rosuvastatina 10 mg/die e rischio di eventi cardiovascolari

Il trattamento con rosuvastatina a una dose di 10 mg/die determina un rischio significativamente inferiore di eventi cardiovascolari rispetto al placebo in una popolazione etnicamente diversificata senza malattie cardiovascolari, a rischio intermedio

 

Fonte: N Engl J Med. 2016 Apr 2. [Epub ahead of print]. Yusuf S.

Studi precedenti hanno dimostrato che l’uso di statine per abbassare il colesterolo riduce il rischio di eventi cardiovascolari tra persone senza malattia cardiovascolare. Questi studi hanno coinvolto persone con livelli elevati di lipidi o marcatori infiammatori e persone principalmente di etnia caucasica. Non è chiaro se i benefici delle statine possono essere estesi a pazienti con un rischio intermedio, etnicamente variegata e senza malattie cardiovascolari. I ricercatori hanno assegnato casualmente partecipanti (n=12.705) senza malattie cardiovascolari e a rischio intermedio in 21 Paesi a ricevere rosuvastatina (10 mg/die) o placebo. Il primo esito coprimario era il composito di decesso per cause cardiovascolari, infarto miocardico non fatale o ictus non fatale; il secondo esito coprimario includeva rivascolarizzazione, insufficienza cardiaca e arresto cardiaco resuscitato. Il follow-up mediano era di 5,6 anni. Il livello medio complessivo di colesterolo delle lipoproteine a bassa densità era inferiore del 26,5% nel gruppo rosuvastatina rispetto al gruppo placebo.
Il primo esito coprimario è stato ottenuto in 235 partecipanti (3,7%) nel gruppo rosuvastatina e in 304 partecipanti (4,8%) nel gruppo placebo (HR, 0,76; CI al 95%, 0,64-0,91; P=0,002). I risultati per il secondo esito coprimario erano compatibili con i risultati per il primo (osservati in 277 partecipanti [4,4%] nel gruppo rosuvastatina e in 363 partecipanti [5,7%] nel gruppo placebo; HR, 0,75; CI al 95%, 0,64-0,88; P < 0,001).
In conclusione, il trattamento con rosuvastatina alla dose di 10 mg al giorno ha determinato un rischio significativamente più basso di eventi cardiovascolari rispetto al placebo in una popolazione a rischio intermedio, etnicamente variegata e senza malattia cardiovascolare.

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