Scienza e tecnica del saper invecchiare

Quarto articolo della rubrica che propone una serie di estratti dal libro “Senior – L’arte del saper invecchiare“, di Luciano Peirone ed Elena Gerardi. Qui è possibile leggere tutti gli estratti dal libro
Il libro è disponibile gratuitamente in versione PDF cliccando qui, mentre è possibile visitare il sito internet dedicato al libro a questo indirizzo:  https://www.senior-lartedelsaperinvecchiare.it

Ageing e Seniorship: il tempo, l’arte, la tecnica, il piacere

Ageing: in buona sostanza cosa significa? In particolare: cosa significano “good ageing”? e “successful ageing”? E poi, questi ultimi concetti come si possono convertire in una pratica realtà? Con quale approccio? Con quale metodo?

La copertina del libro

     Vediamo di rispondere in modo complessivo e sintetico.

     Il “fattore tempo” non è irrilevante. Il cosiddetto “invecchiamento/ageing” è un processo, per cui comporta dinamicità e temporalità: è qualcosa che si muove nel passare degli anni. Il life span, in quanto intervallo di vita, è una formale espressione numerica che si riferisce ad una serie di eventi “spalmati” nel tempo. Le esperienze di vita hanno (dovrebbero avere…) a che fare con un apprendimento che si spera e si cerca di attuare,  dovendo essere fecondo e duraturo, per cui esso stesso possiede una temporalità. La continuing education per definizione si svolge lungo lo scorrere del tempo. Il lifelong and lifewide learning si basa su una temporalità di tipo processuale. La terza età (così come la quarta) è un fenomeno di tipo temporale (quantitativamente e qualitativamente).

     Terza età: è il tempo di certe rinunce, ma anche il tempo di possibili nuove acquisizioni. È il tempo al limite “indefinibile” (?) o addirittura “infinito” (?), a seconda della interpretazioni. È in ogni caso un tempo nuovo. Da affrontare diversamente dal solito.

     La terza età è la fase della vita “giusta” per attuare (meglio sarebbe: per completare quanto iniziato già da tempo) il processo di AHA, nel solco di uno specifico lavoro, nell’ottica di una corretta risposta ad una situazione di “crisi”, intesa quest’ultima proprio nel senso di coraggiosa “opportunità” (e non di frustrazione, delusione e stallo). È il tempo del ri-adattamento, del ri-posizionamento del soggetto umano, chiamato a nuovi ruoli e nuove funzioni (e non ad un “azzeramento” di questi e dell’individuo!).

     L’attore sulla scena (il superabile/superato anziano o vecchio) può indossare altri panni, altre “maschere” (per l’appunto, etimologicamente, quella di “persona” che finalmente diventa Persona). Protagonista della propria esistenza, protagonista di se stesso, il Senior (un Soggetto Umano a pieno titolo: come diritti, doveri, abilità e capacità) è oggi posto in grado di “agire”. L’Attore è colui che non solo interpreta una parte, ma anche la “vive”, perché è la “sua” parte, quella che coincide con la propria realizzazione (sia sociale sia individuale).

     Le parole convergono e parzialmente si sovrappongono, si embricano: agire, azione, attore, artista, artefice, artigiano…

     L’AHA è una forma di intervento, una tecnica, un metodo, un modus operandi, una “scienza” (articolata in svariate discipline e sottodiscipline, con prevalenza della psicologia): pertanto l’Invecchiamento Attivo e Salutare si configura a pieno titolo quale “arte” capace di incidere (anche profondamente) su forma mentis, emozioni, comportamenti, relazioni e stato di salute.

     Come si è visto finora, in particolare nel “filosofico volo ad ampio raggio” compiuto nella Parte Seconda di questo libro, l’arte del buon invecchiamento esiste (almeno come potenzialità).

     Ma che cos’è l’“arte”? La domanda è legittima anche perché consente di approfondire alcuni basilari dettagli, soprattutto nel senso di bontà ed efficacia nell’“acquisire (e far maturare!) anni”.

     Il sottotitolo del presente volume (L’arte del saper invecchiare) può sembrare esageratamente ottimista e quindi pretenzioso, ma forse non lo è, proprio in quanto l’espressione “saper invecchiare” focalizza l’attenzione sulla parola “sapere”. Questo concetto permea altri due concetti: quello di “arte” e quello di “tecnica”, i quali, a ben vedere, convergono e si sovrappongono proprio in virtù della “competente abilità”.

     Il buon invecchiamento, in quanto “arte”, è un “fare” supportato dal “sapere”: è quindi un “saper fare” comportante la dimensione tecnica (“cosa e come fare”, “agire con perizia”); comporta inoltre la dimensione estetica (la sensazione, il gusto, il godimento). Il good ageing consiste pertanto in una capacità pratica che si realizza a partire da conoscenza/scienza/cultura e quindi dallo studio, dall’esperienza, dal metodo, dalla competenza e persino dal “piacere” che si sviluppa nel ben operare.

     Ciò si collega all’ageing “fatto ad arte”: l’invecchiare bene e con piacere. Saperlo conseguire piacevolmente. Con poca o nessuna fatica. Con un agire che centra il bersaglio.

Artefici del proprio ageing

Anni ed anni di lavoro e di esperienza di studio, ricerca e intervento da parte di innumerevoli esperti – i cui risultati sono riscontrabili nella letteratura mondiale (di cui in questo libro si fornisce un “assaggio”) – stanno a dimostrare l’efficacia e l’utilità della sigla AHA e della indispensabile funzione di supporto/strumento svolta dalla Cultura nei suoi confronti.

     È ormai incontrovertibile il fatto che l’aggettivo “active” che accompagna il corretto sostantivo inglese “ageing” (migliore del termine italiano “invecchiamento”) ben si coniuga con l’altro aggettivo: “healthy”.

     Lavorando in vista dell’auspicabile e fattibile arricchimento della persona che si può ottenere con i principali tipi di “dinamicità” (attività fisica, attività mentale, attività sociale), diventano possibili, anzi probabili, pure in età “non più verde”, ulteriori positivi “movimenti” e risultati quali:

  • la ricerca (non illusoria e non maniacale) del benessere nella seconda metà della vita;
  • la maggiore importanza posseduta, nel process of ageing, dalla qualità rispetto alla quantità;
  • la ricerca di un “senso della vita”, dinamicamente orientato verso una riscoperta creativa del significato della propria esistenza;
  • la “lotta” (attraverso coping e resilienza) contro il “bad ageing”;
  • il conseguimento del “good ageing” (almeno in una certa misura, in ogni caso garantendo un rendimento quanto meno sufficiente);
  • la vittoria del Positivo Senior, il quale ha così l’opportunità di sconfiggere il sempre potenziale Negativo Senex.

     In conclusione, sempre alla luce di una attenta e approfondita analisi psicologica, la Seniorità e l’AHA vanno intesi quali soggettività, interiorità e persino intimità (con se stessi, con le proprie parti nascoste, con le proprie attivabili risorse: in effetti, questo è il cuore psico-socio-culturale per un efficace “inevitabile passare del tempo cronologico”).

In quanto redattori di questo testo si può dire che, dopo tanti anni di impegno, si sono imparate molte cose: si è fatto molto, si è dato molto, ma si è anche ricevuto molto. I terapeuti-docenti-ricercatori sono cresciuti, invecchiando saggiamente con i loro pazienti, studenti, utenti.

     In particolare si è capito che il doveroso e giusto distacco scientifico-professionale non può venire separato dalla giusta dose di coinvolgimento personale (attuato mediante l’intuizione, l’identificazione con l’Altro, l’empatia).

     Inoltre si è capito che, per diventare reali artefici del proprio attivo e salutare impegno, ognuno (esperto o profano che sia) dovrebbe attenersi a fondamentali regole di vita: occorre sapere cose ben precise, occorre fare cose ben precise, occorre saper fare cose ben precise. In sintesi, i punti principali sono i seguenti.

  • Saper “prevenire”, vedendo, anticipando ed evitando varie forme di disagio e malattia.
  • Saper “prepararsi”, allenandosi prima e a tempo debito, per essere pronti ad ogni evenienza.
  • Saper “educare”, guidando l’apprendimento e la gestione di salute e benessere.
  • Saper “promuovere”, lanciandosi in avanti e facendo crescere progetti positivi.

Bibliografia

  • Bertini, M. (2012). Psicologia della salute. Milano: Raffaello Cortina Editore.
  • Peirone, L., & Gerardi, E. (2012a). La saggezza d’argento. Filosofia di vita e psicologia della salute per una attiva terza età. Torino: Anthropos (Health, Culture & Psychology).
  • Riva, G., Ajmone Marsan, P., & Grassi, C. (Eds.) (2014). Active ageing and healthy living. A human centered approach in research and innovation as source of quality of life. Amsterdam: IOS Press.
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