Rubrica: Il COVID-19 come sfida complessa

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Nota dell’Editore

Sin dal suo principio il progetto .cuore è andato fuori tema. È un fatto.
Se fossimo ancora a scuola questo sarebbe il giudizio, non particolarmente gratificante, che l’insegnante avrebbe affibbiato al nostro compito… In condizioni standard andare fuori tema non dovrebbe essere un obiettivo da perseguire per un progetto editoriale… Figuriamoci: se una rivista di automobili parlasse di barche a vela farebbe forse felice qualche appassionato lettore, ma ben presto si ritroverebbe senza base…

Nel nostro caso, come il sottotitolo della rivista riporta molto fedelmente, .cuore avrebbe dovuto trattare esclusivamente di malattie cardiovascolari, aggiornamenti ed approfondimenti. Eppure, sin dall’inizio -lo dicevamo- abbiamo sentito la spinta di dover parlare anche di qualcos’altro.
Gli anglosassoni parlano di “elefante nella stanza” per indicare una presenza ingombrante cui non si può fare a meno di notare, e nel nostro caso la presenza ingombrante che ci ha avvolto, tutti -medici e laici- si chiama pandemia da Covid-19.
Sin dal mese di marzo, quando .cuore ancora non esisteva, SISMED si è impegnata nel formare un gruppo di lavoro sul Sars-CoV-2, contribuendo nel corso dei mesi a fornire informazioni e dati ai suoi associati e, non con un piccolo senso di orgoglio, contribuendo a modificare alcuni regolamenti incardinati nella clinica medica quotidiana.
Riteniamo che trattare di Covid-19 sia un dovere morale per una Società Medica, e che debba farlo trattando l’argomento nella sua interezza. Per questo abbiamo scritto articoli che parlavano di Covid-19 e malattie cardiovascolari, di Covid-19 e diabete, di vaccinazioni e di immunità di gregge, e per questo vogliamo trattare, approfonditamente, di Covid-19 e psiche.
A partire dal mese di gennaio, la rivista online .cuore dedicherà -con cadenza quindicinale- una rubrica sull’approfondimento di tematiche venute a galla durante il periodo pandemico e che hanno coinvolto molti dei cambiamenti che la nostra società sta vivendo.

Questo spazio fuori tema sarà tratto dall’ebook Nuovo Coronavirus e Resilienza – Strategie contro un nemico invisibile”, opera curata dal Prof. Luciano Peirone (che ringraziamo per la gentile concessione) a cui hanno partecipato molti altri autori ed esperti dei vari ambiti trattati.

Il Prof. Luciano Peirone è psicologo psicoterapeuta; già professore a contratto presso l’Università degli Studi D’Annunzio e l’Università degli Studi di Brescia, è membro del gruppo di lavoro dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte “Terrorismo, radicalizzazione, violenza estremistica”e del gruppo “Psicologi per i Popoli” Piemonte.
Riveste molti incarichi editoriali per riviste di settore ed è membro di diverse associazioni scientifiche italiane ed internazionali. Maggiori informazioni sono visualizzabili sul suo
sito internet

Crediamo che questo libro possa formare una panoramica complessa ed approfondita riguardo tutti cambiamenti che questa crisi porterà, analizzandoli sotto molteplici aspetti.


Il COVID-19 come sfida complessa

Prof. Mario Fulcheri*
passaggio tratto dal capitolo “Complessità e pandemia: la dimensione psicologico-clinica”

Già in precedenza l’AIDS, così come altre patologie virali, così come pure il terrorismo, in quanto connesse alla invisibilità e alla imprevedibilità dei “diffusori”, hanno comportato la necessità di strategie ed azioni complesse, attraverso approcci multidisciplinari, multidimensionalità anche culturale e sociale e nuovi campi esperienziali. La diversità d’impatto, la crescita esponenziale, la differenza di capacità, risorse e competenze tra le varie comunità e istituzioni hanno comportato, nell’emergenza, reazioni politiche e comunitarie caratterizzate quasi sempre da risposte frettolose e senza opportuna riflessione, da comportamenti agiti, dove sono prevalse le componenti emotive (paura, ansia, angoscia, rabbia) con parallelo sgretolamento della “cultura dei diritti”. Il virus “come invisibile diffusore di sofferenza, dolore e morte”, l’epidemia “come divisione”, come sospettosità, paranoia ed esaurimento emotivo contagianti, con conseguente clima comunitario, a sua volta amplificatore di angosce, di inquietudine e anaffettività difensiva. Si segnala, al riguardo, l’improprio utilizzo del termine “distanza sociale” piuttosto che “distanza fisica”: in questo caso non si tiene conto della differenza tra distanza (che presuppone varie modulazioni) e il termine distacco (si può essere fisicamente vicini ma distaccati emotivamente, così come mantenere una compartecipazione emotiva-affettiva anche se si è maggiormente distanziati fisicamente).

Pandemia e “ambiguità”

Inoltre risulta da segnalare l’incremento di ambiguità, sia sul piano cognitivo, sia su quello emotivo-affettivo: tra le più significative quella inerente il non superamento dell’antinomia insita tra “onnipotenza”, da un lato, e “impotenza”, dall’altro, così come rilevanti messaggi contradditori legati all’“approccio nomotetico”, utilizzato a livello politico-istituzionale, contrapposto alle “esigenze idiografiche”, connesse alle pratiche sanitarie. Tra le ambiguità più ricorrenti si segnalano ancora le conflittualità tra speranza, da un lato, e rassegnazione, dall’altro, tra etica delle competenze e tendenze magico-superstiziose, cioè tra l’utilizzo dei dati numerici della scienza o la loro trasformazione in scienza basata sui dati.

Va inoltre sottolineata la contrapposizione tra diritto alla salute, da un lato, e disponibilità economiche, dall’altro, con ricorso a vecchi e pregiudiziali proverbi tipo “mors tua vita mea”, “homo homini lupus”, tra la cinica immunità di gregge (che dà per scontato il sacrificio dei più deboli e vulnerabili) e una “solidarietà comunitaria” che non discrimina, ma privilegia scelte che escludono sacrifici consapevoli da parte della comunità stessa. A questo proposito merita attenzione un rinnovato rispolvero dell’“ageismo”, come tendenza politico-istituzionale (vedi le Residenze Sanitarie per Anziani e le improvvide relative disastrose scelte sanitarie), per fortuna disatteso e smentito dal comportamento di tipo precauzionale e protettivo applicato nei vari contesti familiari; in realtà, citando Roberto Benigni nella sua dissertazione sui Dieci Comandamenti, la maggioranza della popolazione italiana, soprattutto adolescenziale e giovanile, ha attivamente cercato di proteggere e salvaguardare anche la componente anziana, rendendo “pragmatico” un ulteriore undicesimo comandamento: “Onora il nonno e la nonna”. Sempre a questo riguardo va peraltro segnalata la penosa e angosciante responsabilità affidata agli operatori sanitari quando, per carenza di risorse, hanno dovuto decidere chi fosse meglio curare, come in una simbolica “Arca di Noè”, dove a loro spettava stabilire chi potesse salire e chi no.

Sfida e non guerra – Il proliferare dei suffismi “-ismi”

Un’ulteriore considerazione riflessiva mi è sorta spontaneamente nell’osservare l’utilizzo sempre più esteso di “pseudo dottrine”, “pseudo movimenti”, a cui viene spesso arbitrariamente attribuito il suffisso “-ismo”, con la parallela pretesa di così definirne “presunte peculiarità” e pretestuosa finalità di costituirne una tendenza collettiva: populismo, sovranismo, fanatismo, giovanilismo (il contrario del sopracitato ageismo), come pericolose appartenenze ideologiche, in grado di sgretolare la faticosa conquista dei diritti umani nel loro equilibrato rapporto con i doveri.

In questo contesto anche il ricorso alla similitudine con la guerra per significare la lotta scientifica contro le malattie, mi pare meriti qualche valutazione critica.

I principi etici connessi alle guerre, infatti, privilegiano l’uso della forza, della conquista da parte del più forte sul più debole, dell’obbedienza acritica, dell’odio verso ciò che diventa un “nemico”. Anche la definizione di “eroismo” nei confronti dei medici e degli operatori sanitari appare non pertinente, sia perché trasforma, attraverso una “compiacente” e narcisistica idealizzazione, le persone in “missionari con velleità salvifiche” e sia perché, spesso o quasi sempre, non si traduce in riconoscimenti economici e di fornitura di risorse adeguate per svolgere il delicato compito lavorativo a loro affidato, anzi esasperando le conflittualità con ulteriori effetti favorenti il burnout.

Ulteriore rilievo merita anche l’attuale “infodemia”, intesa come sovrabbondanza di informazioni (poche adeguatamente accurate, la maggioranza per nulla), così come la enorme massa di notizie contradditorie, spesso false e purtroppo molto “contagiose”; ciò favorisce la suddivisione dei cittadini in categorie caratterizzate o da massimalismo (numero di ma- lati e di morti come priorità assoluta e quindi con richiesta di provvedimenti di isolamento drastici), piuttosto che da minimalismo (soprattutto inaccettabile la perdita economica o della libertà individuale per cui tendenza all’immunità di gregge) o di fatalismo (il rischio fa parte della vita, inevitabile e quindi non controllabile e quindi ci si affida al caso o alla fortuna) oltreché all’individualismo (se stessi al di sopra degli altri, ognuno per la sua strada, la collettività non esiste).

E per finire una pillola di ottimismo

Se il COVID-19 ha certamente cambiato a livello mondiale le nostre vite, la capacità di resilienza dimostrata, l’altruismo e la solidarietà che hanno caratterizzato le relazioni tra le persone, la consapevolezza e l’accettazione, sì della nostra vulnerabilità, ma anche della nostra forza, e che il coraggio esiste solo se c’è la paura (evitando quindi la temerarietà), ci consentono di affrontare il futuro con ottimismo; al riguardo mi piace citare l’aforisma di Martin Luther King: “Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno!”. Dunque il coraggio (arma del cuore) può annientare e atterrire la paura e noi guardare al futuro nostro e dei nostri giovani con fiducia e speranza.


Mario Fulcheri
Medico-Psichiatra-Psicoterapeuta e Analista Adleriano. Professore Ordinario f.r. di Psicologia Clinica e Presidente Emerito del Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e della Salute dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara. Past-coordinatore Comitato Esecutivo Sezione di Psicologia Clinica e Dinamica AIP (Associazione Italiana di Psicologia). Vicepresidente della Società Italiana di Psicoterapia Medica. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche.

Luciano Peirone è Psicologo Psicoterapeuta, già Professore a Contratto alle Università di Chieti-Pescara e Brescia. Appare, quale autore o membro del comitato editoriale, in trenta riviste specialistiche. Ha firmato (da solo o in collaborazione) più di venti libri fra i quali Il sole della sera; Anoressia rabbiosa; Vivere e valorizzare il tempo; Il Training Autogeno; La vita ai tempi del terrorismo nonché più di quattrocento fra articoli/capitoli/note di tipo scientifico e scritti divulgativi.

Copyright © 2020 Anthropos (Salute-Cultura-Psicologia / Health-Cultu- re-Psychology). Realizzata nello spirito del volontariato e della filantropia, l’opera, considerando la sua natura scientifica e al fine di massimizzarne la libera disseminazione, risulta di natura non commerciale, per cui no profit (per il curatore, i collaboratori, l’editore) nonché open access.

Attenzione: Questo articolo fa parte della raccolta a tema Covid-19 curata dalla SISMED.
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