Il ruolo rinnovato (e fondamentale) delle Società Scientifiche nella prevenzione delle malattie cardiovascolari

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Gabriele Catena

A cura di Gabriele Catena, Presidente Nazionale di SISMED (Società Italiana Scienze Mediche)

Durante la pandemia, superato il primo impatto nei confronti di qualcosa di assolutamente nuovo e non previsto, si è immediatamente delineato il quadro di quello che poteva essere il contributo delle Società medico scientifiche: offrire ai medici un supporto operativo rispetto alle indicazioni diagnostiche ed ai protocolli clinici immediatamente disponibili e validati.

È opinione comune che questa tragedia dovrà cambiare i paradigmi fino ad oggi conosciuti e che niente potrà (o dovrà) essere più come prima.

Credo che tali opinioni siano in gran parte vere e che -soprattutto in ambito scientifico- si dovranno rivedere metodi e concetti, in particolare per quanto riguarda l’approccio della medicina territoriale. 

In relazione alle attività delle società scientifiche, uno degli insegnamenti fondamentali che emergono dalla pandemia è quello di rinnovare la formazione –con l’utilizzo della formazione a distanza– ma anche creare delle reti territoriali di telemedicina e favorire l’aggregazione di più esperienze (multidisciplinarietà). Saranno verosimilmente queste le sfide dei prossimi anni nell’ambito delle Società scientifiche, il cui ruolo uscirà rinforzato, in particolare come gestore della corretta formazione per i medici e informazione per i cittadini.

I documenti redatti dalle diverse Società scientifiche relativamente all’utilizzo dei farmaci ACE-inibitori o dei sartani durante la pandemia di COVID-19, hanno costituito un messaggio autorevole ed importante per i medici prescrittori e per i pazienti, spesso confusi di fronte a notizie fuorvianti talvolta riportate con eccessiva leggerezza dagli organi di informazione.

Le Società medico scientifiche hanno dimostrato di poter assumere un ruolo molto importante nella gestione degli aspetti legati all’organizzazione ed all’approccio clinico-terapeutico nel corso dell’andamento della pandemia stessa.

In questo ambito, la SISMED ha prodotto protocolli terapeutici con lo scopo di fornire, soprattutto ai medici territoriali nella fase iniziale della pandemia, le indicazioni per un più corretto approccio domiciliare al paziente Covid-19.

La pandemia è (e sarà) un evento epocale che dovrà segnare una linea di confine sull’organizzazione del SSN, perché ha fatto emergere una serie disfunzioni  –soprattutto in fatto di organizzazione territoriale– che finora erano rimaste nascoste o che erano da sempre state sottovalutate.

Un ponte tra “le medicine”

Il ruolo futuro delle Società scientifiche, in particolare quelle –come SISMED– a vocazione territoriale e interdisciplinare dovrà essere anche quello di non lasciare più che i problemi restino “sotto il tappeto” e divenire parte attiva e stimolo per gli organi regolatori in funzione di una sempre maggiore attenzione alle problematiche delle patologie croniche, tra cui le malattie cardiovascolari occupano un ruolo di primo piano.

In letteratura e tra le Società Scientifiche, vi è unanime consenso sull’urgenza di migliorare la pratica professionale ed avvicinarla alle evidenze ed ai contenuti di linee guida e documenti di riferimento.

L’ottimizzazione degli interventi preventivi deve essere realizzata e, soprattutto, sostenuta nel lungo periodo, e deve essere integrata in un progetto globale di salute.

I pazienti ad alto rischio sono, infatti, spesso seguiti da più medici, MMG, internisti, cardiologi, diabetologi, nefrologi, riabilitatori, (la lista è lunga) ed il coordinamento tra queste figure professionali è fondamentale per ottenere i migliori risultati ed utilizzare in modo razionale le risorse disponibili.

Proprio per garantire la massima condivisione degli obiettivi e l’omogeneità dei percorsi di prevenzione, la SISMED si pone al centro di un progetto formativo che vede coinvolte tutte le figure professionali interessate all’assistenza sanitaria di questa categoria di pazienti.

Appare prioritario fornire alla Medicina Generale italiana uno strumento pratico per affrontare globalmente la gestione della prevenzione CV nei soggetti ad alto rischio e, contemporaneamente, per porre le basi di una collaborazione più razionale ed efficace con gli specialisti ospedalieri e territoriali.

Un confronto con gli Enti

Poter essere di stimolo agli enti regolatori affinché possano rendere disponibili e prescrivibili (attraverso il rimborso del SSN) nei tempi più rapidi possibile farmaci o molecole necessari per il trattamento di patologie gravi e spesso ad esito fatale come, è un aspetto che le Società scientifiche dovrebbero porre tra i propri obiettivi principali.

Non possiamo dimenticare che i danni della pandemia hanno colpito in maniera più marcata proprio a causa delle riduzioni di budget e dei così detti “tagli” nel settore della sanità pubblica.

Non appare più giustificato ritardare nel nostro Paese la prescrivibilità e la rimborsabilità di alcuni farmaci salva vita esclusivamente per questioni di mero risparmio di natura ragionieristica.

In questo senso faccio riferimento all’impossibilità di utilizzo del Dapagliflozin da parte dei cardiologi italiani, nonostante esso sia stato già approvato negli Stati Uniti per il trattamento dei pazienti affetti da scompenso cardiaco a ridotta frazione di eiezione (HFrEF) e per il quale l’EMA ha già dato indicazioni per lo scompenso cardiaco. Discorso simile può essere fatto per la prescrivibilità dell’associazione Sacubitril+Valsartan per il trattamento dell’insufficienza cardiaca.

Concludo questa serie di esempi riportando un grave ritardo nella commercializzazione dell’acido bempedoico, per il quale sia la FDA negli USA che l’EMA in Europa hanno approvato da alcuni anni la commercializzazione. Nonostante i dati di letteratura -e le pressioni delle società scientifiche- i medici ed i pazienti italiani non hanno ancora a disposizione tale molecola.

Ecco quindi che il ruolo delle società scientifiche diventa determinante nell’interscambio di opinioni con gli Enti regolatori; mi riferisco ad esempio alla nota con cui AIFA ha recentemente ridotto i limiti di prescrivibilità dei farmaci PCSK9 antagonisti su istanza congiunta delle due principali Società scientifiche cardiologiche nazionali, ANMCO e SIC. Si tratta questo di un risultato molto importante per l’attività delle Società scientifiche che riconferma come la collaborazione tra il mondo associativo legato alla medicina e gli Enti pubblici che operano a livello nazionale non possa che innescare un irrinunciabile “circolo virtuoso” nell’interesse di tutti.

Ma quale sarà il costo in termini di sofferenze, di vite umane e di futuri ricoveri ospedalieri per lo sviluppo delle patologie legate alla malattia aterosclerotica, che dovremo sostenere nei prossimi anni a causa di questi “ragionieristici” risparmi?

Conclusioni

Questi soltanto alcuni esempi di quello che dovrà essere il ruolo delle società scientifiche nel futuro (ci auguriamo prossimo) post pandemia.

Le nostre Società Scientifiche hanno il dovere di riaffermare il ruolo della Scienza e lo devono fare nei momenti di crisi emergenziale ma anche nelle situazioni di ordinarietà. Questo è il contributo che le Società Scientifiche possono offrire alla popolazione ed alla tranquillità dei professionisti sanitari. La pandemia ha ridotto le prestazioni ai pazienti cardiovascolari e fatto aumentare la mortalità in questa popolazione, appare necessario individuare nel territorio lo snodo cruciale per migliorare la presa in carico dei pazienti nel prossimo futuro. Bisogna investire nella sanità e non praticare la regola del risparmio a tutti i costi; bisogna investire nel territorio e nella possibilità di prevenzione attraverso una diffusione della diagnostica ed attraverso la possibilità di utilizzo di tutte le risorse disponibili in ambito farmacologico. Questa è la scommessa che ci auguriamo di poter vincere in un prossimo futuro.

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