Trattamenti sanitari, cure e prevenzione nelle carceri

Come avviene di frequente, il tema della gestione delle carceri e dei detenuti viene purtroppo affrontato dall’opinione pubblica solo quando alcuni avvenimenti particolarmente importanti accendono l’interesse dei media. Ne è un esempio il caso degli accadimenti successi all’indomani dello scoppio della pandemia di covid-19; più recentemente se n’è tornato a parlare per via dei problemi strutturali che affliggono il carcere di Torino, in particolar modo relativamente al problema della sezione psichiatrica della casa circondariale.

Abbiamo perciò deciso di dedicare questo articolo alla trattazione del tema della salute nelle carceri cercando, almeno provando, a delineare quella che è la giurisdizione di riferimento.

Cosa prevede il Servizio Sanitario Nazionale per i detenuti nelle carceri italiane?

L’art. 1 del decreto legislativo del 22 giugno 1999, n. 230 – Diritto alla salute dei detenuti e degli internati – stabilisce che “i detenuti e gli internati, al pari dei cittadini in stato di libertà, hanno diritto alla erogazione delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione previste nei livelli essenziali e uniformi di assistenza individuati nel piano sanitario nazionale, nei piani sanitari regionali e in quelli locali”.

La stessa Costituzione sancisce, per tutti i cittadini, il “diritto alla salute”.

Il diritto alla salute nella Costituzione italiana

L’Articolo 32 – nella Parte I, “Diritti e doveri dei cittadini”, al Titolo II, “Rapporti etico-sociali” – recita al primo comma: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Non si parla quindi di limitazioni ai detenuti. Il diritto alla salute è un diritto di ogni individuo in Italia.

È da sottolineare come il diritto alla salute del singolo sia anche l’interesse della collettività, principio che si pone ancor più valido in questo periodo caratterizzato dalla pandemia da Covid-19.

Tuttavia l’articolo costituzionale è generico e non fa un preciso riferimento alle carceri, pur non lasciando presupporre che tale “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” possa avere dei limiti se l’individuo sia detenuto in carcere.

Assistenza sanitaria nelle carceri per i detenuti

Tornando al su accennato decreto legislativo del 22 giugno 1999, l’articolo 2 parla esplicitamente del SSN e di ciò che deve assicurare ai detenuti:

  • Le prestazioni mediche per detenuti e internati sono analoghe a quelle garantite per i cittadini in stato di libertà.
  • Il detenuto deve avere ogni informazione riguardante il proprio stato di salute durante la sua detenzione e nel momento in cui è rimesso in libertà.
  • Il carcere deve assicurare ai detenuti “prevenzione, cura e sostegno del disagio psichico e sociale”.
  • Per le detenute deve essere garantita l’assistenza sanitaria sia nel periodo della gravidanza sia durante la maternità, oltre a un potenziamento dei consultori e di altri mezzi di informazione.

Occorre soffermarsi su quest’ultimo punto, perché nel caso in cui le detenute dovessero avere un figlio in carcere, durante i primi anni dell’infanzia i bambini convivrebbero con le madri negli istituti penitenziari.

A questo proposito il SSN garantisce assistenza pediatrica e servizi di puericultura, seguendo i bambini nella crescita e nello sviluppo della personalità sulla base dell’ambiente sociale in cui vivono in quel periodo. Resta comunque il grande problema dell’incompatibilità psico-sociologica che consegue alla gestione di un figlio in carcere.

Recentemente, molte associazioni ed osservatori sui diritti umani hanno cominciato a offrire informazione sul tema. Vi è peraltro l’interrogativo morale, ossia se gli sbagli di una madre debbano ricadere sul figlio sin dalla nascita.

Il diritto alla salute per i detenuti nel decreto legislativo del 2018

Un altro punto importante del decreto legislativo è il comma 6, che prevede l’esenzione dei costi per le prestazioni sanitarie ricevute dai detenuti.

Un decreto legge più recente, del 2 ottobre 2018 n. 123 (Riforma dell’ordinamento penitenziario) stabilisce un potenziamento dell’assistenza sanitaria all’interno delle carceri, volto a garantire ai detenuti immediate prestazioni mediche e continuità dei trattamenti sanitari previsti.

L’articolo 1, infatti, riguarda le “Modifiche alle norme sull’ordinamento penitenziario in tema di assistenza sanitaria”. Il decreto prevede inoltre che un giudice possa decidere il trasferimento di un detenuto in strutture sanitarie esterne – qualora il servizio sanitario dell’istituto carcerario non sia in grado di espletarle – o anche di richiedere le prestazioni di medici esterni.

SSN e Ministero della giustizia

Occorre fare una precisazione. Nel 1999, con il decreto legislativo 22 giugno 1999 n. 230, ci fu il passaggio della medicina penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale, affinché ogni detenuto, come ribadito nel presente articolo, potesse ricevere assistenza sanitaria (cure, prevenzione, diagnosi, riabilitazione) pari a qualsiasi libero cittadino.

Già prima, con l’articolo 5 della legge 419/1998, avvenne il trasferimento delle funzioni sanitarie e di tutto ciò che riguardava la sanità penitenziaria dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, l’equiparazione della tutela del diritto alla salute dei detenuti con quella dei cittadini liberi resta di competenza del Ministero della Giustizia, poiché possono verificarsi particolari esigenze di sicurezza che il SSN non può risolvere.

Cosa migliorare

Come accennato in un paragrafo precedente, il tema della gestione sanitaria delle detenute madri è stato recentemente dibattuto e sta meritando alcuni approfondimenti da parte dei media nazionali. Tale attenzione ha fatto sì che il numero dei bambini in carcere scendesse nel corso degli anni: dai 78 bambini nel 2008 sono oggi 28 i piccoli che vivono in una casa circondariale.

Il tema del sovraffollamento

Senza dubbio le recenti modifiche in tema di medicina penitenziaria hanno migliorato la condizione sanitaria dei detenuti. I due problemi principali ancora oggi presenti in carcere (escludendo il tema della tossicodipendenza) sono però strettamente legati tra loro; ci riferiamo al problema del sovraffollamento e del disagio mentale tra i detenuti.

Come riporta l’associazione Antigone, i detenuti presenti nelle carceri italiane sono oggi circa 65000 a fronte di una capienza di circa 22000 posti inferiore, ossia circa 43000 posti dichiarati.

Tale sovraffollamento crea diversi problemi di gestione ordinaria sociale. Inoltre, diventa molto facile poter amplificare le cosiddette malattie da contatto (pensiamo ad esempio al problema che il covid-19 pone in un ambiente comunitario) e quelle psichiatriche.

Infine, vi è da tenere in considerazione la tematica derivante dall’età avanzata di alcuni detenuti e delle cure da garantire loro (ci riferiamo alle patologie cardiovascolari o metaboliche), oltre che alla gestione dei detenuti tossicodipendenti ed all’obiettivo di poter offrire loro una speranza di disintossicazione attraverso percorsi riabilitativi sanitari e psicologici.

In conclusione

Ci rendiamo conto di aver soltanto accennato ad un tema molto complesso che merita un approfondimento di diverso spessore. Nei link riportati durante il corso dell’articolo vi sono alcuni riferimenti ad associazioni ed osservatori attivi nel dare voce ai diritti dei detenuti che possono essere utili per poter entrare maggiormente nel merito.

Abbiamo deciso di riferire le criticità ancora presenti ma anche i miglioramenti che si sono avuti nel corso degli anni attraverso le varie modifiche di legge: senz’altro il passaggio della medicina penitenziaria all’interno della gestione delle ASL ha migliorato il livello di cure che i detenuti possono ricevere oggi fuori e dentro il carcere.

Restano, naturalmente, alcuni problemi strutturali che potrebbero essere migliorati se venisse previsto un ampliamento dei numeri disponibili per i detenuti; ci riferiamo quindi al tema della creazione di nuove case circondariali. Ma anche al miglioramento ed alla manutenzione degli edifici già presenti.

Temi senz’altro molto complessi e che investono varie aree della gestione del bene pubblico.

Ci fermiamo qui, sperando che questo piccolo accenno al tema possa essere stato utile, se non altro, per gettare una piccola luce su questa comunità all’interno della nostra comunità.

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