Residenze Sanitarie Assistenziali – Stato dell’arte

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Le RSA, Residenze Sanitarie Assistenziali, sono state al centro dell’attenzione pubblica allo scoppio della pandemia da COVID-19, nei primi mesi del 2020: l’emergenza sanitaria ha infatti colpito duramente queste strutture per lunga degenza che ospitano, anche a tempo indeterminato, anziani o persone non autosufficienti o con gravi malattie neurologiche.

Sono quindi istituti di ricovero pubblici o privati, non ospedalieri ma a carattere sanitario, destinati a pazienti che non possono essere assistiti a domicilio e che hanno bisogno di cure e assistenza continue a cause delle loro patologie o per insufficiente autonomia (morbo di Alzheimer, demenza senile, ecc.).

Tipologie di RSA

Esistono 4 tipologie di residenze sanitarie assistenziali, classificate in base al livello di ricovero e ai trattamenti richiesti per i pazienti.

1. RSA Intensive

Ospitano pazienti con gravi patologie o condizioni sanitarie che necessitano di assistenza continuativa (persone in coma prolungato o in stato vegetativo, persone che necessitano di nutrizione enterale/parenterale protratta o ventilazione meccanica assistita, ecc.).

In generale sono per pazienti con gravissima disabilità o instabilità clinica, per cui sono richieste 24 ore su 24 presenza medica e infermieristica.

2. RSA Estensive

Sono rivolte a persone anziane o non autosufficienti, ma che richiedono un’elevata assistenza sanitaria. La permanenza in genere non è superiore ai 60 giorni.

Questo tipo di RSA prevede trattamenti medici e cure infermieristiche (lesioni da decubito profonde, recupero funzionale, terapie endovenose, ecc.) volti al rientro al proprio domicilio o a una RSA di mantenimento.

3. RSA Estensive per disturbi cognitivo comportamentali gravi

Le RSA Estensive DCCG sono destinate a pazienti con demenza grave caratterizzata da disturbi del comportamento e/o dell’affettività, per cui sono previsti trattamenti di riorientamento (stimolazione cognitiva e incontri con la famiglia) e tutela personale in ambiente protetto.

Ospitano prevalentemente pazienti con Alzheimer o con disturbi cognitivo-comportamentali gravi. La permanenza in genere non è superiore ai 60 giorni.

4. RSA di Mantenimento

In base al livello di intensità assistenziale richiesta per il paziente si suddividono in:

  1. RSA di Mantenimento Alto – “A”: la tutela sanitaria prevede cure mediche e infermieristiche quotidiane, recupero funzionale, somministrazione di terapie endovenose, nutrizione artificiale parziale o transitoria, dialisi, cure per lesioni da decubito, ecc.
  2. RSA di Mantenimento Basso – “B”: cure di lungoassistenza e/o mantenimento, anche riabilitativo, ma con bassa o media necessità di tutela sanitaria.

Le RSA di Mantenimento sono residenze destinate a persone anziane o non autosufficienti, che non possono più risiedere nel proprio domicilio e vanno quindi ospitate in via definitiva in una struttura assistenziale.

Quali servizi offrono le RSA?

La normativa vigente prevede una serie di servizi per le Residenze Sanitarie Assistenziali:

Ospitalità con atmosfera domestica: le strutture ospitanti devono avvicinarsi il più possibile a una residenza privata per migliorare il comfort dei pazienti e allo stesso tempo garantire loro riservatezza e socializzazione con gli altri ospiti della struttura.

Sebbene si trovino in un istituto paramedico, i pazienti devono riscontrarvi la tranquillità, la sicurezza e i servizi del proprio domicilio, che permettano loro di condurre uno stile di vita simile a quello pre-ricovero.

Continua assistenza medica e infermieristica per garantire ai pazienti qualsiasi intervento o trattamento richiesti dalle proprie malattie croniche.

Assistenza individuale per migliorare l’autonomia e il benessere di ogni paziente.

Stato delle RSA in Italia

In Italia, secondo la banca dati realizzata dal Garante nazionale per la geolocalizzazione delle strutture sociosanitarie assistenziali, sono presenti 4.629 RSA, suddivise in:

  • 2.651 al Nord
  • 668 al Centro
  • 493 al Sud
  • 817 nelle Isole

RSA e COVID-19

Photo by K. Mitch Hodge on Unsplash

A partire dal 24 marzo 2020 L’Istituto Superiore di Sanità, insieme al Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, ha dato il via a un’indagine sul contagio da COVID-19 nelle RSA.

L’obiettivo dell’indagine è monitorare la situazione dei contagi all’interno delle strutture per creare interventi di prevenzione e controllo delle infezioni.

L’indagine si fonda su un questionario di 29 domande inviato a 3.417 strutture censite nella mappa on line dei servizi per le demenze realizzata dall’Osservatorio demenze dell’ISS per ottenere dati su casi confermati e/o sospetti di infezione da SARS-CoV-2.

Hanno partecipato all’indagine 1.356 RSA, al cui interno sono deceduti per qualsiasi causa – dal 1° febbraio 2020 al momento in cui è stato completato il questionario (dal 25 marzo al 5 maggio 2020) – 9.154 residenti.

Di questi pazienti soltanto il 7,4% aveva il COVID-19, mentre il 33,8% aveva sintomi simil-influenzali. L’incidenza cumulativa è rispettivamente di 0,7 e 3,1.

Censimento delle RSA in Italia

Il 19 maggio scorso è stato sottoscritto dal Ministero della Salute un Protocollo d’intesa, della durata di 3 anni, con il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri per eseguire una mappatura, a livello comunale, delle RSA e strutture simili (case di riposo, case alloggio, case famiglia) presenti sul territorio italiano.

La ricognizione prevede di registrare il numero totale delle residenze socio-assistenziali, la loro capacità ricettiva, l’organizzazione e qualsiasi altro dato di interesse all’intervento.

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