a table spoon of salt

Sale, pressione arteriosa e rischio cardiovascolare

Analizziamo i recenti sviluppi

Un processo di revisione che potremmo definire strutturale, di cui non tutta la comunità medica è forse ben informata, sta interessando le nostre conoscenze sulla relazione tra il consumo alimentare di sale (e quindi di sodio), le modificazioni della pressione arteriosa ed il rischio di eventi cardio- e cerebro-vascolari.

Un recente documento ha infatti concluso che le indicazioni a una restrizione dell’apporto alimentare di sodio non sono supportate dalle più recenti evidenze e devono pertanto essere riviste

Un recente documento, sottoscritto da esperti internazionali di rango (1), ha infatti concluso che le indicazioni a una restrizione dell’apporto alimentare di sodio, attualmente presenti nella maggior parte delle linee guida nazionali ed internazionali (che suggeriscono limiti giornalieri di assunzione, per il sodio stesso, in genere compresi tra 1,6 e 2,4 g) non sono supportate dalle più recenti evidenze desunte dalla letteratura epidemiologica, e devono pertanto essere riviste. Gli autori sostengono, nello specifico, che laddove i consumi medi di sale di una popolazione siano inferiori a 5 g di sodio al giorno (equivalenti, in prima approssimazione, a 12,5 g di sale) non esistano infatti indicazioni di sufficiente solidità scientifica per suggerire di ridurne l’apporto; tale indicazione emerge solamente quando i consumi eccedono questo limite. 

Questa posizione è basata sui risultati di alcuni studi di epidemiologia osservazionale (2) che non hanno rilevato una chiara correlazione tra il consumo di sodio alimentare ed il rischio di eventi cardio cerebrovascolari o la mortalità per qualunque causa: osservando invece una relazione a U o a J tra questi due parametri, suggestiva di un aumento del rischio quando l’apporto alimentare di sodio scenda al di sotto di 3-4 g. Alcuni di questi dati, raccolti nello studio PURE (3), hanno suscitato perplessità di natura metodologica, connessi alla tecnica di stima dell’escrezione urinaria di sodio nelle 24 ore, che sono state solo in parte chiarite degli autori dello studio stesso: risultati non dissimili sono stati tuttavia ottenuti anche in studi condotti con metodologie differenti, e più rigorose, tra cui uno condotto in Italia in una popolazione anziana studiata nell’ambito del progetto In-Chianti (4).

Dura Lex sed Lex - Accesso riservato

Questa pagina è visualizzabile solo da personale medico…. La norma prescrive che vi sia un filtro per le pagine contenenti dati su cure, indicazioni terapeutiche o contenuti simili. Iscriviti gratuitamente oppure, se già iscritto effettua il log in per leggere il resto del contenuto.

Questo sito utilizza cookies di profilazione. Continuando nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookies esclusivamente per finalità statistiche. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi