (563.255 partecipanti divisi in 22 coorti) di sintomi depressivi, anche a livelli inferiori rispetto a quelli indicativi di potenziale depressione clinica. 

Il ruolo della psicocardiologia

La psicocardiologia, ha il compito di affrontare i problemi post-traumatici e che potrebbero causare nuovi o ulteriori traumi. In un precedente articolo abbiamo già sottolineato che chi ha già avuto infarti o altre disfunzioni del sistema cardiovascolare è a rischio depressione. 

D’altro canto la stessa depressione, a causa di una scarsa attenzione riposta nelle buoni abitudini di vita come l’alimentazione e il moto, può portare soggetti a rischio verso un aggravarsi delle condizioni cardiache. Risultato? Si combinano una serie di fattori pericolosi che possono essere interrotti solo da un buon trattamento di psicocardiologia.

Vale a dire una materia che si basa sulla raccolta dati, l’osservazione e l’analisi delle patologie che lo interessano e relativa cura basata sulle possibili psicoterapie che possono portare beneficio nel breve, medio e lungo periodo. L’ultima fase prevede audit e feedback del paziente per il miglioramento dell’assistenza psicologica nella riabilitazione cardiaca.

C’è un corollario da seguire?

Esiste un documento dell’Associazione Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare, la Riabilitazione e l’Epidemiologia (GICR-IACPR). La prima sezione illustra i requisiti per gli psicologi che intendono operare nel campo della riabilitazione cardiaca. La seconda descrive la sequenza delle attività psicologiche in base alle diverse fasi del processo di cura.

Poi troviamo tutte le sezioni operative dedicate alla valutazione, gli strumenti a disposizione dello psicologo in fase di diagnosi – colloquio, test di screening, test di valutazione clinica, test di qualità della vita) e dedicati agli interventi sulla persona – consulenza, gestione dello stress e psicoterapia con pianificazione dell’assistenza anche a lungo termine per pazienti con cardiopatia ischemica, scompensi cardiaci o con effetti post-cardiochirurgia.

Cosa dobbiamo sapere sulla psicocardiologia

In primo luogo non si tratta di un’opzione ma di una risorsa. Ostacolare il continuo rimando tra problemi cardiovascolari e stati depressivi può essere debilitante per l’individuo e portare a un aggravamento delle condizioni psicofisiche. Soprattutto in un periodo come questo in cui ancora viviamo in una condizione di allerta a causa della pandemia da Covid-19.

Il consiglio è quello di affiancare, alle normali procedure di analisi e diagnosi di eventuali problemi cardiovascolari, tutte le procedure che possono aiutare la persona a ritrovare il buon equilibrio psicofisico con il proprio mondo. E con la società che la circonda.

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