Cos’è la Sindrome di Angelman: caratteristiche e sintomi di questa malattia genetica

La nascita di un nuovo figlio si accompagna a una serie di preoccupazioni e timori che oggi trovano sempre più supporto nelle varie attività di prevenzione e screening. Bisogna valutare una serie di rischi per scongiurare malattie genetiche gravi, come ad esempio la Sindrome di Angelman.

Poiché al momento non esiste una cura per la condizione, il trattamento della sindrome di Angelman è principalmente sintomatico. La ricerca continua a lavorare nella direzione giusta – trovare una soluzione per queste condizioni – ma al momento possiamo solo approfondire le caratteristiche e i confini di questa sindrome.

Cos’è la Sindrome di Angelman, spiegazione

Il punto di partenza per parlare di questa malattia rara è sempre una buona definizione. La Sindrome di Angelman è una sindrome genetica che si presenta nel momento in cui si registra l’assenza di una porzione del cromosoma 15 (contrassegnata come 15q11-q13).  Prende il nome dal medico britannico Harry Angelman, che per primo descrisse i sintomi nel 1965 Le anomalie che possono interessare questa condizione e portare a problemi sono diverse:

  • Perdita di una sezione 15q11.2-13 del cromosoma 15 della madre.
  • Disomia uniparentale paterna del cromosoma 15.
  • Alterata regolazione dell’espressione dei geni in 15q11.2-q13.
  • Mutazione della copia del gene UBE3A ereditata dalla madre.

Questa malattia genetica colpisce il sistema nervoso e comporta ritardo nello sviluppo mentale, disabilità intellettiva, grave compromissione del linguaggio, problemi di movimento e di equilibrio (atassia). Oggi, come anticipato, non esiste una cura.

Come fare una diagnosi della sindrome

A prescindere dalle osservazioni mediche, solo i test genetici per identificare le mutazioni che causano la sindrome di Angelman possono aiutare a fare una diagnosi definitiva.

Basta un test del DNA fetale per escludere o confermare questa condizione, ma per avere la conferma anche nelle prime fasi di vita del bambino si possono effettuare una serie di controlli elencati dal sito web dedicato angelmansyndromenews.com.

  • Analisi citogenetica
  • Test di metilazione del DNA.
  • Ibridazione in situ fluorescente (FISH).

Se il test di metilazione del DNA è positivo ma il FISH è negativo, probabilmente si procede con una prova di reazione a catena della polimerasi (PCR). Questo passaggio necessita di un campione di sangue dal paziente e da entrambi i genitori biologici.

Cariotipo della Sindrome di Angelman – foto by Depositphotos.com

Quali sono le cause della Sindrome di Angelman?

Il processo che porta a presentare in un bambino la Sindrome di Angelman è complesso. Come suggerisce il sito web della Telethon, non si tratta necessariamente di una condizione ereditaria, anzi: solo in rari casi la Sindrome di Angelman viene ereditata da un genitore portatore di una mutazione genetica.

Nella maggior parte dei casi parliamo di un’alterazione genetica de novo – non presente nel corredo genetico degli individui – che si presenta durante la formazione delle cellule riproduttive. Il processo e le cause vengono descritte in modo approfondito dal National Institute of Health:

“Many of the characteristic features of Angelman syndrome result from the loss of function of a gene called UBE3A. People normally inherit one copy of the UBE3A gene from each parent. Both copies of this gene are turned on (active) in most of the body’s tissues. (…) If the maternal copy of the UBE3A gene is lost because of a chromosomal change or a gene variant (also known as a mutation), a person will have no active copies of the gene in most parts of the brain”.

Diversi aspetti della Sindrome di Angelman dipendono soprattutto dalla perdita delle funzione del gene UBE3A. Di solito si eredita una copia del gene UBE3A da ciascun genitore. Ed entrambe le copie sono attive nella maggior parte dei tessuti del corpo.

Nelle cellule nervose nel cervello e nel midollo spinale è attiva l’eredità della madre. Se la copia materna del gene viene persa, si presentano gli estremi per la sindrome.

Riassumendo, le cause possibili della Sindrome di Angelman sono:

  • Delezione del gene UBE3A: la causa più comune della Sindrome di Angelman è la delezione (rimozione) del gene UBE3A dalla copia materna del cromosoma 15. Questo significa che il bambino ha una copia funzionante del gene UBE3A solo dal padre, mentre la copia materna manca o è inattiva.
  • Mutazione del gene UBE3A: in alcuni casi, invece di essere completamente mancante, la copia materna del gene UBE3A può avere una mutazione che ne impedisce il corretto funzionamento. Questo può portare alla Sindrome di Angelman.
  • Disomia uniparentale: in una piccola percentuale di casi, entrambe le copie del cromosoma 15 provengono dal padre, mentre la copia materna manca completamente. Questo fenomeno è chiamato disomia uniparentale ed è una causa genetica della sindrome.
  • Mutazioni ereditate: in rari casi, la Sindrome di Angelman può essere ereditata da un genitore portatore di una mutazione genetica associata al gene UBE3A. Questi casi sono solitamente di tipo autosomico dominante, il che significa che un solo genitore con una mutazione può trasmettere la sindrome al figlio.

Quali sono i sintomi più evidenti?

Alla nascita i bambini non presentano sintomi che si sviluppano nei primi mesi di vita, di solito dopo il sento. In questa prima fase si registrano disturbi dell’alimentazione, tipo difficoltà a deglutire e nella suzione. Entro i due anni si definiscono altri sintomi:

  • Ritardo mentale.
  • Assenza del linguaggio
  • Microcefalia.
  • Macrostomia.
  • Anomalie del ciclo sonno-veglia.
  • Ipopigmentazione.
  • Deficit dell’attenzione.
  • Ipereccitabilità.
  • Crisi di riso.
  • Bassa statura.
  • Ipoplasia mascellare.

Uno dei sintomi della Sindrome di Angelman – che ha una frequenza che varia da 1/10.000 a 1/20.000 individui – è la microcefalia. Quindi uno sviluppo ridotto della scatola cranica.

Inoltre, prima dei 3 anni di vita si manifestano anche crisi epilettiche. Non tutti i casi presentano gli stessi sintomi, infatti l’Osservatorio delle malattie rare conferma che:

“Gli individui con delezioni del cromosoma 15q11-q13 hanno un quadro clinico più severo e sono più inclini a sviluppare una grave epilessia”.

Spesso la Sindrome di Angelman si manifesta con difficoltà motorie e viene definita la malattia del sorriso perché chi ne soffre ha dismorfismi facciali e crisi di riso. Queste condizioni, con il passare degli anni, tendono a diminuire così come i disturbi del sonno.

Quali sono le cure disponibili?

Non conosciamo ancora terapie per affrontare e risolvere la Sindrome di Angelman. Tutti gli sforzi sono protesi verso la ricerca ma anche per mitigare i sintomi e dare alle persone che soffrono di questa condizione delle aspettative di vita migliori. Nello specifico, gli sforzi si diramano su una serie di aspetti fondamentali per la qualità dell’esistenza:

  • Mitigazione delle crisi epilettiche.
  • Riabilitazione motoria.
  • Stimolo della comunicazione.

L’efficacia delle cure dipende dalla gravità della condizione ma ci sono una serie di attività correlate – logopedia, fisioterapia, terapie comportamentali, controllo oculistico e ortopedico – possono aiutare a raggiungere un’aspettativa di vita in linea con quelle della popolazione nazionale, anche se non si riuscirà a raggiungere la piena autonomia individuale.